Intervista a Riccardo Falcinelli

Riccardo Falcinelli

Una comune frequentazione della filosofia a fare da substrato alla conversazione. Circondati da libri. Accompagnati dalle note di un concerto non troppo rumoroso. Gli elementi sono stati  sufficienti per fare di quest’intervista un’esperienza cognitiva significativa. Perché le neuroscienze possono insegnare qualcosa agli artisti e ai designer? Cosa significa progettare una copertina o una collana? Che futuro spetta all’e-book? Molte le domande e le possibili risposte, ma prima di tutto la consapevolezza che per fare bene il mestiere di designer bisogna essere bravi artigiani, avere una grande cultura alla spalle e il bisogno costante di nutrire la propria curiosità. La parola a Riccardo Falcinelli, art director di Minimum fax, ma soprattutto artigiano consapevole.

Qual è il tuo approccio alla progettazione? “È nel rapporto con il testo che la figura acquista senso e significato", sono parole tue …
Oggi viviamo nella società dell’immagine. È vero nel senso che non si sono mai prodotte, vedute e commercializzate tante immagini come oggi, però, è anche vero che possiamo interpretare e capire le immagini solo in relazione ad un discorso più ampio di conoscenze, di cultura, di emotività che fa parte del nostro bagaglio. Un’immagine non è automaticamente comunicativa: quando pensiamo (quindi anche quando guardiamo e quando progettiamo) lo facciamo in parte per immagini, ma pensiamo nella lingua alla quale apparteniamo. E questo rapporto con la lingua e con la scrittura, ma in senso più ampio con la cultura, è sempre presente nel dare significato alle immagini.


Non possiamo liberarci dal pensiero, dalle parole, dalla scrittura che interagendo con le immagini danno significati?
C’è un esempio bellissimo di John Berger, in Ways of seeing, un libro degli anni Settanta, in cui l’autore mostra il quadro di Van Gogh con un campo di grano e i corvi che volano, girando pagina c’è scritto “questo è il quadro che Van Gogh ha dipinto prima di suicidarsi”. Una semplice didascalia per farti guardare il quadro sotto un'altra luce.


Dietro l’atto di guardare c’è una mente che conosce secondo determinate regole; inoltre, le emozioni, il come queste ci riguardano e il come riguarderanno gli altri sono un altro aspetto fondamentale su cui poggia il guardare. Dietro i tuoi progetti c'è un sempre un artigiano consapevole che tiene conto di questa complessità: in che modo?
Io sono per una visione profondamente umanistica delle cose: prima ci sono i pensieri, i ragionamenti, la cultura e poi c’è tutto il resto. La progettazione oggi passa per un mezzo molto efficace che è il computer; questo può e deve essere uno strumento che velocizza molti processi. Tuttavia, non si può prescindere dal continuare a progettare, prendere appunti, scarabocchiare, fare le foto ... Il designer dovrebbe oggi essere l’artigiano consapevole che riesce a fare in modo che tutti gli aspetti dalle progettazione vengano tenuti insieme. Oggi, però, molti designer utilizzano quasi esclusivamente il computer, con il risultato che vediamo in giro gli stessi prodotti, gli stessi oggetti, lo stesso stile. È una forzatura parlare di stile, quando sarebbe più onesto parlare di quello che Photoshop di permette di fare. Poi c’è un altro aspetto di cui tenere conto. Oggi vediamo in giro tanto design molto decorativo, ma spesso si tratta di tanti begli effetti che si allontanano da quello di cui si parlando. Invece, è proprio ciò di cui stai parlando che dovrebbe contare.  Purtroppo molti, soprattutto i più giovani, non sono consapevoli e tendono a considerare le immagini per la loro funzione decorativa. Eppure nulla di ciò che ci circonda è neutro, ogni immagine ha un punto di vista politico, economico, sociale.

 
A proposito di computer: Macintosh vs Microsoft, Photoshop vs Illustrator … Come proseguiresti la lista delle grandi dicotomie? Ha per te un senso proseguirla? E da che parte stai?
Ognuno ha il suo linguaggio e quindi troverà il software che gli permette di esprimersi meglio: non c’è una guerra tra software. Per quanto riguarda un confronto fra macchine, invece, il Mac rimane più efficiente. Forse perché all’origine è nato come computer per il design: i software sono stati pensati per quelle macchine e, quindi, le versioni per Mac offrono necessariamente risultati più raffinati.
 

Ad esempio?
Ad esempio, ci sono caratteri, come tutte le font del 500-700, pensate per avere delle legature tra le lettere. La presenza di queste legature associate ad un carattere è solo corretto non solo da un punto di vista filologico, ma lo è anche da un punto di vista cognitivo, si è anche visto infatti che agevolano la lettura. Semplicemente: la versione di InDesign ed XPress per Mac ne tiene conto, la versione per Pc no (segno di come sia una versione adattata per un pubblico meno esigente).

 

Guardare, pensare, progettare: in una parola, design. Come nasce il progetto di una copertina?
Formarsi, ragionare, capire che di che tipo di libro si tratta sono dei passaggi fondamentali. Parlare molto con chi lavora il libro nella casa editrice: il direttore editoriale o l’autore, se è il caso i traduttori, i curatori. Documentarsi. Ad esempio, se è un titolo straniero che viene tradotto è utile vedere come è stato trattato all’estero. Fatto questo si discute qual è il modo migliore per raccontare tutto al lettore in Italia, provando a percorrere diverse strade e discutendole insieme. Solo un approccio critico, di discussione, ti può portare ad una buona copertina, che arrivi ai lettori, aderendo al testo.
 

La copertina e/o la collana che avresti voluto o vorresti progettare?
Non lo dico. Per scaramanzia, potrebbe capitarmi di farla il prossimo anno.


Hai recentemente scritto un libro, Guardare, pensare, progettare. Neuroscienze per il design sul quale non posso fare a meno di chiederti: perché proprio le Neuroscienze come terreno di confronto per il Design, su temi che hanno popolato tutta la riflessione filosofica da Platone in poi?
Intanto perché c’è un entusiasmo per le Neuroscienze, anche se questo rischia di essere acritico e superficiale, dunque, pericoloso. Poi, perché le Neuroscienze stanno tirando fuori delle conoscenze su cosa accade nel nostro cervello quando pensiamo, guardiamo, progettiamo: ora basta solo mettersi intorno ad un tavolo e ragionarci su per i prossimi 200 anni. Intendiamoci, non si tratta della scoperta dell’esistenza del neurone dell’arte, ma si tratta di capire ad esempio, in che modo la presenza e il funzionamento dei neuroni specchio possano incidere su modo in cui percepiamo, pensiamo, progettiamo.


Un’ultima domanda, più frivola. Ebooks: "I hate them. It's like making believe there's another kind of sex. There isn't another kind of sex. There isn't another kind of book! A book is a book is a book." Lo ha detto Maurice Sendak in una splendida intervista sul Guardian . Tu che rapporto hai con l’e-book?
L’e-book è il futuro su questo non ci sono dubbi, ma c’è un grande malinteso. L’ e-book di cui si sta parlando oggi è un business di elettronica, non un business di cultura. Se si guardano bene i dati di Amazon ci si  accorge che sta mistificandoe che i veri numeri del venduto riguardano le vendite dei Kindle e non dei libri: di fatto per un Kindle venduto (che costa circa 100 dollari) si comprano pochi (2,3,4: davvero pochi) libri a un dollaro. A mio avviso, la presenza reale e culturale di un evento è anche il volume di affari che esso muove e in questo caso il volume di affari mosso riguarda gli appassionati di novità elettroniche non i lettori.


Quindi l’e-book è il futuro, ma non quello che ci stanno raccontando adesso?
Stanno ‘vendendo’ come novità la possibilità di scegliere il carattere, di impaginare più grande o più piccolo: una cosa che ha senso per il romanzo dell’ottocento. Ma i libri non sono solo questo. Diciamoci la verità, sull’i-pad si legge meglio La Repubblica che molte altre cose …
Studiarsi un libro di biologia, ad esempio, con tabelle, grafici, foto, testo su e-book è un’esperienza faticosissima. Anche perché la posizione che i concetti occupano nella pagina è un elemento fondamentale dello studio e della memorizzazione. Non stupisce, quindi, che le grandi University Press americane non stiano producendo e-book. Analogamente faccio fatica ad immaginare oggi gli illustrati ad esempio della Taschen su e-book.


Per ogni libro c’è una struttura visiva stabile consolidata che fa parte del contenuto di quel libro …
In pratica. E, come ha detto Umberto Eco, nel libro “Non sperate di liberarvi dei libri”, l’e-book è solo un libro fatto in un altro modo. Quindi come ci sono il cartonato, il tascabile, la bibbia medioevale, oggi c’è anche l’e-book: un libro fatto in un altro modo. Se di futuro vogliamo parlare, questo è nel pdf evoluto: una struttura di impaginato elettronico che organizza le cose non come le vuole il grafico, ma come le immagina l’autore del libro.

I libri di Riccardo Falcinelli

 

 

 
 
 
 
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