Intervista a Sandra Cisneros

Sandra Cisneros
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Nata a Chicago da padre messicano e madre chicana, terza di sette fratelli e unica femmina, Sandra Cisneros è considerata la regina della letteratura chicana negli Stati Uniti, e una figura di riferimento per gli immigrati provenienti dal Messico. Poetessa, autrice di romanzi e racconti, polemista nata, ha ricevuto numerosi premi letterari e due lauree ad honorem.

 

Come ci si sente a essere considerata la portavoce di un intero gruppo etnico, di una cultura?

Non è un ruolo che ho scelto, è semplicemente successo. Peraltro è successo molto presto, quando avevo 30/40 anni, forse quindi troppo presto. Perché da allora sono stata chiamata a fare l'ambasciatrice di un'intera cultura, a fare la voce grossa da dura, e non sono molti gli scrittori in grado di ricoprire un ruolo del genere. Si diventa scrittori per essere solitari, non certo per essere 'autori', cioè personaggi pubblici, punti di riferimento sociale. Quando ti trovi davanti - magari alle presentazioni o ai dibattiti - decine e decine di persone che si aspettano che tu sia quel tipo di autore, il ruolo pesa molto. Ma è una responsabilità che devo assumermi, perché la stampa mi ha scelta, e ho una visibilità che è un'occasione da non sprecare. C'è anche una sorta di percorso esistenziale in questo. Nell'ultimo periodo della mia vita ho dovuto passare attraverso una crisi prima e un'illuminazione spirituale poi, di quelle che ottieni soltanto con una grossa perdita. E questo mi ha prepararo a ricoprire questo ruolo pubblico. Ma ora mi ci sento a mio agio, finalmente. Certo, non ho tutte le risposte: ma non ho più la paura di non avere tutte le risposte.

 

Esiste davvero una cultura latina negli Usa, oppure si tratta di una identità più complessa, sfuggente, dalle tante facce?

Sì, esiste. Ed è concreta, come la cultura familiare per esempio. Un'autodefinizione, un'operazione politica che parte dalla consapevolezza, dall'educazione, persino dalla geografia. Nel frattempo, attenzione, il mondo cambia, e con lui le definizioni: ciò che mio padre chiamava 'chicano' non è quello che chiamo 'chicano' io. Alcuni lo assimilano a un'immagine di guai, ribellione, aggressività. Altri invece ne cercano le radici nel movimento sociale degli anni '60, nella lotta all'oppressione. Dipende dai punti di vista, insomma.

 

A quando un nuovo romanzo?

Dal 2002 a oggi da scrittrice sono diventata autrice, come dicevamo prima.Per cui non trovo nemmeno le energie e il tempo di scrivere, senza contare che dopo l'11 settembre mi sento addosso una profonda malinconia, e l'idea di scrivere fiction quasi mi disgusta. Preferisco parlare al pubblico, comunicare le mie idee...

 

Perché tanta attenzione alla famiglia come luogo dei sentimenti nei tuoi libri?

Mi piacciono le storie di donne e bambini, ma non sono sicura di voler mettere la famiglia al centro delle mie storie, almeno non avviene consapevolmente. Anche se a pensarci benela ribellione e i cambiamenti che amo raccontare avvengono inizialmente in famiglia, quando si tenta di modificare un retaggio culturale opprimente. Come donna la mia scrittura è anche una ribellione contro il patriarcato, per esempio.

 

Scrivere un libro è per te un parto facile o travagliato? E cosa provi per i tuoi libri dopo che li hai scritti?

Scrivere è difficile, ed è spesso un processo lungo. Succede come per chi sta in prigione, e quando si finisce un libro è come aver scontato una pena. Finalmente si può uscire con le amiche, andare al cinema, tornare a vivere.

 

Hai esordito come poetessa: quanto è stata ed è importante la poesia per te?

La poesia è qualcosa che esce da me senza la mediazione del cervello e del linguaggio, fatta di pura emozione. Penso che la poesia - a proposito, continuo a scriverne - sia il modo che abbiamo per dire l'indicibile, il luogo per raccontare quello che non riusciamo a raccontare. Ma la poesia notoriamente non si vende, quindi scrivo solo per me senza nessuna ambizione di pubblicazione. Dopo qualche problema di cuore, ora vivo con una persona, e nemmeno a lui faccio leggere i miei versi, sono privatissimi e sarebbe troppo scioccante vedere quanto diversa sono da quella che sembro leggendo la mia prosa.

 

Spesso nelle recensioni dei tuoi libri ricorre la parola "magia": esiste una magia del cuento? La parola ha un potere?

Probabilmente i critici vogliono alludere al realismo magico, la corrente letteraria sudamericana, ma io non mi sento affatto vicina a quella impostazione: io non vedo nessuna magia, credo che quello che racconto sia piuttosto tragico. Non voglio in nessun modo essere avvicinata a una letteratura che ammicca al fantastico, a temi del genere. Voglio rimanere attaccata con le unghie e con i denti alla realtà. 

 

I libri di Sandra Cisneros

 

 

 
 
 
 
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