Intervista a Silvia Ziche

Silvia Ziche
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Silvia è sicuramente una delle punte di diamante del fumetto umoristico italiano. Dalle collaborazioni con riviste storiche come Linus e Cuore all'approdo in casa Disney - sulle orme di Giovan Battista Carpi e Giorgio Cavazzano - sino alla creazione di Lucrezia, il personaggio a cui ha dedicato ben quattro libri, il suo successo è stato sempre crescente. In questa intervista ripercorre assieme a noi la sua carriera dando anche qualche utile consiglio ai giovani che avessero intenzione di lavorare nel mondo dei fumetti.
Quando hai deciso che saresti diventata una autrice di fumetti?
Probabilmente l'idea è nata insieme a me. Non ricordo di avere mai deciso: ho sempre disegnato tantissimo da bambina e non credo di aver mai risposto che avevo intenzione di diventare una fumettista a quelli che mi chiedevano cosa avrei voluto fare da grande. Alla fine lo sono diventata e basta. E devo dire che sono stata fortunata, anzi molto molto molto fortunata in quanto sono riuscita a cominciare presto: avevo circa vent'anni quando mi sono presentata, in maniera anche un po' incosciente, alla redazione di Linus. Perché va bene l'essere entusiasta e rompiscatole e l'aver lavorato tanto facendo un sacco di cose, ma spesso ci vuole anche una buona dose di fortuna per iniziare a lavorare così presto. Paradossalmente mi è venuto un po' di spavento in seguito, quando dopo Linus ho cominciato a lavorare per Cuore, per la Smemoranda (che non è una rivista ma è comunque un'agenda molto nota) e poi Topolino: tutto questo è successo nell'arco di un anno e mezzo.
 

Immagino che all'inizio non fosse in cima ai tuoi pensieri lavorare per Topolino: anche in questo caso è stato abbastanza facile?
Topolino non era nei miei pensieri, ma nel momento in cui ho saputo che loro cercavano dei disegnatori, e dato che ancora non riuscivo a vivere con i fumetti, anche stavolta con molto entusiasmo e un po' di incoscienza mi sono presentata. Sarà stato il 1988/89. Con Topolino ci ho messo un po' di più a pubblicare: per lavorare lì prima è necessaria un po' di “scuola”, anche se all'epoca non c'era ancora l'Accademia Disney ma solo Giovan Battista Carpi che faceva da maestro. E dopo questo apprendistato Topolino è diventato il mio lavoro principale per un bel po' di anni.
 

Ti piace lavorare su personaggi inventati da altri?
Devo dire che, Topolino a parte, non mi è capitato di lavorare su personaggi inventati da altri. Con i personaggi Disney non ho mai avuto problemi perché a me piace l'umorismo. Inoltre mi sono trovata benissimo per una questione affettiva: avendo imparato a leggere su Topolino prima ancora di andare a scuola, per me i personaggi Disney è come se fossero degli amici di quando ero bambina. E' stata un'esperienza molto bella, anche se all'inizio non era esattamente nei miei pensieri e forse non pensavo neppure che ci si potesse arrivare a lavorare. Era sicuramente più facile pensare di fare della cose mie piuttosto che entrare a far parte dello staff degli autori Disney.
 

Per Cuore e la Smemoranda hai disegnato molte vignette: preferisci la loro sintesi estrema oppure ami maggiormente le storie lunghe?
In definitiva mi piace un po' tutto quello che è fumetto, che è racconto con disegni e parole. Peraltro mi capita tuttora di fare sia vignette, ogni settimana su Topolino e su Donna Moderna, sia storie più lunghe, a puntate o quando lavoro ai miei libri. Io penso che la storia lunghissima e la vignetta siano entrambe un racconto, con un inizio, uno svolgimento e una fine, solo che nella vignetta l'inizio e lo svolgimento sono come sottintesi e si arriva direttamente alla fine. Ma dietro alla vignetta c'è sempre la costruzione della storia, come nella striscia e nella storia più lunga.
 

C'è un autore o qualche personaggio dei fumetti che è stato per te una fonte di ispirazione primaria?
Ci sono stati molti autori e disegnatori che ho amato e che sulla carta sono stati miei “maestri”, ma da appassionata lettrice di Topolino nei primi anni '70 posso dire che il primo che ho amato in maniera viscerale è stato Giorgio Cavazzano, che proprio in quel periodo cominciava a pubblicare le sue incredibili storie. Anche se poi in realtà questo disegnatore che amavo non sapevo neppure chi fosse, dato che all'epoca su Topolino non comparivano i nomi degli autori. Quando poi alla fine ho scoperto chi era ho recuperato gli altri suoi lavori, finché non sono arrivata addirittura a conoscerlo di persona nella varie fiere del fumetto: in quelle occasioni poi, tanta era l'ammirazione che davanti a lui riuscivo a esprimermi solo a monosillabi. Ma Cavazzano è una persona talmente intuitiva che riusciva comunque a capire cosa volevo dire, tanto che alla fine è diventato realmente il mio maestro e, oltre ad avermi introdotta al lavoro vero del disegnatore (come in parte ha fatto anche Giovan Battista Carpi per quanto riguarda Disney), mi ha dato dei consigli universali che per me sono stati fondamentali. Del resto quando l'ho conosciuto avevo più o meno quattordici anni e non sapevo proprio niente sul lavoro nei fumetti. Sapevo solo che mi piacevano i disegni e mi piaceva disegnare, finché un giorno Cavazzano mi ha detto di cominciare a scrivere le storie da sola oltre che a disegnarle, anche per non rischiare in seguito di dovermi affidare ad altre persone per la scrittura dei testi. Questa cosa mi ha cambiato la vita perché ho scoperto che il raccontare mi piaceva allo stesso modo, se non ancor di più, del disegnare.
 

Quindi sei stata fortuna anche a sceglierti un punto di riferimento italiano: se fossi stata ammiratrice di un maestro straniero probabilmente sarebbe stato più difficile riuscire ad entrare in contatto con lui...
Sì, una fortuna allucinante perché Cavazzano non solo è italiano ma addirittura veneto: io sono nata e cresciuta in provincia di Vicenza mentre lui abitava in provincia di Venezia, a circa 40 chilometri di treno. Anche la vicinanza geografica è stata una coincidenza fortunata.
 

Come e quando è nato il personaggio di Lucrezia, protagonista del tuo ultimo  libro e delle strisce su Donna Moderna?
Il personaggio è nato all'inizio degli anni duemila. Volevo raccontare un argomento che in precedenza non avevo mai trattato, ovvero l'amore. Ovviamente non quello romantico: ero più interessata agli imprevisti connessi al rapporto d'amore, come i ricatti, le cattiverie...  guardandomi intorno infatti vedevo un sacco di persone che, pur dicendo “ti amo”, in realtà intendevano dire “amami, porca miseria!”. Ma per raccontare questo aspetto mi serviva un personaggio e così, dato che per immedesimarmi più facilmente ne occorreva uno femminile, è venuta fuori Lucrezia. Occorreva una donna che fosse anche “difettosa”, non positiva ma al contempo un po' simpatica, in modo da poter prendere in giro anche gli uomini prendendo in giro lei. Riguardo il disegno, mi serviva un personaggio spigoloso e goffo, magari con il naso adunco, che si potesse confrontare con tutti i suoi difetti mentre è alla ricerca di quella felicità che ognuno di noi - secondo me erroneamente - identifica col trovare un'altra persona con cui rapportarsi, che di solito però ha già i suoi problemi a cui pensare. Tutto ciò l'ho raccontato nel libro Amore mio del 2004. Dopodiché ho ripreso Lucrezia in Due (2006) dove le faccio trovare un fidanzato raccontando l'inizio e la fine della loro storia. Nello stesso anno ho cominciato a disegnare le strisce settimanali di Lucrezia per Donna Moderna. In questo ultimo libro, intitolato Prove tecniche di megalomania invece si vede l'ex fidanzato che ormai, come un acaro, continua a soggiornare sul divano di Lucrezia.
 

Come mai hai scelto un titolo come Prove tecniche di megalomania?
L'ho scelto per via del fatto che ormai un po' tutti, sopravvalutandosi, quando si lamentano per qualcosa dicono “non me lo merito”, “io mi merito di più”. A volte questo atteggiamento ha un fondamento reale, ma in altre occasioni è spinto all'eccesso e basato sul nulla: penso che in giro ci sia una percezione quotidiana di noi stessi un po' eccessiva rispetto a come siamo realmente. Molte persone pensano di avere un credito da riscuotere nella vita e dicono “non può essere tutto qui, deve arrivare per forza qualcosa di più gratificante”. E naturalmente questo atteggiamento si ripercuote nelle relazioni sociali creando delle difficoltà con le altre persone, dal fidanzato, ai genitori, agli amici...
 

Hai già in cantiere qualche nuovo progetto?
Sì, c'è un progetto a cui sto pensando ma, oltre al fatto che sono molto scaramantica, è ancora talmente poco chiaro che al momento preferisco non parlarne: ne parlerò quando sarà maggiormente definito. Comunque nel futuro credo ci sia ancora un po' di spazio per raccontare altri aspetti della vita di Lucrezia in un altro libro.
 

Se dovessi dare un consiglio ad un giovane disegnatore che volesse ripercorrere le tue orme, che cosa gli suggeriresti di fare?
Premetto che essendo cambiati i tempi purtroppo, al giorno d'oggi è diventato molto difficile riuscire a sfondare in questo campo. Tuttavia il mio consiglio è di non smettere mai di disegnare e di scrivere continuando a coltivare la propria passione, di essere testardi e soprattutto di essere i primi critici di se stessi, anche per riuscire a capire meglio le critiche che vengono dagli altri. Soprattutto all'inizio infatti uno può andare in giro a far vedere le proprie opere pensando che siano bellissime, mentre in realtà sono solo le più belle cose che tu sai fare in quel determinato momento. E siccome stai ancora imparando è possibile che in futuro potrai dare ancora di più. Ma se uno poi va a chiedere consiglio a un professionista, non essendo tuttavia consapevole del fatto che sta ancora imparando, è difficile anche solo recepire i consigli che ci vengono dati dagli altri. Quindi verso se stessi bisogna essere ancora più rigidi di quanto lo possano essere gli altri, perché solo così si può migliorare. Occorre sicuramente essere testardi, autocritici e probabilmente anche disposti a muoversi. Ma se ai miei tempi muoversi poteva significare andare dalla provincia di Vicenza fino a Milano, adesso potrebbe voler dire sicuramente andare più lontano, anche oltreconfine.

 
I fumetti di Silvia Ziche

 

 

 
 
 
 
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