Intervista a Sergio Algozzino

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Sergio Algozzino, scrittore, fumettista e illustratore palermitano molto apprezzato anche all'estero, ha esordito nel 2000 sulle pagine di Fandango della Panini Comics, per la quale ha realizzato anche molti episodi di Piccoli Brividi e AniMarvel. Oltre a disegnare si interessa di didattica (insegna alla scuola del fumetto di Palermo e ha fondato Kinart, un portale per aspiranti fumettisti) e di storia del fumetto. Grande appassionato di musica, alla fine del 2008 ha scritto e disegnato per Becco Giallo il volume Ballata per Fabrizio De André.

 
Come è nato il progetto Ballata per Fabrizio De André? E' stata una tua idea oppure una proposta dall'editore che conosceva già il tuo lavoro e la tua passione per De André?
Sì, erano interessati a un progetto del genere e hanno saputo del mio forte interesse... praticamente mi hanno tentato come un cane affamato che vede spenzolare davanti a se una bistecca succulenta!
 
Quand'è stata la prima volta che hai 'incontrato' De André? E quale suo disco hai ascoltato per primo?
Le Nuvole, grazie a mio fratello più grande che ha sempre ascoltato tanta buona musica. Più avanti scovai qualche raccolta di cantautori italiani fra i dischi di mio padre e feci invece la conoscenza con Michè; infine alle scuole medie, per Educazione Musicale, io e un mio compagno cantammo e suonammo le più classiche La guerra di Piero e Canzone di Marinella.
 
Oltre che di De André so che sei anche un appassionato di musica in generale, del resto è cosa nota che molti fumettisti e illustratori ascoltano musica mentre lavorano: a te piace ascoltarla mentre disegni?
La musica mi accompagna sempre, anche quando scrivo (e magari in quel caso la preferisco in lingua straniera). In Pioggia d'estate, l'altro mio libro a fumetti uscito in questi giorni, edito da 001, ho dedicato un paio di capitoli all'argomento. Mi affascina il rapporto stesso che ha la musica con le persone, anche al di fuori del semplice ascolto: la musica rimane attaccata alle tue ossa, e una canzone ha il potere di rievocare non solo ricordi, parole o immagini, ma anche odori. E' la più grande esperienza multimediale a cui si può aspirare, ed è lì, sotto gli occhi, anzi le orecchie, di tutti.
 
Molti autori di fumetti hanno uno stile grafico che li rende immediatamente riconoscibili qualunque cosa disegnino, mentre osservando i tuoi lavori salta subito all'occhio un grande eclettismo, cosa che personalmente ritengo un pregio perché dimostra notevoli capacità espressive: questo eclettismo è una scelta precisa? O è dovuto al fatto che sei stato influenzato da artisti di estrazione più varia?
Tengo sempre a mente una frase di Andrea Pazienza, che diceva “il segno è una metafora meravigliosa. (...) Ora, per me l’importante è non giocarmi una univocità che mi stancherebbe e che non conterrei a facilità”. Per me è tassativo disegnare al servizio della storia, mi viene automatico, è una regola personale che non mi sono imposto, ma vedo che mi piace fare così. Mi rendo conto che è spiazzante, ma non amo fare la stessa cosa per molto tempo, forse mi annoierei...
 
So che ami anche il cinema, in particolare Jerry Lewis, un attore peraltro molto legato all'animazione visto che il suo regista principale, Frank Tashlin, lavorò come animatore per Max Fleischer e i Looney Tunes. Il cinema, non solo quello d'animazione, ispira in qualche modo il tuo lavoro? Ti piacerebbe in futuro lavorare nel campo dell'animazione?
L'animazione la guardo come un lontano parente a cui voglio tanto bene, il mio rapporto con essa è di semplice fruitore, non sarei in grado di far nulla in quel senso, ci sono troppi meccanismi diversi... mi sentirei più a mio agio con un serial televisivo. Anche il cinema, mi piacciono così tante cose... il mio unico metro di giudizio è la sincerità, così posso passare di palo in frasca, ma se una canzone o un film è fatto con passione, io che di passione vivo, la riconosco e mi affeziono.
 
I fumetti di Sergio Algozzino

 

 

 

 
 
 
 
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