Intervista a Rossella Martina

Rossella Martina
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Rossella Martina è una giornalista e scrittrice toscana. Da tanti anni la conosco e la leggo, e da ogni suo scritto sempre traspaiono la passione e la voglia di condividere, la precisione dei dettagli e l’amore per le storie da raccontare. Da poco è uscito un suo bel romanzo, e stavolta non ho resistito e ne ho voluto sapere di più. Così ci siamo fatte quattro chiacchiere più o meno private.




Quanta preparazione ti ha richiesto Presente anteriore?
E' stata una preparazione lunga, cominciata anni fa, quando venni a conoscenza dell'episodio avvenuto nel 1565 che riguarda i corsari e il rapimento di 42 persone di Massarosa. Lessi i saggi del professor Marco Lenci dell'Università di Pisa che aveva scoperto il fatto nell'ambito di una ricerca che riguardava proprio la 'corsa', ovvero il rapimento di persone da parte dei cosiddetti 'turchi' (in realtà provenienti perlopiù dal Nord Africa). La storia mi intrigò moltissimo. Ma servivano conoscenze storiche specifiche che dovevo procurarmi. E così cominciai a leggere tutto ciò che trovavo sull'argomento, dai classici come i saggi di Fernand Braudel, alle storie minime spesso avvolte nella leggenda. Adesso alcuni scaffali della mia biblioteca sono riempiti di questi volumi e formano una sezione speciale da me particolarmente amata. Ma ero solo all'inizio, perché il mio progetto nel tempo si andava chiarendo come una serie di racconti ambientati in epoche molto diverse. Così dopo i corsari ho cominciato a studiare l'epoca napoleonica a Viareggio e ho trascorso molte bellissime giornate all'Archivio di Stato di Lucca... insomma ogni storia di questo romanzo ha richiesto uno studio che si è dipanato nell'arco di sei o sette anni. Ovviamente nel frattempo ho fatto anche altro ma sempre ben determinata a portare a termine 'gli studi' prima di cominciare a scrivere il romanzo che pure avevo in mente.


Quando hai deciso di scrivere questa storia e perché?
Dopo la lettura dei saggi del professor Lenci cominciai a pensare a quei massarosesi portati a Algeri o a Tripoli, a che fine avessero fatto... da lì il primo nucleo del romanzo che ha dato luogo alla prima storia quella di Pietro Spada. Ma che ha dato vita anche all'idea che nessuno di noi riesce a conoscere le proprie radici oltre due o tre generazioni. Che tutti noi potremmo avere origini lontane da quelle del luogo dove siamo nati perché il destino sposta le persone e lo ha sempre fatto anche nel passato, le mischia, le unisce e le divide molto più di quanto noi non riusciamo a immaginare. Avevo in  mente l'idea di una classe di un liceo di oggi e dietro a ogni studente vedevo la sua scia di passato: un bisavolo che era stato rapito dai turchi, un altro che era arrivato a Viareggio dalla Francia alla fine del Settecento e si diceva fosse figlio di Re Luigi XVI... intrecci meravigliosi di cui i ragazzi erano ignari ma che 'qualcuno' riusciva a vedere: una divinità, un alieno o forse semplicemente la fantasia dello scrittore.


Conoscere la storia dei nostri antenati condizionerebbe la nostra vita?
Sì, credo che la condizionerebbe ma penso non troppo e soprattutto in positivo: di solito le storie che conosciamo dei nostri nonni, a volte dei bisnonni, servono a fortificarci, a darci sicurezza. Anche se sono storie non proprio edificanti mentre si allontanano nel tempo diventano molto simili a fiabe e ci fanno sentire parte di una storia lunghissima e della Storia in generale.


Come hai scelto le storie da raccontare nel libro?
Per ciò che riguarda i corsari ho già spiegato da dove è venuta l'ispirazione. Per la storia di Luigino, il presunto figlio segreto di re Luigi XVI, tutto è nato facendo visita a certi conoscenti della lunigiana che hanno incorniciato un ricco abito da neonato che risale al Settecento. Appartiene alla famiglia ma nessuno sa esattamente chi lo abbia indossato e perché sia stato tramandato come qualcosa di molto prezioso. Osservandolo ho pensato che potesse essere parte del corredo del figlio di un nobile, forse addirittura un re... e così è nato il racconto "Il corredo del re". "La fabbrica dei bottoni" nasce dalla storia di un amore contrastato che c'è stato nella mia famiglia nel primo dopoguerra e dalla curiosità suscitata in me dalla Cucirini, la fabbrica di aghi, fili e ricami che aveva una sede a Massarosa e per molto tempo è stata la principale realtà industriale del luogo. Ho pensato anche che nel nostro passato, in quello delle nostre famiglie, non può mancare un cattivo e allora ho pensato a un brigante post-risorgimentale che dopo una vita di violenza si costruisce a Viareggio una vecchiaia rispettabile.


Chi ti ha dato più filo da torcere?
Credo di averli amati tutti, di essere stata di volta in volta innamorata di ciascun personaggio. E in amore, specie in questo tipo di amore letterario, ogni sacrificio è lieve. Se parliamo però di quanto i vari personaggi sono stati 'impegnativi' allora c'è da ricordare che più indietro andiamo nel tempo e più c'è da imparare sulla vita di tutti i giorni. Pietro Spada poi oltre a essere nato a metà del Cinquecento è anche andato lontanissimo, fino a Costantinopoli e quindi prima di mettermi a scrivere ho dovuto studiare usi, costumi, guerre, armi, navi, cibi, abiti, termini, lo stesso linguaggio usato ho voluto fosse il più aderente possibile all'immagine di quell'epoca. Dunque Pietro, sì, è stato il più impegnativo. Ma anche con Luigino ho felicemente sudato qualche camicia.


In che percentuale si mischiano realtà e finzione narrativa?
Realtà e finzione narrativa si mischiano in percentuali diverse, ma tutte le storie sono del tutto verosimili, in quel contesto sarebbero potute accadere senza forzature.


Il nostro è l’unico mondo possibile?
Non ho mai creduto che il nostro sia l'unico mondo possibile. Fin da piccola ho pensato che sarebbe stato 'divertente' incontrare un extraterrestre, come si diceva allora... oggi si usa alieno ma forse il termine extraterrestre è più giusto, meno antropocentrico. Mi riesce difficile immaginare altre entità come cattive e desiderose solo di distruggere la Terra, penso che se riuscissero a contattarci dovrebbero essere più evoluti e dunque meno crudeli, meno violenti, meno assetati di potere... ovviamente questo è solo un sogno. E' invece una convinzione quella dell'esistenza di altri mondi popolati perché il numero di pianeti nell'universo è talmente alto che anche senza voler tirare in ballo un'eventuale entità superiore, quello che noi identifichiamo con un dio, anche senza di esso, dicevo, la scienza statistica ci conferma che la possibilità di altre vite su altri pianeti non solo è possibile ma è altamente probabile.

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