Intervista a Sofía Macías

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Sofía Macías è una giovane giornalista e scrittrice messicana. Quando era ancora all’università si è appassionata ai temi finanziari e ha iniziato ad investire il suo denaro, attirandosi gli insulti dei compagni di corso e degli amici. Giocando sugli insulti ricevuti, ha fondato un blog di finanza personale chiamato Pequeño Cerdo Capitalista (pequenocerdocapitalista.com), che ben presto è divenuto noto grazie a un articolo sulla rivista di una compagnia aerea. Oggi Sofía è consulente in educazione finanziaria, si è diplomata alla scuola di giornalismo Carlos Septién e ha conseguito un MBA in Francia presso la ESC Rennes School of Business. Vive in Messico e dedica molto del suo tempo a chiarire dubbi di natura finanziaria sui social network.




Diventare un “piccolo porco capitalista” vuol dire vendere l’anima al diavolo o semplicemente diventare un po’ più furbo?
No, non significa vendere l’anima al diavolo ma semplicemente fare un uso più accorto del proprio denaro e del proprio lavoro, nel senso che è inutile regalare lavoro e denaro agli altri quando invece si può imparare a farne un miglior uso e soprattutto capire come mettere a fuoco qual è il metodo migliore con il quale il nostro denaro può essere messo a frutto. Il che non esclude, sia chiaro, che il nostro lavoro e denaro non vengano utilizzati per imprese che hanno anche un senso umanitario: non è la fiera dell’egoismo, per intenderci.

Come è nata e si è sviluppata la tua passione per i temi finanziari, per l’Economia?
Quando frequentavo l’università avevo un sogno: fare un lungo viaggio in Europa assieme ai miei amici, un viaggio con lo zaino in spalla eh, niente di particolarmente elegante. Per due anni ho fatto grandi sacrifici per mettere da parte i soldi per questo viaggio, mettendo da parte un po’ dello stipendio che percepivo facendo supplenze in una scuola elementare. Alla fine il viaggio l’ho fatto ed è stato bellissimo, però quando sono tornata ed ho iniziato a lavorare nella redazione di un quotidiano economico mi sono accorta che se avessi gestito diversamente i miei soldi avrei avuto a disposizione almeno l’8% in più per fare il famoso viaggio. Non solo. Il caso volle che la prima conferenza stampa alla quale fui inviata per il giornale riguardasse i cambiamenti demografici in America Latina. Dai dati presentati in questa conferenza stampa emergeva che il Messico è un Paese molto giovane ma che entro il 2050 invecchierà notevolmente, con la popolazione sopra i 65 anni che passerà dal 7 al 14%, raddoppiando. Questo significa che il Messico non solo diventerà un Paese per vecchi, ma anche per poveri e questo riguarderà anche la mia generazione. Se non ci metteremo tutti a tavolino a ragionare su come utilizzare al meglio i nostri soldi, il problema non riguarderà solo l’organizzazione di un viaggio con lo zaino in Europa, ma il nostro stesso futuro.

Perché esistono tanti pregiudizi sul denaro? E tra questi quali sono i peggiori, quelli che ci impediscono di raggiungere il benessere?
In generale cresciamo con l’idea che denaro sia uguale ad avidità, che conoscere il denaro e maneggiarlo ci corrompa per definizione, che chi lo fa sia un grande porco capitalista, altro che piccolo. Si tratta di un pregiudizio assolutamente sbagliato e per giunta molto nocivo per noi, perché danneggia in primis la nostra economia personale. Cresciamo evitando l’argomento come se non esistesse, poi ad un certo punto iniziamo a desiderare sempre più soldi cercando affannosamente di informarci. Il denaro quindi ha con la nostra vita una relazione schizofrenica: vogliamo avere più risorse per quello che ci interessa ma non facciamo attenzione a gestire il denaro in maniera corretta, due comportamenti incompatibili tra loro. Dobbiamo assolutamente dare meno importanza al denaro perché non ci condizioni la vita, ma concentrare le nostre energie su una gestione oculata del denaro, che ci permetterà poi di dedicarci a tempo pieno ‒ una volta raggiunta una certa sicurezza economica ‒ alle nostre passioni, alla nostra famiglia, alle cose belle della vita insomma e non soltanto a far quadrare il bilancio alla fine del mese.

Si può risparmiare senza smettere di sognare?
Certo, è possibile eccome! Credo che non si debbano restringere i propri orizzonti o limitare i propri sogni per adeguarli a un budget, anzi ritengo che sia giusto iniziare a risparmiare per ampliare le nostre possibilità fino al momento in cui saremo in grado di realizzare i nostri sogni. Magari una persona vive un momento di difficoltà e percepisce il suo sogno come un orizzonte troppo remoto, ma se si comincia un poco alla volta a migliorare la propria situazione economica aggiungendo qualche fonte di reddito o altre risorse tutto può cambiare. Credo che gli esseri umani siano in grado di raggiungere i risultati più spettacolari proprio quando si permettono di sognare in grande, di essere ambiziosi. Altrimenti tendiamo a essere statici e a non andare da nessuna parte.

Chi sono le “belle addormentate in banca” e cosa devono fare per svegliarsi?
Devo confessare di essere stata una di loro, anche io ero una “bella addormentata in banca”. Ero una di quelle persone cioè che magari si sforzano di risparmiare ma in realtà non fanno proprio nulla per cercare risorse nuove e diverse per aumentare il proprio patrimonio: tengono i loro soldi lì fermi in banca e stop. Per cambiare rotta ci sono diversi strumenti: alcuni tradizionali (prodotti bancari, mutui, fondi) altri più innovativi (c’è per esempio il nuovo fenomeno dell’imprenditoria virtuale, cioè dell’acquisto e rivendita di merchandising tutto online), l’importante è lavorare duramente tenendo sempre ben presente qual è il nostro obiettivo. Raggiungerlo sarà più semplice se oltre al nostro lavoro ci metteremo anche il lavoro del nostro denaro, ma naturalmente per fare questo è fondamentale conoscere il nuovo ambiente in cui ci stiamo muovendo, investire del tempo per imparare come procedere. Investire ovviamente è molto più complicato che risparmiare, la differenza fondamentale sta nel rischio: c’è gente che mi chiede “Come faccio a investire senza rischiare?” e io rispondo sempre che questo non è possibile per definizione. Il rischio è lì, è un fatto concreto ma d’altro canto il reddito di un deposito bancario in Europa oggi è zero o meno di zero, quindi l’alternativa al rischio ‒ che va assunto solo dopo essersi informati, sia chiaro ‒ è l’immobilità.


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