Intervista a Susan Vreeland

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L’incontro con l’americana Susan Vreeland, una delle mie autrici preferite di sempre, è stato una rivelazione, una sorpresa piacevole e distensiva. Immaginate una signora raffinata, dai modi garbati, con un tono di voce misurato, due occhi brillanti come diamanti e una forza d’animo non comune. Autrice di alcuni bestseller  importanti, tutti editi in Italia da Neri Pozza, ama l’Italia e vorrebbe fosse casa sua. Ne apprezza l’arte, l’atmosfera, la ricchezza culturale, così come adora la Francia, la poesia che si respira nelle sue terre e tra le sue cattedrali. Affettuosa, mi stringeva le mani appassionatamente mentre chiacchieravamo come due vecchie amiche. L’ho trovata deliziosa.



In un tempo in cui la bellezza è stata svuotata del suo lato più autentico ci si chiede se Keats abbia ancora ragione quando sostiene che: “Bellezza è verità, verità bellezza, questo solo sulla terra sapete, ed è quanto basta”. Che cosa è per te la bellezza? Pensi potrà davvero salvarci?
Io ci credo, certamente. La bellezza è un valore che emerge dalla nostra interiorità in molti modi: dalla compassione, dalla capacità di comprendere gli altri, dall’elevazione spirituale dell’uomo, quindi dobbiamo essere grati alla pittura, alla scrittura, alla scultura come metodi alternativi per andare oltre noi stessi, oltre il nostro tempo. Prova ad immaginare come può essere la vita di una persona con credo e valori differenti dai nostri… La bellezza ci incoraggia ad avvicinarci a persone di cultura diversa, ad essere curiosi, elastici e questa è la ragione per cui la bellezza salverà il mondo. Può sembrare idealistico ma se non avessimo gli ideali dove andremmo a finire? Chi saremmo?

I tuoi romanzi sono fortemente incentrati sul rapporto tra arte e vita, arte e scrittura. Quale posto occupa l’arte nella tua vita, come essere umano e come scrittrice?
Mio nonno era un pittore, viveva con noi, io ero piccola e amavo moltissimo osservarlo mentre dipingeva. Mi sono resa conto crescendo che era una persona speciale, aveva peculiarità che i nonni delle mie amiche non possedevano, mi sentivo privilegiata. Lui sapeva vedere i colori, le forme, la bellezza. Tutto questo mi ha fortemente avvicinata a lui, avrebbe potuto essere un musicista, uno scultore, ma nel mio caso si trattò di arte visuale anziché musica o poesia. È per questa ragione che il mio apprezzamento per le arti è cresciuto spontaneamente nel corso degli anni. Sono venuta in Europa per la prima volta quando andavo all’università e questa prima esperienza mi ha aiutata a rendermi conto di quello che mio nonno aveva posto al centro della sua vita: la passione per la bellezza. Io ero evidentemente destinata a fare qualcosa di simile nella vita.

Quindi sapevi già che saresti diventata una scrittrice di fama mondiale?
Non a quel tempo, non ancora. Ero talmente concentrata nei miei viaggi culturali tra Roma, Londra, Parigi, Madrid, le incredibili capitali dell’arte europea, da non avere tempo di focalizzare i progetti che mi avrebbero impegnata da lì a venire. Non immaginavo ancora come avrei potuto partecipare al mondo dell’arte se non come colei che impara e apprezza. Ho iniziato a leggere e ad informarmi riguardo i movimenti artistici e gli artisti individuali ma posso dire di avere cominciato a scrivere soltanto dieci anni fa, inaugurando un percorso di unione tra tutti i miei interessi letterari e l’arte visuale.

Artemisia Gentileschi (protagonista de La passione di Artemisia) ed Emily Carr (protagonista de L’amante del bosco) sono figure femminili di grande forza interiore. Sono donne/eroine ribelli, decise a perseguire i loro obiettivi e a non lasciarsi sopraffare da una società che vorrebbe relegarle ad un ruolo inferiore. Per quale ragione sei così legata al femminino?
Penso che tutte le donne dei miei romanzi siano figlie di Artemisia sia che siano pittrici, attrici, mimi. Sono tutte animate dalla passione che distingueva Artemisia, da quella forza dirompente che hanno le eroine. Renoir - alla fine de La vita moderna - quando il dipinto è terminato, e le cinque donne del quadro sono disposte in fila di fronte a lui, dice: "Toutes mes chères femmes”. Le sue donne, coraggiose ognuna alla sua maniera. Sono tutte speciali a loro modo, anche se stavo parlando di un pittore francese e di un dipinto francese io avevo nel cuore e nella testa Artemisia. Ora avverto la stessa sensazione quando penso ad altre personalità femminili, come per esempio per una artista canadese non molto conosciuta oltre i confini del suo paese. Eppure era anche lei figlia di Artemisia Gentileschi, metaforicamente parlando.

Ti senti forte come Artemisia?
Renoir era solito dire “I am in the shining business” (faccio parte del business che scintilla). Spero davvero di esserlo, di essere forte.

C’è una personalità femminile, tra quelle da te descritte e in generale, a cui ti senti più legata?
Non ne metto una in cima alle altre, sono tutte rappresentative di questa forza femminina creativa, fondamentale per dare vita a qualcosa di davvero speciale.

C’è un luogo in cui vorresti poter trascorrere la tua vita?
Vorrei vivere in Italia, in Francia. Spero, un giorno, di poter passare molto tempo in questi luoghi, più di una settimana o due come sono solita fare solitamente. Sono frustrata perché non ho mai l’opportunità di parlare italiano o francese. Io vivo nel Sud della California e lì non si parla altro se non inglese, l’insegnamento delle lingue non è inserito nei programmi scolastici.

Suona strano pensare che un’americana ami così tanto l’Italia e l’Europa considerato l’attaccamento che gli americani hanno per la loro terra...
Effettivamente tendono a voler restare chiusi nel loro Paese. Se ci pensi puoi viaggiare per trecento miglia e si parla ancora inglese. In Europa percepisco, invece, una forte energia, innovazione, creatività. È stimolante.

Hai già delle idee riguardo eventuali prossime pubblicazioni?
Il mio editore e i miei lettori continuano a domandarsi/mi quando scriverò un libro su un americano; probabilmente iniziano a sentirsi esclusi dal mio lavoro. Ho due libri in mente. Uno riguarda un artista del vetro molto conosciuto in America, si chiama Louis Comfort Tiffany ed è il figlio di Charles Lewis Tiffany, fondatore di Tiffany and Company. È conosciuto per la produzione di vetro colorato. In verità ha rivoluzionato il metodo perché le finestre europee, per esempio, erano prodotte con vetro monocromo, bisognava pitturarlo per poi fondere nuovamente il materiale e ottenere la colorazione. Tiffany, invece, trovò il modo di produrre vetro colorato senza doverlo prima trattare. Alla fine, però, il mio punto di vista è sempre quello femminile. Tiffany, come saprai, è molto conosciuto per le lampade. Tutti credono che le lampade di Tiffany siano opera dell’ingegno maschile, ma la vera artefice è una donna. Si chiama Clara Driscoll ed è stata scoperta da pochissimo tempo, un paio di anni. So con certezza che sarei la prima a scrivere di lei in un romanzo. Tutti conoscono Tiffany ma nessuno conosce lei. Sono attirata anche dalla scultura, in particolare dalle opere di Bernini. Adoro Dafne e Apollo sopra ogni altra sua opera. Non credo che molti americani lo conoscano. Quando gli chiedi di nominarti un artista citano sempre e solo Michelangelo.

Probabilmente perché l’America è quasi priva di storia, artisticamente parlando (e non solo)! Dovrebbero infatti decidersi a viaggiare di più in Europa! Mi sono sempre domandata come si faccia ad iniziare un romanzo. L’idea dell’incipit mi fa pensare ad un percorso che è difficile e complesso sin dal principio. Come ti approcci alla stesura di una nuova storia?
È molto difficile cominciare a scrivere, stendo moltissime bozze, spero - un giorno - di riuscire a terminare un romanzo in massimo quattro bozze. Non sono convinta di farcela… Molto spesso parto da quello che non sarà poi il vero capitolo di apertura. Capita che io dia inizio alla storia troppo presto e il libro vero comincia dopo. Sono quindi costretta ad eliminare proprio quella parte che mi ha dato la spinta per cominciare e che mi ha tenuta incollata al foglio nella prima fase di stesura!

Senti il bisogno di essere isolata quando scrivi? O avere persone intorno non altera la tua concentrazione?
Vivo soltanto con mio marito quindi posso dire di avere un’esistenza alquanto tranquilla. Non devo subire molte interruzioni. Io insegnavo, ora ho tutto il tempo di dedicarmi alla scrittura, quindi ringrazio il mio editore per avermi dato questa possibilità. Posso davvero impiegare tutte le mie energie nella scrittura, senza dover pensare ad altro. Attualmente molti scrittori americani insegnano…

I LIBRI DI SUSAN VREELAND



 

 

 
 
 
 
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