Intervista a Sandro Orlando

Sandro Orlando
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Ha cominciato a fare il giornalista a Berlino subito dopo la caduta del Muro. In realtà voleva fare il teorico della rivoluzione, o qualcosa di simile, tanto da frequentare nella Germania di quegli anni gruppi di militanti della sinistra radicale, tra comuni agricole, case occupate e tipografie clandestine, fino a che una scuola di giornalismo lo indirizza sulla giusta via. Comincia a scrivere per il Manifesto, il Corriere Economia, Il Riformista e l’Unità, fino ad arrivare al settimanale Il Mondo. Con lo scoppio della guerra in Jugoslavia inizia a occuparsi dei regimi comunisti in disfacimento, delle lotte sotterranee tra vecchie nomenklature. Dalla Serbia di Milosevic e Karadzic alla Russia degli oligarchi il passo è breve. Con l’ex Unione sovietica scopre anche i viaggi interminabili e la grande letteratura russa.

Nell'immaginario collettivo si è ormai sedimentata quest'idea dei "Servizi deviati": ma hanno davvero bisogno di essere deviati per tessere trame oscure o c'è alla base un loro difetto strutturale, una sorta di 'peccato originale'?

Guardando al passato italiano ho messo in evidenza nel libro alcune anomalie ‘storiche’ dei Servizi italiani che non ho mai riscontrato in altri Paesi. C’è l’opinione diffusa che i Servizi, essendo come dice la parola stessa ‘segreti’, possano operare anche senza riferire al Governo, senza controllo. Non è così: esistono meccanismi di controllo che devono essere applicati per verificare che queste strutture si muovano nel solco del lecito. Per esempio il COPACO (Comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti), che ha recentemente cambiato nome in COPASIR (Comitato Parlamentare per la sicurezza della Repubblica). E se durante la Guerra Fredda alcune operazioni sotto massima copertura (penso a Stay Behind, per esempio) potevano anche avere un senso, dopo il crollo del Muro di Berlino tutto questo non ha più ragion d’essere.

 

Dal tuo saggio noi giornalisti usciamo davvero con le ossa rotte e la dignità sotto i tacchi. Dove dovrebbe trovare la voglia di credere ancora ai giornali un lettore de La repubblica del ricatto?

Non c’è questa voglia, e infatti si parla sempre più dei giornalisti come ‘casta’, come una categoria non credibile. Purtroppo se anche andiamo a vedere la data di nascita dei Servizi italiani, prima ancora della OVRA, con la famigerata Ceca di Benito Mussolini Presidente del Consiglio, un’organizzazione che si distinse per gravi crimini non ultimo l’assassino di Giacomo Matteotti, troviamo già allora numerosi giornalisti che collaboravano in segreto. Un ‘peccato originale’ che né la presunta deontologia professionale della quale ci si riempe tanto la bocca né l’azione dell’Ordine dei Giornalisti ha saputo arginare negli anni seguenti. Fortuna che la legge dica che collaborare con i Servizi per un giornalista è reato: e infatti Renato Farina - di cui parlo nel libro - ha patteggiato una condanna per questo.

 

Una figura direi emblematica di questa Italia 'sotterranea' che racconti è quella di Mario Scaramella: più pulcinellesca o più minacciosa?

Non direi che è poi così emblematica. Forse più colorata, magari più istrionica, questo sì. Nella sua vicenda Scaramella si muove costantemente in bilico tra serio e grottesco: ma del resto in Italia non c’è mai qualcosa di tragico al 100%. E’ una figura che ha un suo fascino: come definire un tipo che prima ancora della Commissione Mitrokhin si faceva accreditare da questure e procure come super-esperto di armi nucleari? Eppure sarebbe bastato poco per smascherarlo e non dargli credibilità, giusto uno sguardo agli archivi, ai lanci d’agenzia, al suo ‘curriculum’…

 

Come cambia lo scenario italiano (parlo della fauna che si muove sotto copertura, di quello che succede dietro le quinte) dopo i risultati delle ultime elezioni, secondo te?

Temo che come sempre accade dalle nostre parti assisteremo a un ‘già visto’, a una riedizione del tutto sovrapponibile della precedente legislatura di centro-destra. I piccoli personaggi da sottobosco che si metteranno in moto sono in fondo copie - seppure un po’ virate sul comico – dei faccendieri degli anni ’80. Certo, ci sarebbe la riforma dei Servizi varata dal Governo Prodi con tanti distinguo e troppi tentennamenti, ma senza un vero ricambio ai vertici, ricambio che non si è visto, temo che tutto resti una vuota formula che non incide sulla sostanza.

 

Non è che per caso tu e il tuo libro siete pedine di un complotto comunista?

Influenzare l’opinione pubblica non è attività che dà molte soddisfazioni nemmeno a noi che scriviamo libri, figuriamoci se può interessare a dei Paesi stranieri! Forse possono essere interessati a qualche azione di spionaggio industriale, ma non certo a lanciare messaggi come i miei. Tranquillo. 

 

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