Intervista a Thé Tjong-Khing

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Incontro Thé Tjong-Khing, grandissimo illustratore di origine cinese-indonesiana che vive e lavora in Olanda dal 1956, durante l’edizione 2018 di Più Libri Più Liberi. È un uomo magro e gentile, dalla gestualità elegante, di poche parole. L’asprezza della lingua olandese contrasta un po’ con la sua immagine, ma grazie alla precisione e alla disponibilità dell’interprete messoci a disposizione della casa editrice Beisler, riusciamo a rintracciare la gentilezza zen nascosta nelle sue parole.




Anche qui in fiera, come del resto in Olanda, hai partecipato ad uno stage con dei bambini. Ti piace fare questi incontri? Un maestro può anche imparare dai bambini?
In realtà non sono particolarmente portato a lavorare con i bambini, però una cosa che ho imparato da loro c’è eccome. Io ho la testa piena di regole, di binari che sono portato a seguire per la mia età. I bambini non funzionano per niente così, e di questo loro modo di essere io sono quasi geloso.

Nel tuo Tortartè citi tanti pittori importanti del passato. Ecco, qual è il pittore che più ammiri, che più porti nel cuore, che più ha contato nella tua formazione artistica?
Mi piace da impazzire un pittore non molto noto, Pat Andrea. I dipinti di questo artista sono molto naturalistici, ma riesce ad inserire una percezione di realtà, cosa che io provo spesso a fare: senza riuscirci però con altrettanta efficacia.

Il tuo stile è molto pulito, lo definirei sereno. Sembra molto lontano dalla pittura di Bosch, no? Come è stato ridisegnare i personaggi di questo pittore nel tuo Bosch - L’avventura magica del giovane artista?
Bosch ovviamente è spaventoso, una traduzione letterale della sua pittura avrebbe tenuto i bambini svegli per una settimana, non avrei mai potuto permettere che accadesse! Così ho semplificato, filtrato i suoi disegni rendendoli più accessibili e rassicuranti. Però il tono un po’ spaventoso l’ho voluto comunque mantenere. Infatti il libro inizia in modo molto tranquillo, con un paesaggio bucolico, ma pagina dopo pagina l’atmosfera si scurisce sempre di più.

Qualcuno ha detto che gli illustratori sono liberi, invece i disegnatori di fumetti sono prigionieri della gabbia delle vignette. Sei d’accordo con questa visione?
Sì, sono d’accordo. Non ci avevo mai pensato, ma è così. Quando io mi sono trovato a disegnare fumetti un po’ mi sono sentito stretto, in effetti. Il problema dei fumetti è che sono un po’ ripetititvi, nel senso che non si può cambiare di stile. Invece un illustratore può cambiare stile a ogni libro, se vuole.

Com’è una giornata di lavoro tipica di Thé Tjong-Khing?
Lavoro quando ho voglia. Se il progetto che mi è stato commissionato mi piace, appena mi alzo dal letto vado subito al tavolo da disegno. Se non mi piace più di tanto, rimando il momento di lavorare un pochino: faccio colazione, la doccia e così via.

Sappiamo che sei un grande appassionato di cinema. Questo ha contato nel tuo stile?
Sì, assolutamente sì. Nella mia testa tutte le storie che disegno sono film. Ogni immagine è un fotogramma di un film che è costantemente in movimento. All’inizio della mia carriera disegnavo moltissimo le stelle del cinema: compravo riviste specializzate piene di ritratti fotografici in primo piano, ero diventato bravissimo a disegnare ritratti e quando mi hanno commissionato il primo lavoro dovevo disegnare personaggi a figura intera e non ne ero capace!

I LIBRI DI THÉ TJONG-KHING



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