Intervista a Stefano Amato

Articolo di: 

Stefano Amato lo conoscevo di vista, come ci conosciamo un po’tutti nella nostra piccola cittadina meridionale, specie se fai parte di quella ristrettissima cerchia di persone che di tanto in tanto mette piede in una libreria. E in libreria Stefano lo trovi sempre perché ci lavora. Sul suo blog “L’apprendista libraio” (votato miglior sito letterario ai Macchianera Awards del 2013), racconta le discussioni surreali avute con gli occasionali quanto sprovveduti avventori della libreria (“Avete Shakespeare, di un certo Macbeth?” cit.). Ora ho scoperto che oltre a essere un libraio fa anche lo scrittore e il traduttore e che ha collaborato con riviste come “Linus” e “Fernandel”. Da quello che scrive di sé sembra un tipo solitario e un po’ scontroso, il tipico intellettuale con la testa tra le nuvole che ama solo la compagnia dei suoi libri e la buona musica. Soprattutto il punk.




I protagonisti del tuo libro Il 49esimo stato sono quattro ragazzi che suonano in un gruppo punk e sul tuo blog leggo che anche tu hai fatto parte di un gruppo punk. Il punk per te è una passione o un modo di essere? Credi che abbia influenzato anche la tua scrittura?
All'inizio il punk era solo un genere musicale che ascoltavo e ogni tanto suonavo, ma col tempo è diventato una specie di lente attraverso cui guardo e giudico il mondo. Mi rendo conto che suoni esagerato, ma è vero. Il punk rock si opponeva a un certo modo di concepire la musica e per esteso l'arte. Semplificando molto: c'era tutta una serie di elementi che stavano mandando il rock degli anni settanta su una cattiva strada, diciamo così, e il punk è nato proprio dalla voglia di eliminare quegli elementi e riportare tutto alla sua essenza. Secondo me i corrispettivi di quella "zavorra" si possono trovare anche in un testo narrativo: l'equivalente di un assolo di dieci minuti, un virtuosismo fine a se stesso, certi "barocchismi", il prendersi sul serio, il volere compiacere il pubblico, il narcisismo, sono tutte cose che cerco di evitare sia nelle letture che scelgo sia in fase di scrittura sia, quando posso, nella vita in generale.


Da dove nasce l’idea ucronica del romanzo? Avresti davvero desiderato che la Sicilia fosse annessa agli Stati Uniti o era piuttosto un incubo a occhi aperti?
L'idea è nata senza una mia precisa presa di posizione, mi sembrava solo uno spunto divertente per un romanzo. Certo, mi piace un sacco di roba americana - musica, libri, film ecc. - ma il tipo di società che gli Stati Uniti propongono e a volte impongono mi disgusta. Certuni hanno visto nel romanzo una dichiarazione d'amore verso gli USA, altri una dichiarazione di insofferenza, altri ancora un'allegoria della colonizzazione culturale e politica che l'Italia subisce da decenni (e che col MUOS di Niscemi rischia purtroppo di superare la fantasia). Io dico che hanno ragione un po' tutti.


In realtà nel romanzo gli americani non fanno una gran bella figura: complottisti, repressivi, in combutta con i mafiosi. Purtroppo sappiamo che il ritratto si avvicina alla realtà. Il MUOS di cui parlavi ne è un esempio. Ti interessava porre l’attenzione su questo stato di cose o l’hai usato solo come un pretesto?
All'inizio era solo un pretesto per giustificare l'annessione, ma poi andando avanti con la stesura della storia ho capito che era un'occasione unica per affrontare certe tematiche senza buttarla sul pesante. Per esempio, come ricorda un libro uscito di recente (La lunga trattativa) un primo esempio di trattativa Stato-Mafia risale allo sbarco degli Alleati in Sicilia negli anni quaranta. M'interessava anche puntare il dito contro il vizio che ha l'amministrazione americana d'immischiarsi negli affari di tutti con la scusa della libertà o della sicurezza nazionale.


A questo proposito: i tuoi personaggi sono ragazzi come tanti, che però, a un certo punto, si trovano coinvolti in qualcosa di molto più grande di loro. Secondo te siamo tutti dei “sorvegliati speciali”?
Magari non proprio sorvegliati speciali, ma come ha dimostrato la Storia ci vuole davvero poco per trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato e fare una brutta fine. In quasi tutti i misteri d'Italia c'è un momento in cui la colpa viene addossata a uno o più poveracci che non c'entravano niente. Gente che sul momento sembra il capro espiatorio perfetto, e che poi impiega decenni a tirarsi fuori dai guai, quando ci riesce.


Capita spesso che i giovani scrittori decidano di ambientare il proprio romanzo nella città natale, come hai scelto di fare anche tu. Credi che sia un vantaggio, perché si parla di qualcosa che si conosce bene, o piuttosto un limite?
Secondo me è un vantaggio, ma capisco anche chi sceglie di ambientare i propri romanzi in città inesistenti. A me forse divertiva l'idea di giocare con la toponomastica di Siracusa, la città dove sono nato e cresciuto. Il problema era in che modo renderla credibile come capitale dello Stato della Sicilia a scapito di Catania o Palermo. Poi per fortuna in fase di ricerca ho scoperto che raramente negli Stati Uniti la città più grande di uno stato ne è anche la capitale. In più non mi dispiace fare un po' di promozione turistica a Siracusa, una città che con me è stata buona, e in cui, nonostante tutti i suoi difetti, vivo bene e non mi manca niente.


Cosa ne pensi dell’esperimento Indies, che vede collaborare la Feltrinelli con alcune case editrici indipendenti italiane (nel tuo caso Transeuropa)?

Ne penso bene, e mi reputo molto fortunato ad essere stato scelto come uno dei primi autori della collana, perché ha aiutato moltissimo con la distribuzione. Quando dici a qualcuno che hai pubblicato un libro, quasi sempre una delle prime domande che ti fanno: "si trova in libreria?". Potere dire che sì, si trova in libreria, è stata una bella soddisfazione. Anche perché da libraio so bene che ormai non tutti sono disposti a ordinare un libro e aspettare qualche giorno che arrivi. E poi l'esposizione in libreria è ancora uno dei canali promozionali più efficaci, forse più di Facebook e Twitter messi insieme.

I libri di Stefano Amato

 

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER