Intervista a Scott Turow

Scott Turow
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Incontro per la stampa: lui è Scott Turow, scrittore 'gigantesco' e avvocato di grido. I miei colleghi fanno domande altisonanti, lui sembra annoiarsi… io vorrei chiedergli tutt'altro… e quando qualcuno dice "Avete domande?" timidamente alzo la mano e comincio con una raffica nell'incredulità generale. Lui sorride: è fatta, Scott Turow è nostro!


 

Gli avvocati americani (e non solo) sono in generale malvisti dall'opinione pubblica, eppure i legal thriller hanno un grande successo: non è una contraddizione?

Forse conoscete la battuta che dice: qual è la differenza tra uno scoiattolo morto schiacciato sull'asfalto e un avvocato anch’esso steso sull’asfalto? Che vicino al cadavere dello scoiattolo ci sono i segni di frenata. Il fatto è che gli avvocati guadagnano molto denaro, in più c’è il fatto che le persone non sanno come funziona effettivamente il sistema legale. Succede così che in molti si chiedano come facciano a fare tutti quei soldi. La gente è curiosa su come funziona il mondo giuridico e questa non conoscenza mista alla curiosità ha fatto sì che crescesse l’interesse vesso il legal thriller.

 

Ti va stretta l’etichetta di scrittore di genere?

No, è un dato di fatto che ho scritto molti romanzi legati al mondo della legge, anche adesso per esempio sto scrivendo il seguito di Presunto Innocente per cui l’interesse da parte mia c’è di continuare ad indagare aspetti di questo genere. Il protagonista sarà lo stesso magistrato, inizialmente avevo pensato di comporre il romanzo intorno alla decisione di questo magistrato circa il verdetto di un caso in cui era coinvolto un uomo che era stato trovato seduto sul letto dove giaceva il corpo di una donna. Avevo chiara questa immagine e basta. Poi ho deciso che l’uomo seduto era proprio il magistrato. Il fatto è che oggi, più che in altri momenti, mi sento più libero di esplorare altre forme di scrittura e mi lascio trasportare dal vento della mia fantasia, mi piace vedere dove la mia creatività mi porta. Ho scritto testi teatrali e molti racconti ultimamente. Però ripeto, alcuni aspetti delle leggi continuano ad alimentare la mia curiosità e voglio esplorare e approfondire questi aspetti.

 

Nel tuo pamphlet Punizione suprema qualche anno fa hai affrontato in modo molto originale il tema della pena di morte: hai cambiato idea nel frattempo?

La pena di morte è praticata fin dalle origini della fondazione del sistema negli Stati Uniti è un riferimento forte nel Diritto statunitense. Solo ultimamente, negli ultimi dieci-quindici anni, con l’introduzione delle tecniche del DNA i nuovi metodi di indagine hanno reso incontestabile la colpevolezza o l’innocenza di molte persone. In questo modo gli americani si sono resi conto che molti innocenti sono stati uccisi sulla sedia elettrica o con iniezione letale e questo ha creato un punto forte di riflessione che ha portato in alcuni Stati non ad abolire la pena di morte, ma almeno a non applicarla, ad applicare una moratoria. Attenzione, questa differenza è sostanziale.

 

Conosci i giallisti scandinavi?

Purtroppo non bene come vorrei perché in inglese ne sono stati tradotti pochi. Di giallisti europei conosco bene quelli inglesi.

 

Cosa ne pensi di Barack Obama?

Cosa devo pensare... sono un avvocato, un romanziere, sono americano, laureato in Legge ad Harvard come lui, lo conosco e sono un suo sostenitore. Credo che se venisse eletto l’America potrebbe tornare a essere una terra di speranza, un posto dove i sogni si realizzano, un Paese non più dominato dalla paura.

 

Che ruolo e che peso hanno i mass-media nei più importati casi giudiziari che salgono alla ribalta della cronaca?

In teoria non dovrebbero pesare. In pratica questo accade eccome, o perlomeno se un giudice diventa impopolare per una decisione presa anche la sua possibile carriera ne viene compromessa. Sicuramente i giornali oggi hanno più bisogno di sensazionalismo per vendere copie perché soprattutto i giovani si informano su Internet. Quindi c’è bisogno di storie che attirino la curiosità.

 

Cosa ti diverte soprattutto dello scrivere?

L’attività dello scrittore è definita dagli psicologi come un 'gioco profondo', che poi è la capacità che i bambini hanno di trasportare la propria immaginazione da qualche altra parte. Certamente scrivendo mantengo sempre vivo il mio bambino interiore. Onestamente siedo per ore a giocare con i miei amici immaginari e questo mi rende molto felice. 

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