Intervista a Thórarinn Leifsson

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Thórarinn Leifsson è già una mezza celebrità in patria (nel 2010 ha vinto il Reykjavík Children Books Prize, una specie di premio Andersen islandese) ma come molti suoi concittadini si distingue per il profilo basso e l’accogliente semplicità dei modi (per capire di che sto parlando, date un’occhiata su YouTube a una qualunque intervista dell’attuale sindaco di Reykjavík, l’ex comico Jón Gnarr). Abbiamo incontrato Thórarinn alla fine di una delle giornate di Bookcity di Milano 2015, in cui presentava il suo ultimo romanzo per ragazzi.




La crisi finanziaria e il collasso del sistema bancario islandese sembrano un soggetto bizzarro per un libro per ragazzi, no? Perché sei partito da questo per il tuo La folle biblioteca di Nonna Huld?
Non ho pianificato nulla quando ho scritto il romanzo, la cosa è venuta quasi da sé durante quell’inverno rivoluzionario tra il 2008 e il 2009. Le parole che sono uscite dalla mia penna sono una reazione automatica a quei fatti. Tra l’altro mia figlia, che all’epoca aveva 16 anni, era in prima fila nelle manifestazioni di piazza inscenate da molti dei giovani islandesi in quel periodo complicato.

La nostra rivista online si chiama Mangialibri e anche tu nel libro parli di “mangiare libri”. Perché pensi che la letteratura sia un cibo importante per le persone in generale e in particolare per i ragazzi?
Beh, dopo il disastro finanziario i libri sono stati la risposta al vuoto del periodo precedente alla crisi, hanno rappresentato una rivoluzione creativa e quindi hanno un valore simbolico fortissimo. Sono l’emblema della creatività che si è scatenata a Reykjavík proprio in quel periodo.

C’è un personaggio delizioso nel libro, quello della misteriosa nonna Huld. Hai usato il ricordo delle tue vere nonne per dare vita al personaggio?
In questo libro ho usato molto la mia famiglia. Il personaggio di nonna Huld in realtà è modellato sull’immagine di mia madre che è scomparsa l’anno scorso. Era una studiosa, una grande appassionata di libri, una storica e una femminista della vecchia generazione. Tanto nota a Reykjavík che i miei concittadini l’hanno riconosciuta dalle illustrazioni che ho realizzato per il libro. Anche mio figlio, che ha 4 anni, ha subito rintracciato nella figura di Huld la nonna che ha conosciuto quando era ancora viva.

So che hai fatto street painting. Questa esperienza ha influenzato il modo in cui scrivi oltre alla tua cifra di illustratore?
Direi di sì, un impatto l’ha avuto, soprattutto il fatto di viaggiare molto. Tra l’altro ho scritto un libro su quelle esperienze, con un titolo che in italiano suona come Il madonnaro.

Sempre a proposito di stile e di ispirazione, hai degli artisti di riferimento?
Ho molti artisti preferiti. Un po’ in ordine sparso. Sicuramente l’americano Robert Crumb è stato il mio illustratore preferito, ma poi sono stato influenzato dall’espressionismo tedesco e dal barocco italiano, in particolare Caravaggio. In letteratura Bulgakov con Il maestro e Margherita, gli hippie americani, William Burroughs, gli autori del realismo magico sudamericano come Gabriel García Márquez...

Sei sposato con una collega scrittrice, vivi nell’isola felice della letteratura, l’Islanda, il Paese in cui si legge di più al mondo, dove 1 persona su 10 ha scritto almeno un libro. Pensi che avresti potuto finire col fare qualcos’altro?
In effetti, bene o male mi sono sempre mosso in ambito creativo ma ho fatto anche altri lavori. Ho lavorato in uno stabilimento ittico - come fanno molti islandesi d’altra parte – e come tutti qui ho fatto tentativi in vari campi perché si fa presto in Islanda a perdere il lavoro... Tra l’altro non è tantissimo tempo che scrivo (8 anni). Poi ho lavorato anche nella pubblicità, ho fatto il web designer e per un periodo anche il disegnatore di insegne. Quindi sì, avrei potuto fare qualcos’altro, in fondo.


I LIBRI DI THÓRARINN LEIFSSON


 

 

 

 
 
 
 
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