Intervista a Sandro Veronesi

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Via Veneto,  nel cuore di Roma. L’atmosfera che si respira presso l’ufficio culturale dell’ambasciata argentina è senz’altro particolare. Una mattinata che di autunnale ha solo la data sul calendario fa da cornice all’incontro con Sandro Veronesi. Autore che non necessita di presentazioni, il cinquantacinquenne toscano parlerà in questa conferenza stampa riservata a blogger, influencer e testate online della sua nuova fatica, il sequel di Caos calmo, opera che gli ha fatto vincere il Premio Strega nel 2006. Tra personaggi vecchi e nuovi, informazione e linguaggio ai tempi dei social, Mangialibri è stato presente all’incontro. Queste sono le domande più significative che sono state poste durante l’evento.




La complessità semplificata di Internet da un lato rischia di aumentare l’orizzontalità e la banalizzazione della conoscenza in ogni sua forma (dall’informazione alla critica, fino alla possibilità di fornire varie versioni della verità), ma dall’altro consente di fatto a chiunque di avere la propria chance per emergere da un anonimato cui sembra destinato qualora non faccia parte di determinate cerchie più o meno chiuse. Qual è secondo te la componente prevalente?
Sarà l’esito di una lotta. Internet è uno strumento micidiale. Ad esempio mi è capitato di scambiare delle e-mail con un’amica di un’amica che era stata colpita da un tumore. Ne abbiamo parlato via e mail e sono comparse delle pubblicità riguardanti l’argomento. Un fenomeno del genere non può essere fermato ma si può lottare contro la pubblicità invasiva, creare un tabù. Perché ho fatto questo esempio, perché nella lotta tra umanizzazione e disumanizzazione cui si assiste sul web bisognerà vedere quale sarà l’anima prevalente.

 


Quanto è vero che su Internet è tutto equivalente?
È talmente vero che per navigare su Internet hai bisogno di un algoritmo. Senza di esso sei perso. Nella vita reale se ti perdi è più facile ritrovarti, basta chiedere a qualcuno. Un algoritmo non ha coscienza, è in quanto è. Pensate ai droni o agli aerei senza pilota; sganciano le bombe seguendo un algoritmo, non secondo coscienza.
 


Sia in Caos calmo che in Terre rare sono presenti degli atti di eroismo. Perché?
Paladini è un personaggio che mi piace perché a tutti noi piacerebbe compiere degli atti di eroismo anche se, a volte, non ce ne accorgiamo. Non è questione di coraggio o meno, ci manca semplicemente l’attenzione. Paladini è ancora emotivamente puerile; in Caos calmo lui si butta in mare senza considerare i contro del suo gesto eroico e inoltre il suo gesto non verrà minimamente notato, umiliando quindi il suo narcisismo. Qui invece compirà un altro atto di eroismo, dovrà scegliere se prendersi le proprie responsabilità oppure no. Qui c’è un eroismo vero, autentico e a me piacciono i personaggi che sono disposti a perdere un po’ della  loro condizione sociale in nome della verità.


Secondo te il campo dei social ha o avrà la capacità di modificare il nostro comportamento emotivo? C’è o ci sarà un’interazione sempre più banale?
Emotivamente è la parola chiave della tua domanda. La lingua ci perde in molti casi anche se a mio avviso l’urto emotivo più forte lo produce sempre lo sguardo diretto. La sensibilità nei confronti dello sguardo c’è ancora. Il problema legato al linguaggio digitale e delle emoticon è che senza contesto e senza punteggiatura si finisce talvolta per equivocare i messaggi.


La società e l’Italia sono cambiate. È eccessivo pensare a un’Italia del 2005 (quella di Caos calmo) che non sta andando a picco e un’Italia odierna che sta andando a picco?
Terre rare parla d’altro, ma c’è anche questa componente. Nel 2005, nel libro, si assiste alla fine della televisione. Qui c’è la fine della vendita delle automobili. Pensate alla vendita Fiat in Italia. Come civiltà non si può tornare indietro soltanto perché ci si è resi conto di aver passato il limite. Se Paladini, il protagonista del romanzo ci riuscirà, sarà soltanto perché è finito col culo per terra.


Negli ultimi mesi c’è stata una polemica contro Amazon. Da scrittore italiano come osserva ciò che sta accadendo?
Non si creano consensi forti se non ci sono ragioni evidenti. Terre rare non c’è in edizione elettronica e questo perché voglio capire bene come funzionano le cose. L’editore  per il libro cartaceo mi dà il 15% e ci sono altre percentuali che riguardano la distribuzione, il librai e tutto il resto. Su Amazon ti propongono il 25%, ma il 75% a chi va? In Italia è comunque una situazione che non si è ancora verificata e non si verificherà in tempi brevi, secondo me. Andrew Wylie, il più importante agente letterario del mondo, stavolta sta dalla parte giusta, la parte degli scrittori, ma perché il suo lavoro prevede un guadagno. Lui ha da perdere e se Amazon funzionerà, lui non avrà più nulla.


Perché ha scelto di non pubblicare questo libro in edizione digitale?
Dicevo che sono ancora confuso su questo punto. Quando pubblicai via app un libro per Fandango il primo giorno fu gratis sull’appstore. Poi facemmo lo stesso con Caos calmo per l’uscita del film, a un prezzo basso. Con un prezzo basso Caos calmo ebbe un quinto dei download rispetto a Baci scagliati altrove, un libro di racconti che misi a disposizione gratuitamente. Questo succede perché pagare costa sempre qualcosa, non solo sul piano monetario, ma anche in termini di sicurezza informatica. È anche il fruitore ad essere smarrito, non solo io. Inoltre premiare sempre quello che non ti fa pagare può essere un rischio.

I libri di Sandro Veronesi

 

 

 

 
 
 
 
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