Intervista a Sophie Buyse

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Esile, bionda, gentile, delizioso accento francese, Sophie Buyse parla fluentemente l'italiano. È delicata nell’aspetto, eppure nel tono della voce e nella gestualità c'è tutta la forza sensuale della sua scrittura, tutta l'energia che ogni singola parola scritta emana. E proprio sul rapporto tra le parole e la realtà le abbiamo rivolto qualche domanda.




Ho letto che La grafomane nasce da un lavoro, uno studio di tipo professionale che avevi realizzato. Perché questo interesse per gli epistolari d’amore? Da dove nasce?
È cresciuto in me attraverso le corrispondenze che ho sempre avuto, spesso mantenute per anni con le stesse persone - amici, maestri, amanti - o legate a nuovi incontri. Quando ho scritto la tesi di sessuologia sulle lettere d’amore speravo che questa “mania” epistolare sarebbe sparita con la ricerca. E invece è accaduto esattamente il contrario: ho ricevuto e inviato ancora più lettere di prima. Poco a poco però questo mi ha portato a scrivere La grafomane.  Credevo che dedicandomi alla narrativa avrei smesso con le lettere, ma così non è stato: fanno troppo parte di me ed esistono in parallelo ai libri.


C’è un pensiero, una scoperta, una rivelazione che ti ha colpito durante quel lavoro e che ti è rimasta dentro?
Sì. Ho scoperto quanto la scrittura di lettere passionali sia prossima alla morte, come fossero collegate. Questo sì è verificato anche e drammaticamente nella mia vita quando finzione e realtà si sono incontrate, con la morte dell’uomo che mi aveva ispirato il libro e il personaggio di Cassandre.


Mentre leggevo questo bellissimo romanzo ho pensato che Pessoa forse aveva torto quando ha scritto che “le lettere d’amore fanno ridere”. Tu che ne pensi?
Pessoa ha scritto che tutte le lettere sono ridicole e quando ho presentato la tesi davanti ai professori, alla fine, ho consegnato loro una busta con dentro questa lettera di Pessoa. Era un modo di lasciare una conclusione aperta, di dare leggerezza, di giocare e ridere delle lettere d’amore.


A me piace molto anche la domanda in copertina, perché me la sono posta spesso: “Può la parola diventare più potente della realtà?”. Tu credi sia possibile?
Assolutamente sì. Ne sono convinta: certe parole sono più potenti della realtà. Amo la suggestione, la poesia, l’invenzione... Sono un modo di evadere, di fuggire dalla realtà, soprattutto di renderla più bella e più intensa. Le ritengo indispensabili in una relazione d’amore.


Se ci si può innamorare attraverso le parole (scritte soprattutto, ma penso anche a Cyrano), l’impatto con la realtà è sempre destinato a deludere? Insomma, ha ragione Mara quando, in sostanza, dice che incontrarsi ha rovinato tutto e “ha rubato” le parole a Cassandre?
Spesso l’impatto con la realtà è deludente, ma prima della delusione è così affascinante poter sognare che nessuno ci rinuncia e tutti credono all’amore che nasce attraverso le parole. Personalmente io amo questi momenti creativi prima dell’incontro, quando l’immaginario inventa l’altro e lo idealizza. Ed è bello farli durare il più possibile, perché è quasi certo che l’immagine di fantasia che ci siamo creati è destinata a crollare.

O forse invece ha ragione Cassandre quando dice: «Non ci si lascia conquistare da un fantasma di carta, non esiste amore epistolare!»? In fondo lui è turbato dallo scambio di lettere, ma si dice innamorato solo dopo l’incontro reale…
Cassandre è stupito di scoprire dietro la busta della lettera la donna reale. Non se lo aspettava. In più Mara scrive anche con il suo corpo e dunque è per lui è come ricevere due scritture, una d’inchiostro e l’altra di carne. Riceve con il corpo quella scrittura che non può offrire la lettera. È una doppia offerta.

Stai scrivendo qualcosa di nuovo? Se sì, puoi dirci di cosa parlerà?
Sì, qualcosa di nuovo c’è: quest’estate a Venezia ho completato la stesura di un romanzo abbastanza mistico, in cui si intrecciano tre temi: la Kabbala, la fisica quantistica e i manoscritti del Mar Morto. E parallelamente si incontrano due mondi diversi: quello terrestre di Lea, archeologa che lavora sugli scritti di Qumram, e quello celeste di Simone, astrofisico e kabbalista. Una storia d’amore e di cammino spirituale.

I libri di Sophie Buyse

 

 

 

 
 
 
 
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