Intervista a Santiago Roncagliolo

Santiago Roncagliolo
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Peruviano trapiantato a Barcellona, Santiago è giornalista, scrittore, attivista politico - per un periodo persino assessore - speaker radiofonico e sceneggiatore di telenovelas. Ha vinto il Premio Alfaguara de Novela nel 2006, e atutti ama raccontare che all'inizio della sua carriera come scrittore il mondo editoriale l'ha rifiutato e tenuto ai margini per un bel po'. Leggendo le sue cose pare davvero incredibile, stiamo parlando di un talento vero. Scoperto un po' anche da Mangialibri, almeno in Italia.




Carlitos, Luca, Vania, Santiago: crescere è davvero un mestiere triste, come recita il titolo del tuo primo libro pubblicato in Italia?

La crescita è un processo nel quale le nostre certezze crollano e cade quel mondo ordinato e accogliente nel quale passiamo l'infanzia. Senza dubbio può essere felice solo chi conosce la tristezza. Credo che la sofferenza ci obblighi a dare valore alle cose belle della vita e a capire perché sono belle. Per questo prima di scoprire il dolore non siamo veramente felici. Credo che viviamo in una dolce incoscienza.

 

In che misura il tuo libro potrebbe essere un libro 'politico'?

Il libro è soprattutto intimista, però nella misura nella quale ho fatto ricorso alla mia esperienza personale per dargli un'ambientazione reale tratta il luogo in cui sono cresciuto: un paese frammentato, un paese in guerra, un paese che è lo scenario perfetto per raccontare la perdita dell'innocenza. Inoltre penso che la mia generazione, tanto in Perù come in Italia o in Africa ha vissuto un processo comune. La caduta delle utopie negli anni Novanta ha prodotto un vuoto di speranza nel mondo, la sensazione che nulla potesse cambiare, e così è rimasto solo il piacere. La cocaina ha sostituito la rivoluzione. È significativo che in questo libro i personaggi passino dall'illusione al cinismo.

 

Cosa ti hanno lasciato dentro i tuoi lavori per teatro, tv, giornali, libri per bambini? Come hanno contribuito alla tua formazione come scrittore?

I generi sono come i distinti meccanismi di una processo creativo: la televisione esercita la tua disciplina perché è veloce e non puoi permetterti blocchi creativi. Il giornalismo ti insegna il potere narrativo della realtà. La letteratura infantile sviluppa l'immaginazione. Però nell'insieme credo che tutti questi lavori mi hanno insegnato che scrivere è un mestiere (non triste) che si apprende scrivendo e vivendo. Questo era molto difficile da comprendere all'università dove tutti gli studenti parlavano del grande romanzo peruviano che un giorno avrebbero scritto. Molti dei miei vecchi compagni continuano a parlare di questo grande romanzo, senza però scriverlo.

 

Tu scrivi regolarmente in un blog, El Boomeran(g): qual è il tuo rapporto con la scrittura sul Web e con internet in generale?

Il blog mi permette di ricordare quello che cattura la mia attenzione ogni giorno, con la massima libertà come un diario. Però è ancor più un dialogo. Lo trasmetto ai lettori di tutto il mondo in tempo reale e quelli commentano ciò che leggono, danno una propria versione e discutono anche con me. Si sta creando una specie di gruppo di amici senza confini con cui prendo un caffè in un certo momento del giorno, solo che ciascuno di loro vive in un punto diverso del pianeta: un incontro universale. Questa settimana scriverò certamente del mio viaggio in Italia.

 

Il tuo libro è ambientato in Perù, anche se tu vivi in Spagna. Come è il tuo Paese visto da lontano?

Io stavo molto bene in Perù. Non ho mai avuto problemi economici e non mi è mai mancato il lavoro. Al contrario, godevo di molti privilegi per un paese povero. Ero un cittadino di prima classe in un un paese di cittadini di seconda classe. Però in Spagna la mia condizione è diventata quella di un immigrante senza lavoro, senza denaro, senza documenti: un cittadino di seconda classe in un paese di cittadini di prima classe. Ora quando torno in Perù faccio fatica a riconoscermi in quel che ero e però non sono nemmeno uno spagnolo. E inoltre ho passato l'infanzia in Messico. Giunge un momento in cui sei straniero in tutti i luoghi. Questa è una cosa eccellente per scrivere però è pessima per riuscire a sentirti a tuo agio nel mondo.


I libri di Santiago Roncagliolo

 

 

 
 
 
 
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