Intervista a Serena Dandini

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Serena Dandini è nota al grande pubblico per la qualità indubbia delle sue trasmissioni, da “La TV delle ragazze” a “Parla con me”. Ha però anche una brillante carriera da scrittrice, e l’abbiamo incontrata per uno scambio di battute sul suo ultimo libro in occasione del Salento Book Festival.




Il catalogo delle donne valorose, una scelta di donne piuttosto varia e spesso con donne sconosciute. Quale criterio di scelta hai utilizzato? E, col senno di poi, chi avresti inserito?
Il criterio è semplice: ho tentato di dare il giusto spazio a delle donne che hanno fatto grandi cose, ma che per qualche motivo incomprensibile vengono escluse dai libri di storia. Chi avrei potuto inserire? Mi viene in mente Artemisia Gentileschi, un’artista romana di scuola caravaggesca del Cinquecento. E poi, visto che siamo in questa splendida terra che è il Salento, mi fa piacere citare Renata Fonte, una donna che ha pagato con la vita la sua scelta di lottare per la difesa del territorio. A mia parziale discolpa, posso dire che sono venuta a conoscenza della sua vicenda quando il libro era ultimato.

Questo è un libro sulle donne, non il primo della tua produzione. C’è da parte tua la volontà di provare a cambiare le cose? Quanto credi in questa possibilità?
Certo che ci credo, e molto. Ma c’è ancora tantissimo da lavorare, e bisogna farlo già a partire dalle scuole e dai ragazzi. Purtroppo scontiamo un’incredibile diffidenza nei confronti delle donne, una tendenza a sminuirle sempre e comunque, frutto di questa “educazione sentimentale” sbagliata che diamo.

Ferite a morte è il tuo libro sul femminicidio, che prima è stato uno spettacolo teatrale. Di certo è un modo particolare di sensibilizzare il pubblico sul tema. Che risultati ha avuto?
Tutto è nato dalla presa di coscienza che tanti convegni sul femminicidio non sono serviti praticamente a nulla. Quel tipo di comunicazione credo che non arrivi al cuore, cosa che invece col teatro e la letteratura viene abbastanza facile, quindi penso di aver scelto lo strumento giusto. Ci sono stati riscontri positivi e un certo apprezzamento anche a livello internazionale, tant’è che ancora oggi mi capita di ricevere telefonate in cui mi dicono “Ehi, abbiamo tradotto i tuoi monologhi in Argentina”, e la cosa mi inorgoglisce molto.

I LIBRI DI SERENA DANDINI



 

 

 
 
 
 
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