Intervista a Teresa Ciabatti

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Teresa Ciabatti, scrittrice e sceneggiatrice per il piccolo e grande schermo, con il suo stile personalissimo, sincero e allo stesso tempo dissacrante, si racconta rispondendo alle nostre domande nonostante non ami particolarmente essere intervistata e sia restia ad “apparire”. Ma non aveva idea di quanto sappiamo essere insistenti quando un autore merita la nostra attenzione. Ed è questo il caso.




Truman Capote ha scritto che la scrittura è stata una delle sue più grandi maledizioni. Come è nata la tua passione per la scrittura e come la vivi?
Malissimo. Non mi diverto. Non sono mai soddisfatta. È una continua lotta contro la pigrizia, perché scrivere significa dedizione, impegno quotidiano, sperimentazione dei propri limiti. Insomma: ritrovarsi ogni giorno al cospetto della propria mediocrità è frustrante.

Tuttissanti descrive la realtà del panorama televisivo trash italiano. In tutto il romanzo tu non esprimi, apparentemente, alcuna opinione. È questo quello a cui siamo condannati? Al dominio di tronisti e veline? All’ineluttabilità del dominio della cultura pop? Oppure un altro mondo televisivo è possibile?
Il mio libro non racconta il panorama televisivo trash, non parla neanche di televisione. Bensì di un uomo di potere (qualsiasi potere) e di un ragazzo che aspira al riscatto (qualsiasi riscatto). Dove la televisione è un semplice aggettivo qualificativo, nient’altro. E dunque se leggendo questo libro ci può essere una riflessione, non è sulla televisione ma sul potere. Spero.

La Marta de Il mio paradiso è deserto è l’eroina che potrebbe guidare una rivoluzione degli “imperfetti”? O il simbolo di qualcos’altro?
Mi piace la vostra definizione: “l’eroina che potrebbe guidare la rivoluzione degli imperfetti”.

Perché su Facebook usi come avatar una foto un po’ impietosa di Joyce Carol Oates? Che rapporto hai con la tua bellezza?
La Oates è la mia scrittrice preferita. Vorrei essere lei. Chi sono io non so. Non mi guardo allo specchio.

Sembrerà una domanda banale, ma chi sono i tuoi scrittori preferiti? In genere prima di essere scrittori si è (o almeno si dovrebbe essere) dei lettori “voracissimi”…
Joyce Carol Oates, appunto. E poi: Joan Didion, Elizabeth Strout, Jeffrey Eugenides. E ancora: Giuseppe Genna, Aldo Nove, Tommaso Pincio, Fabio Genovesi, Carola Susani, Alessandro Piperno, Walter Siti, Caterina Bonvicini. E tanti, tanti altri.

I tuoi post al vetriolo su blog.iodonna.it/teresa-ciabatti/ sono ormai leggendari. Perché è così cattiva (se è poi cattiva) questa “persona cattiva”?
Non è cattiva. La cattiveria è una rappresentazione di sé, un artificio subito demolito dalla realtà. Il fuoco di questi microracconti è la smentita, l’umiliazione, lo scollamento tra percezione di sé e immagine che ti rimandano gli altri.

Ci racconti il senso di questa iniziativa delle Interviste a sconosciuti?
Raccontare storie. Mi sono stufata di raccontare me stessa.

C’è un argomento tabù di cui non scriveresti mai in un romanzo?
Ci sono argomenti di cui non saprei scrivere. Nessun tabù.

La crisi dell’editoria italiana è davvero inarrestabile o tu, che ci sei dentro, riesci a vedere una prospettiva più ampia e di ripresa?
Non so rispondere.

I LIBRI DI TERESA CIABATTI



 

 

 
 
 
 
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