Intervista a Simone Garzella

Simone Garzella
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È giovane, ama i libri e ne ha fatto un lavoro: da Londra  New York va a caccia di titoli da proporre sul mercato internazionale, ha fatto conoscere Saviano agli arabi... ed è solo uno dei tanti progetti che lo hanno visto protagonista. Lo incontriamo nel suo appartamento nella Grande Mela... avremmo potuto aspettarlo in Italia, ma volete mettere chiacchierare su una terrazza che dà sullo skyline della città che non dorme mai?

Quando ti sei 'scontrato' per la prima volta con un libro?
Ho iniziato con i fumetti. Il primo anno delle elementari mi ammalavo sempre e mia mamma comincio' a comprarmi Topolino e Il Giornalino. Ai libri veri e propri mi sono avvicinato piu' tardi, verso i 14 anni. Paradossalmente è stata la televisione a spingermi verso la lettura, attraverso la pubblicità di Sogni d'Inverno di Rosetta Loy. Dopo quel primo libro, non ho piu' smesso di leggere. Ne' ho piu' guardato molto la televisione.
 
Quando hai capito che nel tuo futuro ci sarebbero stati i libri?
Per me e' sempre stato naturale pensare alla mia vita come a una vita in mezzo ai libri, anche se oggi credo che sia una fortuna poter fare questo lavoro, come e' una fortuna poter trasformare le proprie passioni in una carriera. Ho iniziato a fare il lettore mentre frequentavo ancora l'universita' e anche quando per vari motivi sono stato costretto a fare altri lavori, non ho mai smesso di seguire e lavorare per il mondo editoriale, soprattutto come traduttore.
 
In Italia la figura professionale che ricopri è poco conosciuta: cos'è uno scout esattamente?
Uno scout e', come dice la parola, un esploratore. Gli scout monitorano il mercato editoriale straniero, soprattutto americano e inglese, per una serie di case editrici estere che sono interessate ad acquistare i diritti di traduzione dei libri piu' interessanti. C'e' infattti c'e' una grande competizione per arrivare per primi ai grandi autori. Lo scout e' una specie di consulente editoriale sul campo, che agisce da occhi e orecchie per alcuni editori fornendo loro informazioni in anteprima su romanzi e saggi che devono ancora essere pubblicati.
 
Fai ancora il traduttore?
Sto traducendo un paio di cose, un saggio autobiografico intitolato War Reporting for Cowards - Corrispondenza di guerra per codardi - del giornalista inglese Chris Ayres, da cui stanno girando un film. E' il racconto molto divertente che l'autore fa delle sue esperienze come corrispondente prima nella New York dell'11 settembre e poi come giornalista al seguito delle truppe americane durante la guerra in Iraq. E poi tradurro' un romanzo intitolato Transplanted Man dell'autore indiano Sanjay Nigam, di cui ho gia' curato il primo romanzo L'incantatore di serpenti. Transplanted Man e' la storia di un diplomatico indiano i cui organi vitali principali sono stati tutti trapiantati e provengono da persone di razze, eta', religioni diverse. Un originale inno alla tolleranza. E credo che questo sara' l'ultimo libro che tradurro', visto che lo scouting assorbe la maggior parte del mio tempo, anche se forse continuero' a tradurre i libri sia di Chris Ayres che di Sanjay Nigam, visto che con entrambi gli autori si e' creato un rapporto di amicizia a distanza.
 
Come ti avvicini ad un nuovo libro/progetto?
Seguo molto le indicazioni degli editori per cui lavoro, i loro gusti, le loro richieste, i loro suggerimenti. Siamo costantemente in contatto e cerco anche di andare a visitarli nei rispettivi paesi almeno una volta l'anno. Oltre che leggere e selezionare materiale, seguire le classifiche dei best-seller e i maggiori premi letterari, il lavoro dello scout e' fatto di pubbliche relazioni, incontri plurisettimanali con agenti letterari ed editori, anche ma non solo in occasioni delle grandi fiere come Francoforte e Londra. Per questo lavoro e' fondamentale avere e sviluppare una rete di contatti. Anche per questo viaggio il piu' possibile. Oltre a dividere il mio tempo tra New York e Londra cerco di andare almeno un paio di volte l'anno in Canada e almeno una in Australia.
 
Che tipo di lettore sei?
Preferisco prevalentemente la narrativa, sia classici che autori contemporanei. In un libro cerco grande originalita', anche eccentricita' talvolta, e soprattutto una particolare cura a livello stilistico e linguistico. Per me una storia, un autore, devono darci una nuova prospettiva sul mondo, farci vedere le cose da un'angolazione diversa rispetto a quelle a cui siamo abituati. E devono farlo in maniera convincente, avvolgente, curata. Per me, la lettura e' stravolgimento: linguistico, culturale, psicologico.
 
Raccontaci del caso Saviano...
Si e' trattato solo di un piccolo contributo a far conoscere quel libro straordinario che è Gomorra. Lo scorso maggio sono entrato in contatto con uno dei maggiori editori arabi, Arab Scientific Publishers, che oggi rappresento come scout. Come e' successo anche con le altre case editrici per cui lavoro, quando abbiamo iniziato a discutere della possibilita' di lavorare insieme ho proposto all'editore alcuni titoli , tra cui Gomorra. E l'editore, affascinato dal libro, ha deciso di pubblicarlo. Ci ha fatto molto piacere quando Saviano ha accettato di scrivere una breve introduzione all'edizione araba in cui dice di sentirsi molto vicino alla cultura mediorientale e di essere talvolta scambiato per un mediorientale lui stesso. Credo che l'edizione araba di Gomorra confermi una volta di piu' quanto questo libro sia fondamentale per capire il nostro paese: gli arabi traducono pochissimi libri l'anno, circa 250, anche se le cose stanno cambiando.
 
Quali libri di nostri autori hai esportato?
Oltre a Gomorra, ultimamente ho venduto Il suggeritore di Donato Carrisi in Russia a Centrepolygraph e La solitudine dei numeri primi di Paolo Giordano a Odeon del gruppo Bertelsmann nella Repubblica Ceca, e spero di vendere Giordano anche agli arabi. Inoltre, l'editore greco per cui lavoro, Psichogios, pubblica da anni Valerio Massimo Manfredi. Agli editori stranieri del mercato italiano interessano in particolare i bestseller.

 

 

 

 
 
 
 
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