Intervista a Rosalba Perrotta

Rosalba Perrotta
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All’ombra dell’Etna, nella sua Catania, Rosalba Perrotta conduce con gioioso equilibrismo una doppia vita: “proff” di Sociologia all’Università e scrittrice. Tra le altre cose, ci siamo fatti appunto raccontare come si possano conciliare studi accademici e voli pindarici, in un’intervista dolcissima che metterà l’acquolina in bocca come la fragrante atmosfera di una pasticceria.

Perché unire dolci e racconti? Cosa lega l’esperienza del leggere e quella del gustare un dolce?

La prima risposta che mi viene in mente è: la piacevolezza. Mi piacciono i dolci e mi piacciono i libri. Perché unirli insieme? Mi è capitato di far ruotare un racconto intorno a un gelato. E ci ho preso gusto. Così, il faccione variopinto di una cassata è diventato protagonista di un giallo; il torrone, con le sue mandorle prigioniere nel caramello, è stato la metafora di un invischiante rapporto madre-figlio; il mandarinetto contenuto in un’ampolla da mille e una notte ha scatenato forze misteriose…

 

La pasticceria che tu immagini sembra una specie di porto franco, di nido caldo in cui rifugiarsi. Tramite Vita Candita, che oltre a essere il titolo del tuo libro è anche il nome di questo immaginario negozio, hai forse voluto raccontare in filigrana la solitudine che sempre più ci assedia nelle nostre città?

La mia idea, in effetti, è stata quella di proporre un luogo in cui vi fosse comunicazione. In cui ci si scambiassero opinioni e si riflettesse insieme sulla vita. La fretta e l’anonimato delle grandi città rendono questo sempre più difficile. Ma non credo che nei piccoli centri vada necessariamente meglio. Il perbenismo e il controllo sociale, la paura di giudizi negativi possono rendere stereotipati e superficiali i rapporti tra le persone.

 

Nella varietà tematica dei tuoi racconti mi sembra di ravvisare una sorta di leit motiv, quello cioè della fuga, intesa come ricerca di una dimensione più autentica dell’esistenza. Siamo dunque non solo terribilmente soli, ma anche prigionieri? Di cosa?

I vincoli e i rituali della vita sociale possono essere opprimenti. E’ importante, allora, dare senso e colore alla propria esistenza cercando una dimensione personale, in cui ci si riconosca. La padrona di “Vita candita” si inventa un lavoro affascinante, il protagonista di “Gelato al pistacchio” fa una scelta che mette in crisi gli ideali altoborghesi della sua famiglia, Rodolfo, di “Un vero grembiule da chef”, fugge dal ruolo di pensionato e si cimenta in una insolita e gratificante attività… Io scrivo.

 

Insegni Sociologia all’Università. È difficile conciliare scrittura creativa e ricerca scientifica? Quale delle due attività percepisci come più autentica?

Le due cose si sostengono a vicenda. Alla base di ambedue c’è l’interesse per le vicende umane. La sociologia mi aiuta a mettere a fuoco le realtà sociali che descrivo nei racconti. E il gusto per la scrittura, mi aiuta, spero, a rendere più gradevoli i miei testi sociologici. 

 

I libri di Rosalba Perrotta

 

 

 

 
 
 
 
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