Intervista a Sarah McCoy

Sarah mc Coy
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Da Sarah McCoy, ultimo talento mainstream scovato dal team del Gruppo editoriale Mauri Spagnol, progetti editoriali per il futuro e uno sguardo alle esperienze vissute. I significati della scrittura e gli aspetti inerenti alla ricerca documentale per un'autrice che attribuisce un ruolo importante alle testimonianze dirette, legando il romanzo di ambientazione storica al presente. La curiosa scelta di un genere 'ibrido', il desiderio soprattutto di continuare a mettersi in gioco. Tutto in questa nostra chiacchierata da un oceano all'altro.





La figlia dei ricordi in realtà non è il tuo libro d'esordio, ma solo il primo pubblicato in Italia: cosa ci dici del tuo primo romanzo?
Il mio primo romanzo infatti si intitola The Time It Snowed In Puerto Rico, ed è un romanzo di formazione con protagonista una ragazzina di 11 anni, ambientato a Portorico negli anni '60. È ovviamente ispirato alle mie radici ispaniche, alla mia infanzia, alle donne della mia famiglia, figure forti e affascinanti. Mia madre è portoricana e la mia famiglia allargata continua a vivere laggiù, in una fattoria. Invece l’ispirazione per La figlia dei ricordi mi è arrivata da una serie di esperienze vissute. Durante la mia prima visita a El Paso, in Texas, mio marito e io eravamo su un aereo pieno di turisti tedeschi, i soliti europei che vengono a vedere i cowboy e il West selvaggio in vacanza: non mi è parso così fuori dall’ordinario lì per lì,mio padre era un ufficiale dell’esercito e la mia famiglia ha vissuto in Germania molti anni quando ero bambina. Anche mio marito è cresciuto in Germania, ha lavorato in una struttura alberghiera laggiù durante gli anni dell’università e quindi parla un tedesco fluente. Siamo entrambi molto a nostro agio con la cultura tedesca. Mesi dopo, una rivista della mia città mi ha commissionato un articolo sulla comunità cittadina di origine tedesca: non avevo idea ce ne fosse una così grande. Ho scoperto che la Luftwaffe fa addestrare i suoi piloti qui negli Usa dal 1958. Nel 1992, hanno creato una guarnigione alla Holloman Air Force Base vicino a El Paso, dando vita a una flotta alata di dimensioni significative  sul confine Tex-Mex. Rimasi a bocca aperta. La mia inchiesta per la rivista mi ha portato a una panetteria chiamata “Marina’s German Bakery”. Lo staff mi ha gentilmente concesso di visitare la cucina e di far loro mille domande, che hanno portato alla creazione del personaggio di Reba e alla storia de La figlia dei ricordi.  Un giorno poi io e mio marito siamo stati a un Farmer market e lì abbiamo incontrato una signora di 80 anni di origini tedesche che vendeva del pane: ero completamente deliziata da lei e dai suoi modi, e da tutte le cose che immaginavo che la sua vita potesse contenere. Mentre assaggiavo i suoi deliziosi brötchen le ho chiesto come fosse finita a El Paso, e lei mi ha spiegato: “Ho sposato un soldato americano dopo la Seconda Guerra mondiale”. In quel momento ho avuto la visione di una giovane donna chiamata Elsie nella Germania del 1945. La mia infanzia in Germania e i numerosi viaggi che ho fatto da adulta in quella terra hanno stimolato la mia immaginazione: non rimaneva che tuffarsi nei libri di storia e nelle testimonianze dirette che avevo raccolto.


Cosa significa scrivere per te?
Da piccola ero timidissima, sempre nascosta dietro mia madre, che era una maestra elementare. Le parole dette non sono mai state il mio forte: mi è sempre sembrato che uscissero troppo veloci dalla bocca, troppo senza controllo. Ero chiusa nella mia testa piena di emozioni, come una gabbia: ma non ero Houdini e non sapevo come evadere. Tutto cambiò il giorno che mia madre mi mise davanti un foglio bianco e una matita dicendomi “Scrivi quello che provi, Sarah. Scrivilo, tiralo fuori”. Ancora oggi vedo ancora davanti agli occhi vividamente quel bianco del foglio, sento ancora l’odore della matita temperata. Scrissi qualcosa, poi cancellai con la gomma: con le parole dette a voce non puoi farlo, pensai. Alla fine scrissi una favola su una bambina chiamata Clara che viveva in una piccola casa in una foresta scura. E mi resi conto che scrivere qualcosa significava poterlo condividere con tutti con facilità, e che chiunque così poteva conoscere i miei sentimenti. Avevo scoperto la chiave per aprire la gabbia. Oggi che sono una donna adulta e sposata, ho imparato a esprimermi, a raccontarmi anche a voce, ma il 99% delle volte quello che dico l’ho già scritto nel mio diario o in qualche storia. Scrivo per capire il mio mondo. Scrivo per connettermi con la gente. Scrivo per trovare e comunicare la mia verità. Ecco cosa significa scrivere per me.


C’è stato un momento difficile durante il processo di scrittura de La figlia dei ricordi? E se sì, quale?
I quattro capitoli scritti dal punto di vista dell’ufficiale nazista Josef Hub sono stati molto difficili da scrivere. Ho dovuto vivere nella psiche di un soldato fedele alla sua nazione. E l’aggettivo “nazista” significa terrore, orrore, rabbia. Ma ho dovuto mettere da parte la mia condanna morale da donna del 21esimo secolo, il mio ricordo della visita a Dachau, quando toccavo i mattoni dei forni chiedendomi “Come? Come? Come?”. Ho dovuto pensare come Josef, non come Sarah: e lui era tormentato quasi a livello di pazzia dai paradossi della guerra: il contrasto tra ciò che si crede giusto e gli ordini ai quali si deve obbedire, il bene collettivo contro l’etica individuale, l’uomo contro il soldato. Negli altri capitoli c’è solo la figura pubblica dell’ufficiale Hub: gli stivali lucidi e l’uniforme impeccabile, l’uomo che aderisce perfettamente alle regole e all’autorità, il potente guerriero devoto alla sua patria, l’uomo che sta facendo qualcosa di orribilmente sbagliato. Ecco, il momento più difficile del romanzo è stato questo: ma se rifuggiamo dal ricordare cose così terribili del passato allora tutti coloro che hanno sofferto avranno sofferto invano. Onoriamo quella gente solo alzando una torcia sulle loro lapidi e dando luce al loro passato.


Mentre svolgevi le ricerche per La figlia dei ricordi hai incontrato qualcosa che ti ha sorpreso? E ci sono stati fatti o personaggi che avrebbero dovuto essere inclusi nel libro ma poi alla fine ne sono rimasti fuori?
Tutto quello che ho scoperto sia sulla El Paso di oggi sia sulla Germania della Seconda Guerra mondiale mi ha sorpreso e colpito, e ho cercato di inserire tutto quello che aveva colpito me nel libro per condividere le mie emozioni con i lettori. Il romanzo intero è una grande scatola piena di sorprese! Mi vedo un po’ come un’archeologa delle storie, che recupera manufatti quasi dimenticati e li porta alla luce così i lettori possono goderne. Uno dei fatti più incredibili e sconvolgenti è di sicuro il Programma Lebensborn: avevo scritto anche quattro capitoli dal punto di vista di Hazel, sorella di Elsie nel Programma, ma il mio editor mi ha consigliato di tagliarli per focalizzarci meglio sul viaggio di Elsie e su Tobias. Spesso incontro lettori che mi chiedono se scriverò mai altri romanzi con questi protagonisti. Non ne sono certa. Potrei usare quei capitoli tagliati come base per un altro romanzo, ma per ora rimangono nel mio laptop.


Che ci dici del tuo prossimo progetto, allora? A cosa stai lavorando?
La Crown/Random House, il mio editore americano, mi ha commissionato un romanzo per il 2014 o forse i primi mesi del 2015. Racconterà la storia in parallelo della figlia di un celebre abolizionista e di una coppia moderna che cerca di concepire un figlio: un misterioso oggetto trovato durante la ristrutturazione del loro appartamento legherà passato e presente e aiuterà la coppia a capire che i modi di essere una famiglia sono sempre stati molti più di quelli che sembrano. Alla base del romanzo c’è la sfida dell’allevare figli: quali strade siamo disposti a percorrere per diventare genitori? È ambientato nel mio Stato, la Virginia, dove vivo con la mia famiglia, ma in una cittadina inventata che ho chiamato New Charleston, un carosello di vividi personaggi che devono prendere le decisioni che orienteranno il loro futuro. C’è ancora la formula dell’ibrido tra romanzo storico e romanzo ambientato nel presente: un format che i miei lettori di tutto il mondo hanno abbracciato con entusiasmo e che si adatta bene al mio processo di scrittura. Ho appena terminato il romanzo e l’ho consegnato all’editore: non vedo l’ora di condividerlo con i miei lettori italiani!

I libri di Sarah McCoy



 

 

 

 
 
 
 
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