Intervista a Scarlett Thomas

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Intervistare telefonicamente uno scrittore – anzi, una scrittrice – camminando per la strada in mezzo al traffico tenendo contemporaneamente per mano mia figlia che ero passato a prendere a casa di un’amichetta? Fatto. Riascoltare un file audio in cui alle parole di Scarlett Thomas, già musa della fiction pop-surreale britannica e ora rising star della narrativa fantasy per ragazzi, si mescolavano clacson, motori, imprecazioni e frenate è stato… divertente? No. Bizzarro, piuttosto.




Al quotidiano “The Guardian” hai confessato che scrivere un libro per ragazzi ti ha fatto capire la dignità e la profondità di questo tipo di letteratura, ti ha fatto decidere che vale la pena studiarla. Come è andata?
Sì, all’idea di scrivere libri per ragazzi ci sono arrivata per gradi, e in modo per me inaspettato. Ma sin da subito, prima ancora di iniziare a scrivere Il drago verde avevo chiara in mente una cosa: volevo combinare gli aspetti migliori della fiction per adulti con gli aspetti migliori della narrativa per ragazzi. Questa serie è dunque una sorta di laboratorio letterario per me, il posto migliore per tentare un’operazione che è ambiziosa ma anche emozionante.

Pensi quindi che sarebbe “terapeutico” per ogni scrittore scrivere libri per ragazzi almeno una volta nella vita?
Direi di sì, è una cosa che raccomanderei a tutti. È un’attività terapeutica nel vero senso della parola, cioè ti fa sentire meglio. Come tutti i percorsi terapeutici è anche difficile, costa fatica ma alla fine c’è una ricompensa.

A proposito di libri: i libri hanno un ruolo speciale nella trama de Il drago verde, il primo capitolo della saga di Worldquake
È una domanda più complessa di quello che sembra. Innanzitutto i libri sono molto importanti nella trama de Il drago verde a vari livelli: rappresentano la fonte di informazioni per i personaggi, sono oggetti magici che ti trasformano e ti possono trasportare in un altro mondo. In secondo luogo hanno naturalmente una valenza simbolica, sono la cultura millenaria che una società in grave crisi tecnologica si trova ad avere l’occasione di riscoprire.

Guardandola dal di fuori, in cosa è diversa dalle saghe fantasy per ragazzi più celebri la tua Worldquake?
Credo che sia il lettore a dover decidere se il ciclo di Worldquake ha qualcosa di speciale e cosa. Mi piace pensare che sia una saga avvincente e affascinante, certo. Potrei dire che contiene delle riflessioni filosofiche sulla vita, ma non è certo l’unico libro a toccare questi aspetti. Che è un libro scritto bene, ma questo vale per tanti altri libri ‒ non necessariamente dello stesso genere.

Tornerai presto alla fiction per adulti?
Ci vorrà ancora qualche anno, sto pensando a un nuovo romanzo per adulti ma siamo in una fase ancora molto embrionale.

I LIBRI DI SCARLETT THOMAS



 

 

 
 
 
 
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