Intervista a Rossana Casale

Rossana Casale
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È una tra le voci più belle che abbiamo in Italia, interprete sopraffina che ha messo in musica e trasformato in uno spettacolo teatrale affascinante il libro dell'amica Sara Cerri, Circo Immaginario. La incontriamo proprio nel suo circo, tra boa di struzzo e cappelli a cilindro. Naturalmente circondati da tanta buona musica.

Cosa ti ha colpito di più del libro di Sara Cerri, dalla cui lettura in un certo senso è nato il tuo omonimo spettacolo ‘Circo immaginario’?

Per prima cosa sono rimasta colpita dall’ambientazione, che riguardava non solo il circo di strada - che in realtà appare solo verso la fine del romanzo - ma piuttosto l’atmosfera, il fatto che il circo fosse su un’isola, dove il ritmo del mare va di pari passo all’incalzare delle emozioni. L’incresparsi delle onde che corrisponde al crescere dei sentimenti è un’idea molto musicale, c’era la musica nelle immagini del libro. In più il circo stesso è molto vicino come idea alla vita del viandante e del musicista, il concetto della vita dietro la maschera mi ha fatto molto riflettere. Anche nei famosi reality chi vi partecipa sa di fare comunque spettacolo, per cui inevitabilmente indossa una maschera, è impossibile andare a toccare la verità di una persona. Io mi sono innamorata di un personaggio che nel libro è marginale, ed è Groppo, considerato lo scemo del villaggio: mi ha colpita perché lui ha paura di essere rapito dalla vita reale, infatti si nasconde, lui vuol rimanere del circo, sente la vita che gli sfugge, lotta per non inserirsi nella società, per restare nel suo mondo e non a caso gli unici con cui riesce a comunicare sono proprio i bambini.

 

Come ha avuto origine questo progetto teatrale?

Inizialmente volevo unicamente trasportare in musica la scrittura, poi sono stati i personaggi a chiamarmi ed ho voluto dar loro voce ed è stato come un fiume in piena, ho lavorato per sei mesi scrivendo lo spettacolo.

 

Cosa ti ha dato questa esperienza?

Sono tornata a comporre dopo molto tempo, ho ritrovato la gioia nel farlo, il piacere di mettere le mani sul pianoforte. Questo è un lavoro in evoluzione, nonostante il disco sia uscito due anni fa continua a vivere da solo, non rientra nei vari schemi di promozione discografica. Mi piacerebbe molto che questa storia potesse avere uno sviluppo nella cinematografia… è un mio sogno. Mettici poi che ti accorgi che questo progetto parla anche di te, del tuo vissuto, di una ragazza giovane che ha perso la mamma, della difficoltà di capire fino in fondo le esigenze, i dolori, i pensieri dei propri figli, e capirai come mi sia entrato dentro.

 

Com’è stato tornare in teatro?

È stato bellissimo, in più ho un rapporto bellissimo col pubblico, è un dialogo continuo, mi rivolgo a loro in continuazione cercando di coinvolgerlo. Racconto che i bambini amano il circo, ma che i grandi lo considerano triste, ed è così, ma tutti sorridono quando dico che giocare è l’unica cosa che dobbiamo fare seriamente perché è l’unico modo di ritrovare noi stessi. Alla fine dello spettacolo mi rimetto la bombetta e il naso da pagliaccio suggerendo di indossare sempre la propria maschera prima di rientrare nella vita… non si può sapere se le cose cambieranno, se riusciremo veramente a togliere la maschera, ma dobbiamo sentire che esiste un luogo dove poter essere realmente noi stessi…

 

Qual è un libro che ti ha cambiato la vita?

Sicuramente la lettura de La coscienza di Zeno, è stato il primo libro che mi ha fatto fare un salto di consapevolezza, ho preso coscienza di un altro modo di leggere, ho capito come la letteratura possa nutrire. Quando mi capita di leggere libro che mi dona tanto come questo ho bisogno di farlo entrare dentro di me e di godermelo un po’ e fare una pausa prima di ributtarmi nella lettura. Un po’come mi capita anche con i film che mi hanno emozionata, allora lascio passare qualche tempo prima di tornare al cinema. È un po’ come prolungare il piacere della lettura. Sono molto legata anche ai libri di Hesse, che ho letto molti anni fa, ma di cui conservo ancora un’eco, mi piace la Yourcenar, la Allende, Garcia Marquez, la letteratura sudamericana. Ultimamente con il teatro ho letto un po’ meno anche se lavorare a Circo Immaginario mi ha fatto riscoprire tutta una parte di letteratura che parla del circo e che altrimenti non avrei incontrato. Acqua agli elefanti di Sara Gruen mi è piaciuto veramente molto ed è uno degli ultimi libri belli che ho letto.

 

In programma?

Musica, tanta musica, Duke Ellington per quest’estate e poi sto lavorando alla scrittura delle musiche per una pièce teatrale che interpreterò, ‘Fiori d’Acciaio’, un bel progetto che unisce, come piace a me, la componente divertente a quella drammatica e da lì un vero e proprio tour teatrale, come non ne facevo da sei anni. Ma da ottobre a gennaio sicuramente ancora Circo Immaginario... 

 

Scopri il libro Circo immaginario

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