Intervista a Tom Knox

Tom Knox
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Tom Knox è Sean Thomas, giornalista e scrittore britannico già corrispondente estero per numerose testate e periodici, tra cui Times, Guardian e Daily Mail. Adora viaggiare a caccia di storie da raccontare, e in Turchia si è imbattuto in un mistero tanto incredibile da volerne subito trarre un romanzo, pubblicato appunto con lo pseudonimo di Tom Knox. Sean (ops! Tom) racconta a Mangialibri i segreti di Gobekli Tepe: attenti, è roba che scotta!
Sappiamo che lo spunto per il romanzo nasce da un viaggio incredibile nella Turchia curda, vuoi raccontarcelo?
Mi trovavo nel mio appartamento di Londra e stavo guardando la televisione. All’interno di un documentario che raccontava la vita dei primi uomini sulla terra hanno parlato di Gobekli Tepe e mostrato una scultura bellissima. Dopo due minuti avevano già cambiato argomento e io invece ero stupito e meravigliato, mi rendevo conto che si trattava di qualcosa di più antico delle piramidi. Dopo pochi giorni sono partito per Istambul e da lì ho raggiunto Şanlı Urfa, una remota regione dell’est Turchia, certamente ospitale ma segnata dal contrasto curdo. Ho preso un taxi per Gobekli Tepe. Dopo aver attraversato zone desolate, piena di campi di cotone e villaggi poverissimi, in mezzo al nulla ho intravisto un centinaio di archeologi che scavavano frenetici. Ho avvertito subito una sensazione strana e un’atmosfera sinistra. Più che scavare gli archeologi sembravano disseppellire qualcosa. Il capo archeologo, mostrandomi un rilievo con animali incisi, mi disse: “sembra appena fatto, vero? E invece siamo i primi a vederlo dall’era glaciale!”.
 
Che luogo è in realtà Gobekli Tepe? E che ruolo ha avuto nella storia dell'umanità?
È formato da due cerchi di pietre che si intersecano in alcuni punti. Le pietre misurano in media 2-3 metri di altezza, ma ancora sono molte quelle da disotterare. Alcuni menhir sono spezzati, forse arrivavano anche 5 metri di altezza. Le pietre sono incise molto bene e hanno un aspetto straordinario. Nell’ 8000 a.C. è stato sepolto, quindi nonostante appaia come appena fatto ha almeno 10.000 anni. Spiegarne il ruolo è un po’ il senso del mio libro. Gobekli Tepe è stato collegato spesso all’Eden, prima che mi recassi in Turchia un giornale tedesco, il Der Spiegel, aveva azzardato questo parallelismo. Ho provato a sottoporre l’accostamento al capo archeologo, aspettandomi un’ampia dose di scetticismo, invece mi disse che per lui Gobekli Tepe è un tempio dell’Eden. Ci sono degli elementi che concordano con la descrizione biblica; un tempo la zona era rigogliosa , il paesaggio paradisiaco e l’ambiente ideale per una vita basata sulla caccia e la raccolta. Con il passaggio all’agricoltura e all’allevamento, quindi alla produzione e alla fatica del lavoro, questa dimensione ideale è stata persa. Col tempo inoltre  il paradiso è diventato un deserto, è stato l’uomo a distruggerlo. L’analogia con il mito dell’Eden è molto forte e l’area geografica coincide: ormai sono molti coloro che abbracciano questa teoria. Le prime forme di allevamento e di coltivazione del frumento si sono sviluppate lì, in quella zona del Kurdistan. Ecco, la caduta dell’uomo è proprio quel passaggio, quella transizione dalla vita di caccia e di raccolta all’ agricolura e allevamento. Per me in tutto questo Gobekli Tepe ha avuto un ruolo importante.
 
E' stato difficile per te 'agganciare' un argomento archeologico così suggestivo a un thriller adrenalinico? In fondo il pubblico generale di solito pensa che l'Archeologia sia una cosa noiosa...anche se noi sappiamo che non è così, naturalmente!
Sapevo di voler parlare di Gobelki Tepe ma era necessaria una trama adatta. La descrizione del meraviglioso luogo non sarebbe bastata da sola, serviva una storia. Scartati racconti di alieni e manifestazioni sovrannaturali, l’ispirazione è scattata grazie a due stimoli diversi. Il primo è arrivato grazie a un viaggio in Israele: a Tel Gezer antichi uomini nel 2000 a.C. erano soliti seppellire i loro primogeniti sotto le pietre. L’atmosfera del luogo era stranissima e la pratica terrificante. Così mi sono interessato al sacrificio umano e documentato a dovere. Il secondo spunto invece è stato fornito da una visita alla Camera dei Teschi. Si trova a Cayonu, una zona che si trova a 50 km da Gobelki Tepe. Vicino all’altare c’è una macchia di sangue, che rappresenta la più antica prova di sacrifici umani (8000 a.C.). Il tema è centrale nel libro, la pratica del sacrificio umano è ricorrente in quasi tutte le religioni, cristianesimo compreso: basti pensare alla figura di Cristo o alle mortificazioni della carne e all’ Opus Dei. È stato un pretesto ideale per l’inserimento di elementi religiosi e l’occasione per omicidi efferati.
 
Come nasce il tuo interesse per l'Hellfire Club?
Inizialmente è nato da un interesse per le storie strane e orrorifiche che coltivavo quando ero ragazzo e che si è accresciuto e definito nell’arco di diversi anni. L’Helfire Club è una storia dell’orrore ma calata nella realtà: i suoi membri organizzavano davvero orge nelle grotte e feste in castelli, durante le quali veneravano il diavolo. Mi sembrava un elemento ideale per il mio libro, ma mi serviva un modo per inserirlo nella trama.  Il mio collegamento è stato un membro dell’Helfire Club soprannominato Jerusalem: per una scommessa si era recato in Israele, tornandone cambiato. La storia racconta che fu proprio lui a rubare il libro sacro degli Yazidi. I miei intrecci sono iniziati da lì.
 

Come mai hai deciso di intraprendere la carriera di romanziere con uno pseudonimo?
È  stato un consiglio del mio editore. In Gran Bretagna sono già abbastanza noto come autore non fiction (ma non vendo granchè!). Ho scritto anche un memoir sulla mia vita sentimentale, che invece ha destato un certo scalpore. Sommare a queste due tipologie un terzo genere sembrava eccessivo. Serviva un nome breve, incisivo, virile: ho stilato una lista di venti possibili pseudonimi e l’editore ha scelto questo. Il nome è un marchio riconoscibile.
 

Hai un blog: che rapporto hai con il Web? Ritieni sia un mezzo utile per uno scrittore, e perché?
Internet è stato molto utile per il mio libro, in poco tempo ho raggiunto fonti e informazioni che solo 15-20 anni fa avrebbero richiesto mesi di ricerche e diversi viaggi per consultare documenti conservati in particolari biblioteche. Credo che anche per questo i libri siano migliorati. Il web è utilissimo anche per la pubblicità, è una risorsa. Su Il segreto della Genesi c’è un sito, in inglese e anche in italiano: mi piace l’idea che i lettori possano soddisfare la propria curiosità. Visitando il sito si scopre infatti che il 90% di quanto racconto nel mio libro è vero, basato su fatti storici realmente accaduti.
 
 
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