Intervista a Rebecca Stott

Rebecca Stott
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Ovvero una splendida donna di mezza età con tre figli che dimostra sì e no trentacinque anni, inglese di Cambridge, con quel bellissimo accento arrotolato e raffinato, sguardo killer e sorriso smagliante. In più è professore di Storia della scienza all’Anglia Ruskin University e lavora per la British Academy, mica fa la modella. Roba da rimanerci secchi, cari lettori!

Quanto è stato ed è importante per te come scrittrice vivere in una città antica, ricca di storia come Cambridge?

Molto importante, è uno dei motivi principali per cui è venuto fuori un romanzo come Il Codice di Newton. A Cambridge ovunque ti giri vedi monumenti o edifici del XII secolo, è un luogo davvero magico. Mi ha dato lo spunto per una storia ambientata nel passato, nella quale ricreare l'atmosfera di una città piena di segreti: lo storico college, i palazzi, i sotterranei allora hanno assunto una veste meno austera ma probabilmente più inquietante...

 

La passione di Isaac Newton per l'alchimia è sconosciuta al grande pubblico. Come mai hai scelto questo argomento e questo personaggio per il tuo romanzo?

Newton giunse a Cambridge nel 1662, aveva poco più di vent'anni e nessuno lo conosceva. Lavorava alle sue teorie in privato, ma nulla nell'ambiente accademico lasciava intuire di che portata fosse il suo genio. Poi all'improvviso, nel 1667, gli assegnano una cattedra. Così, senza preavviso, senza che si fosse distinto particolarmente. Questo mi ha lasciato molto perplessa, e ho iniziato a svolgere ricerche per chiarire la questione. E ho scoperto una storia molto strana. Newton era stato molto fortunato, quell'anno: c'erano molte più cattedre vacanti del normale, e per cause tutt'altro che normali. Due professori erano morti cadendo dalle scale - ubriachi, pare - in pieno giorno; un altro, ubriaco anch'esso, si era addormentato in un campo e si era beccato una polmonite fulminante; un quarto era stato espulso dal College per pazzia. Strano no? E non lo penso solo io evidentemente, perché in un diario di un funzionario comunale del 1667 ho trovato chiaramente espresso il sospetto che dietro a queste morti ci fosse qualcosa di poco chiaro. E se Newton fosse stato coinvolto? Ho investigato ancora più a fondo, e questo mi ha condotto ad argomenti ancora più misteriosi, ad esempio questa storia dell'alchimia. Dovevo capire, per mettere insieme il quadro. Siamo molto ignoranti sull'alchimia, la vediamo come una contraddizione della razionalità, contrapposta alla scienza, come magia: l'interesse di uno scienziato come Newton dimostra il contrario. La mia è stata una ricerca molto interessante, come del resto mi succede con tutte le cose a cavallo tra razionale e irrazionale.

 

Quanta ricerca storica metti nel tuo processo di scrittura?

Tanta. Sono fortunata perché Cambridge ha biblioteche enormi, fornitissime di volumi anche molto rari e antichi. Io come approccio in generale sono una persona che deve sapere, non resisto senza andare a fondo nelle cose. Del resto sarebbe un bel guaio se non fosse così: di mestiere faccio la professoressa universitaria di Letteratura.

 

Sei autrice di molti saggi, e solo da poco hai scoperto la narrativa. Preferisci scrivere fiction o non-fiction? E perché?

Mi piace scrivere entrambi. In fondo poi non sono aspetti dello scrivere così lontani e incompatibili, nel mio romanzo c'è tanta non-fiction, a ben guardare. Comunque, in generale mi piace sperimentare, muovermi sul bordo, al confine tra fiction e non-fiction, tra realtà e invenzione.

 

Cosa ci dici del tuo prossimo libro?

Ho appena finito di scrivere un romanzo ambientato dopo la caduta di Napoleone Bonaparte. E' un crime-novel, una sorta di Ocean Eleven ma ambientato nel passato, con personaggi molto stilish. Come sempre ho preso un plot veloce e complesso quanto basta e ho cercato di rimanerci attaccata fino in fondo. Divertente. Spero lo sarà anche per i lettori! 

 

I libri di Rebecca Stott
 

 

 

 
 
 
 
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