Intervista a Sara D'Amario

Sara D'Amario
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Sembra proprio che nessuno sia immune dalla passione per il giallo. Anche l'attrice Sara D'Amario ne è stata contagiata tanto da voler scrivere un libro 'esplosivo', che naturalmente non è certo passato inosservato presso gli addetti ai lavori... sembra infatti che sia già in lavorazione una sceneggiatura. Vedremo... intanto approfitto della sua gentilezza e comodamente seduta accanto a lei sul sedile posteriore di un taxi tra Firenze e Montecatini facciamo quattro chiacchiere per i lettori di Mangialibri.

 

Com'è stato questo debutto editoriale con il tuo Nitro?

Fortunato ed emozionante.

 

Nel tuo libro tante storie si sfiorano senza toccarsi: la vita va così?

Spesso va così, anche se credo che gli incontri importanti della vita non si perdano mai, quando devono avvenire avvengono. Se sfioriamo una persona che ci rendiamo conto essere una di quelle destinate a noi, sono sicura che sappiamo fare di tutto per ritrovarla; se non lo facciamo vuol dire che forse non era un incontro così fondamentale, o non era giusto in quel dato momento della nostra vita...

 

Tanti personaggi tutti diversi: quale ti ha divertito di più scrivere? E quale vorresti interpretare come attrice?

Mi sono divertita a scrivere ognuno di loro, anche i più violenti. Anna sarebbe sicuramente un personaggio molto divertente da interpretare, ma anche Claudia e Elisabetta o sua madre… In realtà i miei amici attori si sono già assegnati le parti, c’è già chi mi ha detto che vorrebbe fare Anna, chi Claudia, chi Gabriele. Sarei felice di vederli interpretare, non sento l’esigenza di interpretarne uno io.

 

Perché scrivere? Il primo gradino per approdare magari ad una sceneggiatura? O solo voglia di raccontare?

Avevo proprio voglia di raccontare questa storia, questo squarcio di vita, di realtà, di destini, di quotidianità. Se poi arriveremo alla sceneggiatura ne sarò felice.

 

Sei una lettrice? Se sì COSA ami leggere e soprattutto DOVE ami leggere?

Sono una lettrice vorace! Leggere è uno dei piaceri della mia vita e i libri sono i miei 'premi'. Mentre lavoro normalmente devo studiare molto e quindi non ho tanto tempo per leggere o comunque spesso non mi sento di staccare il cervello e concedermi il lusso di evadere leggendo, quindi compro i libri che mi piacciono e, appena finisco di lavorare, me li gusto come il premio per la fatica appena fatta. E per la disciplina… Leggo le cose più disparate, dai classici agli autori contemporanei, gli esordienti, i poeti… quando poi incontro un autore che mi rapisce (adoro essere rapita dalle storie) leggo tutto quello che scrive! Tra gli autori che seguo sempre con trepidazione ci sono Murakami, Camilleri, Nothomb, Mankell. Leggo ovunque! Quando posso leggere non importa dove sono. A casa mi piace tanto leggere nel letto, ma sono abituata a leggere negli aeroporti, sui treni… non leggo mai quando sono in metropolitana, perché lì mi piace guardare le persone.

 

Qual è il tuo atteggiamento quando entri in una libreria?

Se so già cosa sto cercando, quindi vado dritta all’obiettivo e poi inizio a perlustrare… passo ore dentro le librerie, a scoprire libri nuovi, autori che magari non conosco.

 

Ci racconti il tuo approccio con un libro che devi leggere (copertina>titolo>trama? O apri una pagina a caso?)

Sicuramente mi deve colpire la copertina, poi leggo la quarta e a volte il risvolto, che però spesso è fuorviante, o non rispecchia bene il romanzo. In generale quindi mi lascio ispirare, a volte scelgo un libro anche solo per il titolo. Una volta che i libri sono miei (sono gli unici oggetti per cui io avverta il senso del possesso), inizia un rapporto molto fisico, li tocco, sento la carta, spesso li annuso.. non li tratto come pezzi da museo (neanche li maltratto o scarabocchio, per carità!), li porto con me, viaggiano, vivono insomma.

 

E con uno che devi scrivere?

Prendo tanti appunti perché non so mai quando avrò il tempo per iniziare a scrivere davvero, in modo sistematico diciamo; dettagli e particolari, sia della storia sia della struttura, mi vengono in mente in qualunque momento del giorno o della notte, quindi ho sempre con me carta e penna. E spesso, durante le attese negli aeroporti o mentre viaggio, mi capita di ragionare sulla struttura drammaturgica, cosa che poi mi aiuta ad ordinare le idee sui personaggi e su quello che vorrei far vivere loro.

 

Come attrice ai personaggi che interpreti è più quello che rubi o che dai?

Più che altro mi presto, mi metto al loro servizio. Ciò che do tanto è la costanza e la tenacia con cui li preparo e la tranquillità con cui mi faccio attraversare per dar loro vita. Se le persone che li vedono vivere si emozionano ne sono felice; quella felicità particolare è ciò con cui i personaggi ricambiano la mia dedizione.

 

E come scrittrice?

Penso che il rapporto sia lo stesso. Almeno per ora. 

 

 

 
 
 
 
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