Intervista a Roberto Mandracchia

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A Roberto Mandracchia, agrigentino, 28 anni, redattore di TerraNullius, sta un po' stretta l'etichetta di "giovane scrittore", perché già da qualche anno ha dimostrato di saperci fare. Sul suo blog dice di sé: "Non è ancora un marchio registrato, non è ancora un'accomandita per azioni, non ha ancora ghostwriter". Con la speranza che non l'avrà mai (un ghoswriter), lo contatto per email per fargli alcune domande.




Considerando le vicende di Nunziatella Levo e delle "Unioni" che la circondano, mi domando se la religione è diventata solo un business o uno scoglio effimero a cui voler aggrapparsi...
Nel caso del romanzo è proprio così. Non sono una persona religiosa ma, se non sbaglio, chi si professa credente dovrebbe modellare (o quantomeno sforzarsi di modellare) la propria vita seguendo i dettami di una confessione e non viceversa come avviene a Retolo. Il Cristianesimo da quelle parti è come un vestito che ognuno indossa quando e come meglio ritiene.


La scelta di rendere protagonista del tuo Vita, morte e miracoli un personaggio così candido è stata fatta per sottolineare ancora di più la meschinità del mondo circostante?
Esatto. Ho sempre visto Canio Calicchia come il solfato di bario che bisogna trangugiare quando si vanno a fare le radiografie: una sostanza di contrasto che serve a far risaltare, a mettere in evidenza, ciò che lo circonda.


Retolo è solo un luogo di fantasia? O rappresenta il nostro Paese?
Sì. Retolo è un luogo che è la summa di tanti possibili luoghi. Per renderlo non identificabile ho creato un dialetto ad hoc (un pot-pourri di dialetti meridionali e centro-meridionali) e ai personaggi che lo animano ho 'affibbiato' cognomi scelti accuratamente pescando da varie regioni d'Italia (in questo caso anche del nord).


Non c'è, a volerlo cercare, un individuo "umano", se non positivo nel tuo romanzo... siamo davvero messi così male?
Oh, nella realtà non saprei. Dentro la mia scatola cranica sicuramente siamo tutti spacciati.


È solo un caso che l'angelo che salva Canio sia "nero"?
Ti aspettavi qualcosa di diverso per uno come Canio che di mestiere fa il custode di un cimitero?


Un altro elemento che si riscontra nella piccola realtà "retolese" è il perbenismo gretto che porta persino a modificare la forma, troppo esplicita, di un cimitero: ritratto di un Italia dalla mente chiusa?
Più che parlare di mentalità chiusa o aperta, parlerei di mentalità ridicola: il cimitero ha quella particolare forma da sempre, lo sanno tutti, a nessuno è mai sul serio importato qualcosa e improvvisamente nessuno ne può più sopportare la vista o il pensiero. Mi interessava evidenziare quanto basti poco per influenzare le persone e portarle a modificare interessi e giudizi.

I libri di Roberto Mandracchia

 

 

 
 
 
 
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