Intervista a Stuart MacBride

Articolo di: 

Tutte le donne si meriterebbero uno Stuart MacBride, camicia scozzese compresa. Gentile, sensibile, amante dei gatti, misurato nelle parole e nei gesti e con un sorriso disarmante che fa pensare a lui come doveva essere da bambino. Io tre secondi dopo essermi accomodata per intervistarlo ero già pazza di lui e la interprete accanto a me pure. È ovvio che nessuno pensa che gli scrittori di thriller siano persone senza cuore e con zero sensibilità, ma poi quando si incontra uno come MacBride ‒ che scrive libri di successo tradotti in tutto il mondo e che ti sorride assicurandoti che sarà molto buono con te durante l’intervista ‒ ti si apre il cuore e speri che il tempo con lui non finisca troppo presto. In realtà, invece, ho solo una manciata di domande da fargli e al piano di sotto c’è una intera platea che lo attende per ascoltarlo in uno dei festival più amati dagli scrittori: Nebbiagialla. E questa è la mia chiacchierata con lui per i lettori di Mangialibri.




La Scozia che tu racconti e dove si svolgono le tue storie è molto differente da quella che si immaginano i turisti o le persone che sognano di visitarla in un viaggio. Non ti piaceva ambientare i tuoi romanzi in una metropoli magari più famosa come fa la maggior parte dei giallisti al mondo?
Io vivo in Scozia, in un posto piccolo, e volevo scrivere di un posto che conosco. Edimburgo e Glasgow peraltro erano le location tipiche della crime fiction quando io ho cominciato a scrivere. Ma questo genere è anche quello che ti fa vedere le ambientazioni con gli occhi dei protagonisti e te le fa vivere con loro, quindi per poter rendere al meglio questo ho deciso di ambientare le mie trame in luoghi che conosco bene e che possano essere vissuti dai miei personaggi al meglio così, da poterle poi rimandare attraverso i loro occhi e i loro gesti altrettanto bene a chi legge.

Parliamo del tuo personaggio maschile per eccellenza, Logan McRae. I suoi rapporti con Samantha e con Isobel sono lontanissimi dall’essere romantici o fortunati. Non temi di deludere così tutte le tue lettrici, che magari si aspettano sempre da un momento all’altro il lieto fine sentimentale?
Più che altro io voglio essere realistico in quello che scrivo. E non perché sono un giallista, ma perché sono fermamente convinto che non tutte le storie romantiche o sentimentali siano poi dei grandi amori. A volte è difficile, a volte non funziona, a volte sono addirittura rapporti malati; quindi io voglio proprio fare vedere la realtà così come è. E non una finzione da cinema, lo faccio per amore di quello che scrivo.

Hai più volte dichiarato di amare come lettore il genere fantascientifico, hai scritto e pubblicato anche un racconto di SF. Dato che i personaggi dei tuoi thriller non sarebbero adatti a essere inseriti in un romanzo fantascientifico, hai già in mente un protagonista ideale per un romanzo o un ciclo di questo tipo?
Io penso che nessun personaggio è mai perfetto per nessun genere. Lo diventa in seguito se la storia è buona e se si è fatto un buon lavoro per raccontarla. Poi decidono sempre e solo i lettori.

E in che altro genere letterario ti piacerebbe cimentarti?
Mi piacerebbe tantissimo scrivere una storia per bambini. Una volta a un festival letterario in Canada c’era una donna tristissima alla reception, io mi sono avvicinato e ho iniziato a parlare con lei e questa donna mi ha detto che scriveva storie per bambini e che era stupita che parlassi con lei perché nessuno considera mai un vero scrittore chi pubblica storie per bambini, non in un festival letterario almeno. E io ho trovato tutto questo una cosa senza nessun senso. Una cosa sbagliatissima. Perché se non ci fossero scrittori che scrivono libri per i bambini non avremmo futuri lettori. Il primo libro che abbiamo letto è quello che ci ha fatto capire che la letteratura è una cosa bellissima, una cosa da coltivare. Io ho il mio libro del cuore, quello che ho letto e amato immensamente da bambino e che è Winnie Puh di A. A. Milne, che porto sempre con me. Ecco, io penso: che grande onore sarebbe per ogni scrittore poter scrivere un libro importante e bello come il suo libro del cuore di quando era bambino.

C’è un ragazzo di diciannove anni che legge i tuoi romanzi e sogna di fare lo scrittore come te, da grande. Ma tutti intorno a lui lo sconsigliano. Che cosa diresti a questo ragazzo?
Se lo ami, fallo. Ma solo se ami scrivere più di ogni altra cosa perché è difficilissimo diventare uno scrittore bravo e ancor meno farci i soldi. Quindi fallo solo se lo ami. Per te. Perché ti reca gioia ed è quello che ti fa stare bene. Poi se i soldi e il successo arrivano meglio, ma ripeto è un mestiere difficile.

Stuart, ce l’hai un posto del cuore dove ti metti di solito a scrivere e dove i tuoi lettori possono immaginarti al lavoro?
Mi piacerebbe che voi poteste immaginarmi a scrivere in un posto migliore di quello in cui mi metto solitamente. Ho una stanza piccolissima che affaccia sulla strada e nonostante la vista sulle colline sia bella ci entra tanta luce e così poi devo abbassare le tende per poter vedere lo schermo del pc. Diventa allora una stanza buia, oltre che piccola. Ma con me ho due gatti, uno che si posiziona sempre sulla sedia accanto e una gattina più piccola che se ho una felpa si infila dentro e fa le fusa o dorme mentre io scrivo. Quindi, sì, immaginatemi così!

I LIBRI DI STUART MACBRIDE



 

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER