Intervista a Simonetta Cerrini

Simonetta Cerrini
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Per me non c'è niente di più affascinante della storia dei Templari, delle leggende che circondano la loro vicenda storica, della tragica fine di questo Ordine cavalleresco medievale. Il caso mi porta alla presentazione di uno spettacolo e mentre me ne sto seduta comoda in platea scopro che la persona che mi sta accanto, nonché moglie di un conoscente, altri non è che una storica, tra le maggiori esperte della storia dei Templari e che non più tardi di un paio di settimane prima ha editato un libro sull'argomento dopo aver lungamente lavorato su manoscritti originali... secondo voi lo spettacolo l'ho poi visto? Eh no.




Come mai secondo te i Templari hanno più di ogni altro ordine un fascino che continua a crescere?
Qualche tempo fa ho voluto fare un esperimento: ho chiesto un Google Alert sulle parole "templari", "Templar", "templier", "templarios". Da allora, ogni giorno, mi arrivano due o tre email: evocano i "templari" dell'etica e quelli della finanza, i templari dei cortei storici, i templari del cinema e dei romanzi o dei fumetti, quelli dei videogiochi, e i templari legati a temi massonici e neotemplari o più genericamente esoterici; c'è poi la geografia e il turismo templare e così via. E' stato un mezzo semplice per capire che il loro fascino non conosce declino, né in Italia, né nel mondo occidentale. Nelle librerie, tra la sezione dedicata alla "Storia medievale" e quella dedicata alla "Storia moderna", oppure nel settore "Spiritualità"/"Religione" troviamo spesso la sezione "Templari". Come se formassero un mondo a sé, perennemente in bilico fra la storia e la leggenda, fra un passato remoto e il presente quotidiano: è proprio questa sospensione fra mondi lontani che crea il fascino dei templari. "Templare" è indubbiamente una parola magica, una parola che evoca il contatto tra il fantasy e la storia reale.


Il tuo interesse per l'Ordo Templi dove affonda le radici?
In una serie di coincidenze. Stavo preparando la Thèse d'Etat per conseguire il dottorato alla Sorbona: il tema era lo studio delle influenze dell'Umanesimo italiano in Francia a partire dall'esame delle biblioteche francesi dell'epoca..., più o meno. Mi sforzavo di pensarlo come l'obiettivo intellettuale e umano della mia vita, ma - non so perché - proprio non ci riuscivo ! La Thèse ancien régime richiedeva ancora una coincidenza "esistenziale" tra il tema trattato e il proprio "impegno" di intellettuale, o almeno io così lo esigevo per me. Nel giro di pochi mesi, i Templari si manifestarono: il mio futuro suocero aveva in casa un libro sui Templari, che cominciai così a conoscere; un pomeriggio, durante una passeggiata lungo i viali del Jardin des Plantes, a Parigi, proprio di fronte alla Moschea, mio figlio, quattro anni, cominciò a correre dicendo a me e a suo papà che stava seguendo il Gran Maestro e che avrei dovuto farlo anch'io; giunta a Genova, mi telefonò un architetto italo-francese di Bordeaux chiedendomi se potevo lavorare alla traduzione di un testo sui Templari. Infine, Gian Piero, mio marito, tirò le conclusioni: perché non fare la tesi proprio sui Templari? Mi misi subito all'opera e feci la mia prima scoperta: malgrado la massa imponente di libri pubblicati sui Templari, il terreno di lavoro era rimasto praticamente vuoto! Cominciai così a scrivere la mia vera tesi: « Une expérience neuve au sein de la spiritualité médiévale: l'Ordre du Temple (1120 - 1314). Etude et édition des règles latine et française ». La proposta di scrivere un libro mi venne invece dall’editrice francese Mary Leroy : ci incontrammo al bar della Sorbona e mi convinse a trarre dalla tesi e dai corsi che tenevo in varie università un libro di divulgazione scientifica sui Templari. Gliene sono molto grata. Nel 2007 il libro fu pubblicato per la casa editrice Perrin, con la prestigiosa prefazione di Alain Demurger. Nel 2008, su richiesta dell’editore Andrea Cane, lo tradussi in italiano per la collana Le Scie di Mondadori e Silvia Kot lo tradusse in spagnolo per la casa editrice El Ateneo di Buenos Aires. 

Nel tuo libro La rivoluzione dei Templari li definisci dei 'rivoluzionari': qual è l'aspetto rivoluzionario che maggiormente ti ha colpito del loro profilo?
La rivoluzione è una questione di destino e di identità. C’è rivoluzione quando la società non corrisponde più al proprio destino, alla propria identità o all’immagine che ce ne facciamo, ma ciò non basta. Occorre anche che qualcosa fuori di noi ci faccia intuire che il sogno individuale è in realtà condiviso da altri. Il sogno rivoluzionario di Ugo, fondatore e primo maestro dei Templari, fu quello di restituire ai laici l’accesso diretto al sacro, l’autonomia spirituale. A quel tempo, la società era divisa in tre classi : i chierici/oratores che avevano il monopolio del sacro e i laici, che si dividevano a loro volta in bellatores, cioè in combattenti, uomini armati che in una società guerriera come quella medievale costituivano semplicemente la classe dirigente, e in laboratores, cioè la classe dominata, il popolo. La Chiesa gregoriana, per desiderio di riforma e di purezza, aveva ritenuto che l’unica via di salvezza da lasciare ai laici fosse quella di obbedire ai chierici (la testa del corpo sociale) e in particolare aveva attribuito ai laici combattenti il compito di essere il braccio armato al servizio dei chierici. Cosa fece Ugo ? Rivendico’ anche per i bellatores una autonomia spirituale : i templari infatti erano al contempo sia oratores che bellatores. Inoltre, Ugo rifiuto’ il ruolo di braccio armato e scelse… il piede « che tocca terra, ma sostiene tutto il corpo », come dichiara nella sua lettera-«manifesto » rivolta ai cavalieri del Tempio. E’ un cambiamento di prospettiva assolutamente geniale, perché rivendica un’autonomia spirituale per i laici non attraverso la polemica con le istituzioni ecclesiastiche (che tra l’altro, per come le conosciamo oggi, si erano appena formate) ma attraverso l’umiltà e l’obbedienza alla volontà di Dio: il piede era infatti il ruolo che la Chiesa attribuiva al popolo, ai lavoratori, a chi non aveva nessuna autonomia, né spirituale né secolare. Se fosse rimasto in Europa, Ugo non avrebbe neppure colto la possibilità di un’alternativa all’immagine della società che si era affermata. Fu invece la sua permanenza in Medio Oriente, a suggerirgli che la via gregoriana poteva non essere l’unica. Noi che viviamo nella società dello spettacolo sappiamo come sia difficile modificare l’immaginario collettivo : Ugo e i suoi Templari ci sono riusciti, almeno in parte. E comunque altri più avanti raccolsero le esigenze spirituali dei primi Templari : san Francesco d’Assisi, per esempio.

Cosa non sappiamo sui Templari e invece dovremmo conoscere?
Non sapevamo che i Templari fecero divulgare testi escatologici latini come ad esempio il libro sull’Anticristo del monaco Adsone facendoli tradurre in lingua volgare; non sapevamo che i Templari praticavano riti magico-religiosi come probabilmente gran parte della popolazione del tempo; non sapevamo che i Templari frequentavano degli intellettuali; non sapevamo che i Templari condividevano liturgie e devozioni religiose con i cristiani d’Oriente (lo scisma con la Chiesa latina è del 1054), ma anche con i musulmani… Insomma, la vera storia dei Templari si sta rivelando altrettanto interessante della loro leggenda.

Qual è stato l'iter seguito per la documentazione necessaria alla stesura del libro? Per la tua ricerca hai lavorato su manoscritti ancora non pubblicati?
Questo libro è nato dalla mia tesi di dottorato sostenuta all’università di Paris IV-La Sorbonne nel 1998, e dai corsi sulla storia della spiritualità dei laici nel Medio Evo, che ho tenuto nel 2000/2001 all’università del Littoral Côte d’Opale di Boulogne-sur-Mer e alla Pontificia Università Antonianum di Roma (Scuola Superiore di Studi Medievali e Francescani). Si tratta di un libro a tesi, che in parte riporta elementi già conosciuti dagli studiosi, e in parte utilizza scoperte fatte sul campo. Un obiettivo secondario è infatti quello di mostrare a un pubblico non specialista il “dietro le quinte” della ricerca storico-filologica. Molto meno conosciuta della ricerca archeologica, anche l’indagine sui manoscritti ha il suo fascino. Per questo ognuno dei 9 capitoli è “dedicato” a uno dei 9 manoscritti attualmente esistenti che contengono la regola originaria del Tempio. Nessuno li aveva mai raccolti, descritti e analizzati insieme, anche se otto manoscritti erano più o meno conosciuti dagli studiosi. Invece nel 1994 scoprii un nuovo manoscritto della regola dei Templari attualmente a Praga grazie all’aiuto di alcuni colleghi. L’indagine sui manoscritti mi ha portato a fare alcune scoperte: ad esempio, grazie alla lampada di Wood (quella che si usa per uccidere le zanzare) ho fatto riemergere la formula paraliturgica con cui i Templari chiedevano alla Madonna e a san Giorgio la guarigione dei cavalli: l’inchiostro metallico era ormai cancellato e solo i raggi ultravioletti lo hanno fatto riemergere. Potrei fare ancora molti esempi di ciò che si trova nei manoscritti che contengono la regola del Tempio. Come diceva il mio maestro Giuseppe Billanovich, un manoscritto non è solo un libro, è una persona, o meglio è un mondo intero: è chi lo ha voluto, chi lo ha copiato, chi lo ha annotato, chi lo ha letto, prestato, copiato a sua volta. E questa vita del manoscritto dura dei secoli.

Su di loro si è detto di tutto... Qual è la più grossa fandonia passata alla storia?

Le fandonie sui Templari date per storiche e documentate sono infinite e si rinnovano continuamente ; alcune sono in realtà bellissime favole, altre sono patetiche, altre ancora purtroppo sono pura truffa e approfittano della nostra attuale ignoranza di massa per prosperare. I Templari, senza volerlo, hanno dato vita a una sorta di paese dei balocchi : chiunque può inventare qualunque cosa gli venga in mente sui Templari e improvvisarsi storico, filologo, filosofo, antropologo… o illuminato. Basta che crei un collegamento qualsiasi con le miriadi di leggende già inventate da altri e voilà, les jeux sont faits. Ciliegina sulla torta: asserire con fermezza che naturalmente non si tratta di invenzioni, ma di pura verità storica. E aggiungere che i documenti ci sono, ma per qualche ragione non è possibile dire dove sono.

E il famoso Bafometto?
Nell’ordine di arresto del 1307, il re di Francia accusava i templari, tra l’altro, di adorare un idolo che ha la forma di una testa maschile con la barba. Questo idolo divenne poi il Bafometto, deformazione per Maometto. In realtà si trattava molto probabilmente di un reliquiario, una cefaloteca. I templari ne possedevano diverse, come quella di san Policarpo e di santa Eufemia.

Perché li hanno eliminati a chi facevano paura i Templari?
Le ricerche di Jean Coste sul papa Bonifacio VIII, quello del cosiddetto « schiaffo » di Anagni, hanno mostrato come i capi d’accusa che il re di Francia indirizzò al papa coincidevano con quelli rivolti ai Templari. Penso che il papa Clemente V, unico capo dell’ordine, li abbia sciolti - senza condannarli – cedendo al ricatto del re Filippo il Bello che lo minacciava di istituire un processo per eresia alla memoria di papa Bonifacio. I Templari comunque non furono condannati e Barbara Frale ha recentemente riscoperto un documento con cui il papa Clemente V nel 1308 assolveva Jacques de Molay, l’ultimo gran maestro dell’Ordine che poi morirà sul rogo come relapso nel marzo del 1314.

I Templari e l'Islam... che rapporto c'era?
Il nostro immaginario collettivo popolare, in parte derivato dalla storiografia colonialista dell’Ottocento, è molto preoccupato di scorgere nelle crociate, e nei Templari in particolare, l’esempio dell’inevitabile scontro tra civiltà, scontro tra la cristianità e l’Islam. In realtà, gli storici del medioevo – ricordo in particolare il grande medievista italiano Franco Cardini - sanno bene che non è così. I veri templari certo erano dei grandi combattenti nell’esercito del re di Gerusalemme, ma, come rivela lo storico Benjamin Z. Kedar, andavano anche in pellegrinaggio insieme ai musulmani e ai cristiani d’Oriente al santuario mariano di Nostra Signora di Saydnaya, presso Damasco, riportando in Europa preziose ampolle con il liquido miracoloso raccolto dall’icona della Vergine. Inoltre, nella sua Autobiografia, l’emiro Osama di Shaizar vissuto nel XII secolo scrive che i suoi “amici templari” gli permettono di pregare Allah nell’ex moschea al-Aqsa, chiamata “Tempio di Salomone” e che in quel periodo era divenuta la casa madre e l’oratorio dei Templari. Un fatto, quest’ultimo, che risulterebbe credo impossibile a realizzarsi oggi, pur nella sua semplicità: un altro esempio di come l’oscuro medioevo non fosse poi così oscurantista! Questi e altri episodi, che non cancellano assolutamente l’aspetto cruento delle crociate, ci obbligano però a rivedere il nostro attuale immaginario. Scrivo nel libro che l’ultima battaglia dei templari è quella di non essere più considerati il simbolo per eccellenza dello scontro fra civiltà e religioni al tempo delle crociate, ma semmai, da laici religiosi, i precursori realistici di una via del dialogo e della convivenza.

Come mai Simonetta Cerrini torna a scrivere di Templari dopo il successo de La rivoluzione dei Templari?
E’ vero: La rivoluzione dei Templari  è stato un successo, ma inatteso. Un saggio scientifico che prende spunto dal contenuto di nove manoscritti della Regola templare del 1129, ricco di note e con una bibliografia importante è stato tradotto in quattro lingue e ha venduto più di 40000 copie! Mi ha davvero sorpresa e incoraggiata a continuare a far partecipe il grande pubblico delle mie indagini. Ne L’Apocalisse dei Templari tratto lo stesso tema – la spiritualità e la cultura dei frati-cavalieri – ma sposto le lancette del tempo sul XIII secolo e, senza note, mi avventuro nella dimensione della divulgazione, senza abbandonare le scoperte, che racconto al lettore praticamente in diretta, come quando scrivo della scoperta del decimo manoscritto della Regola del Tempio, a Edimburgo, in Scozia, o delle reliquie del misterioso santo eremita, forse templare, Bevignate, che si trovavano nel castello di Peniscola, presso Valencia. E così, dopo la storia della nascita e del cuore dell’esperienza templare, mi appresto a scrivere l’ultimo tempo di questa trilogia...


Il tuo nuovo libro prende le mosse da un famoso affresco, quali le relazioni tra pittura e storia?
In realtà, mi ha reso più tranquilla il fatto che l’affresco non fosse affatto famoso, tranne che per la cerchia degli specialisti. Inoltre fino a pochi anni fa la chiesa di San Bevignate era chiusa per lavori e non visitabile. Quindi lavoravo su un affresco nascosto e pressoché sconosciuto, un vero e proprio tesoro templare, perdipiù italiano. E’ da quell’oscurità che ho voluto far emergere un dipinto che tra l’altro non è esteticamente raffinato, ma è rozzo, popolare e persino frammentario. Lavorando su una serie di immagini, forme e colori, mi sono accorta che tutte le considerazioni sono più fragili di quelle che si possono fare su un testo. Anche perché non sappiamo in realtà se quel colore era veramente il colore originario oppure se, per esempio, + solo il frutto di un restauro.


Lo storico Alain Demurger ha detto del tuo saggio precedente «il grande merito di questo libro è quello di uscire dai sentieri battuti. talvolta ciò non porta da nessuna parte, ma talvolta sbocca su nuovi orizzonti, e quindi su nuove ricerche». Quanto è entusiasmante e quanto pericoloso uscire dai sentieri battuti?
E’ senz’altro entusiasmante e comunque quello è il mio modo di lavorare. Giuseppe Billanovich, il mio maestro, diceva sempre ai suoi allievi che le migliori scoperte si fanno al confine tra due discipline. Addirittura il mio oggetto di studio, i templari, sono definibili proprio a partire dal fatto che i frati-cavalieri vivevano al confine tra due mondi, il mondo dei laici e il mondo dei chierici, l’Oriente e l’Occidente… I rischi di sbagliare sono continui, ma credo che basti correggersi appena si può: la comunità scientifica per fortuna è una realtà e non si è mai da soli. Io, poi, mi ritengo davvero privilegiata: ho amici e colleghi in tutto il mondo, in gran parte legati alla SSCLE (Società di Studi sulle Crociate e sull’Oriente latino) che mi fanno avere i loro articoli e le loro opinioni e da più di vent’anni approfitto dell’aiuto generoso e dei consigli di uno dei più importanti e sensibili medievisti italiani, Franco Cardini. ...A proposito di errori: nel libro lamentavo la scomparsa del Codex Calixtinus che invece, per fortuna, è stato ritrovato!

Oltre la studiosa, la lettrice: quali sono i tuoi tre libri preferiti?
Ora direi : il Vangelo secondo Giovanni ; Simone Weil, L’ombra e la grazia ; e, in particolare per gli storici, Friedrich Nietzsche, Sull’utilità e il danno della storia per la vita. [foto mauro corazza]

I libri di Simonetta Cerrini

 

 

 
 
 
 
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