Intervista a Rosa Montero

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Rosa Montero è una delle voci più originali, talentuose e prolifiche della letteratura spagnola contemporanea. La incontro in una rumorosa sala stampa durante il Pisa Book Festival 2018, dove è una degli ospiti d’onore. È una donna affabile, dalla risata facile e per fortuna dotata di una capacità senza pari di fare buon viso a cattivo gioco. Facciamo un’intervista in cui per la maggior parte del tempo ciascuna di noi parla la propria lingua ma capisce perfettamente quella dell’altra e lei, simpaticamente, perdona con grazia sia i maldestri tentativi del mio spagnolo arrugginito, sia il fatto che io non sia riuscita a finire di leggere il libro prima dell’intervista. Forse ha apprezzato il fatto che io non abbia finto, come molti colleghi fanno ogni volta.




Cosa c’è di autobiografico nel libro La pazza di casa?
Intanto vorrei precisare che si tratta di un libro vecchio, che ha più di dieci anni. La pazza di casa non è assolutamente un’autobiografia, non ha niente di me. È il mio libro più interattivo, è un giochetto in cui coinvolgo il lettore, un artefatto creativo che offre al lettore la possibilità di giocare insieme a me al gioco della creazione. È volutamente scritto in modo da sembrare un’autobiografia ma a un certo punto il lettore si rende conto che sto mentendo. Hai letto il libro?

Me lo hanno inviato ieri, l’ho iniziato ma evidentemente non sono ancora arrivata al punto in cui si svela il tuo gioco…anche se la storia con l’attore M. aveva fatto scattare un dubbio…
Ecco! Proprio la storia di M, è una delle menzogne. Viene raccontata una prima volta, poi una seconda in modo diverso e poi una terza in modo ancora differente e allora il lettore inizia a dirsi “Questa donna mi sta mentendo…e se lo sta facendo su questa storia, quante altre bugie mi ha detto o mi dirà?” La risposta è “Moltissime!”. Ad esempio, nel capitolo più importante del libro, quello centrale, racconto come mia sorella fosse scomparsa per 3 giorni, e come io non abbia mai saputo cosa fosse successo. Ebbene, non ho alcuna sorella. Il libro è dedicato a mia sorella, ma non ne ho nessuna.

Cerchiamo gli uomini che ci sfuggono, creiamo alibi a quelli che ci ignorano, ignoriamo quelli che ci danno attenzione. Sono caratteristiche della donna del libro in cui ti riconosci e che ti attribuisci?
Penso che sfortunatamente la fuga sia una delle caratteristiche della seduzione, la maggior parte delle volte. Avanzare e ritirarsi. Non è una caratteristica solo femminile, succede anche agli uomini di essere più attratti dalle donne sfuggenti. È una caratteristica stupida del desiderio, una contro la quale dovremmo lottare con noi stessi. Io credo di essere riuscita a superarla.

Ne La pazza di casa racconti l’angoscia che coglie lo scrittore davanti alla pagina bianca: non solo la paura di non riuscire a scrivere, ma di scrivere parole brutte. È più difficile scrivere il primo libro di successo o i successivi?
L’opera di uno scrittore è un cammino molto lungo e può succedere in qualsiasi momento di perdere l’ispirazione. Il 2019 sarà il quarantesimo anniversario dalla pubblicazione del mio primo libro. Ne ho scritti sedici, contando quello che sta per uscire e ti aspetteresti che le cose con l’andar del tempo si facessero più facili, ma non è sempre così. Il processo creativo ha alti e bassi: ci sono momenti di grande ispirazione e momenti in cui tutto sembra costare di più. Dipende dal libro, dipende dal momento. Per me dopo il terzo libro c’è stato un blocco terribile. Ancora oggi non so cosa lo abbia scatenato. Stavo lavorando a un romanzo da due anni avevo più di cento pagine ma il romanzo arrivato a quel punto morì. Non solo non sono mai riuscita a riprenderla ma sono stata quattro anni senza riuscire a scrivere, pensavo che non ci sarei più riuscita ma poi l’ispirazione tornò. Non so cosa mi abbia bloccata, a volte penso che con quel romanzo fossi andata troppo avanti e che non sapessi più dov’ero. È cominciato e finito in modo misterioso e improvviso.

Nel libro affronti anche un tema che pochi scrittori prima di te hanno affrontato con onestà: il rapporto tra lo scrittore e il potere, tra lo scrittore e la verità. Ci aspettiamo dagli scrittori eroismi che non diamo per scontati nella gente comune. Tu che hai iniziato a pubblicare sotto il franchismo hai mai vissuto questo conflitto?
Non ho iniziato a pubblicare durante il franchismo (è una delle bugie del libro) ma tre anni dopo la morte di Franco. Penso di essere una persona che reagisce al potere anche a causa della mia storia personale. Mi sono dovuta confrontare con un padre molto autoritario. Per fortuna cresciamo e per fortuna lui ha vissuto abbastanza da consentirci di comporre il conflitto, ma sin da piccola ho avuto una reazione di rifiuto verso il potere e l’autorità. Uno dei temi che ritornano ossessivamente nei miei romanzi è il potere e il suo abuso, il dogmatismo. È un tema complesso, quello del potere perché non si tratta solo del potere politico. Tutte le relazioni del genere umano sono caratterizzate dal potere; entra in gioco tra amici, tra amanti, tra colleghi di lavoro. Bisogna cercare di non essere né padrone né schiavo, trovare il proprio posto nel mondo, essere ciò che tu vuoi essere, non ciò che gli altri vogliono che tu sia è una delle cose più difficili. Questa ricerca del proprio posto ha molto a che vedere con le relazioni di potere e io sto ancora cercando di trovarlo…e mantenerlo!

Vargas Llosa ha speso parole molto lusinghiere per te. Quali sono gli scrittori che ti porti dentro e che influenzano la tua scrittura?
Mario Vargas Llosa è un autore immenso, molto importante per me. Gli scrittori della mia generazione in Spagna sono più eredi della Letteratura latinoamericana che di quella spagnola contemporanea. Questo perché durante la nostra adolescenza, sotto il franchismo non si leggevano molti autori spagnoli contemporanei. Non è che non ci fossero buoni autori, ma semplicemente non si leggevano. Eravamo il Paese che leggeva meno giornali. Sfido io! C’era come una distanza, del resto naturale perché la dittatura distrugge il tessuto culturale di un Paese. Per questo, quando a 17 anni mi sono trovata tra le anni Conversazioni nella cattedrale di Vargas Llosa è stato come se la testa mi esplodesse, ho realizzato che nella mia lingua si stava producendo la letteratura più moderna e dirompente. I libri che abbiamo letto ci influenzano, esattamente come nostro padre e nostra madre, a volte anche senza che ne siamo coscienti. Per ciò di cui sono cosciente riconosco l’influenza di due maestri che però ho incontrato tardi, li ho letti quando avevo già pubblicato un paio di libri. In loro ho trovato elevato al sublime l’oggetto della mia ricerca letteraria. Tutto ciò che io cercavo, loro lo avevano ottenuto al massimo grado. Per la mia parte realista, iper-realista, grottesca, lo strano senso dell’umorismo c’è Vladimir Nabokov. Per la parte più fantastica, immaginativa, è Ursula K. Le Guin, un’autrice statunitense che è morta a gennaio scorso ed è stata una delle più grandi autrici di fantascienza di tutti i tempi.

Possiamo aspettarci un nuovo libro a breve?
A dir la verità avrei dovuto presentarlo oggi ma siamo un po’ in ritardo con l’edizione italiana perché il traduttore che è il grandissimo, immenso, meraviglioso scrittore e traduttore Bruno Arpaia ha avuto qualche problema. Si intitola La ridicola idea di non poterti rivedere e uscirà tra Natale e il nuovo anno. È un libro molto particolare, come La pazza di casa, che quando uscì i librai mi dicevano di non sapere se metterlo sugli scaffali della fiction o della saggistica. Questa peculiarità lo fece finire nelle classifiche dei più venduti di entrambi i generi. Il nuovo libro ha la particolarità di presentarsi come una biografia di Marie Curie, ma non lo è. È uno dei miei libri di maggior successo, in Spagna va per la ventisettesima edizione.

I LIBRI DI ROSA MONTERO



 

 

 

 
 
 
 
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