Intervista a Tom Rob Smith

Tom Rob Smith
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Tom Rob Smith è un giovane sceneggiatore, gentile e anche teneramente sexy. Incontra il pubblico nella splendida cornice del Festival Anteprime, in quel di Pietrasanta: l’occasione è ghiotta per conoscerlo meglio. Organizziamo un incontro e mai luogo fu più indicato della Galleria d’arte Cardi, che ci concede una mezz'ora dopo l’orario di chiusura. Piacevolissima mezz'ora, va detto.
Scrivevi sceneggiature e solo in un secondo momento ti sei dedicato alla scrittura di un romanzo. Quali sono le principali differenze tra i due modi di scrivere?
Sono cose molto diverse. A livello tecnico, devi descrivere ambientazioni che nella sceneggiatura vengono solamente menzionate poiché lo spettatore li potrà contemplare con i suoi occhi, e c’è un’attenzione totalmente diversa ai dialoghi. Per una sceneggiatura lavori in team quasi sempre, ti devi confrontare con altre persone mentre con un romanzo sei solo, lavori su un progetto senza interazioni. Le persone che gravitano intorno a una sceneggiatura sono anche dieci, contro una sola persona che si occupa di un libro.

 


Com’è nato il tuo interesse per la Russia di Stalin, cosa ti ha colpito di quel periodo storico tanto da volerne parlare?
Dovevo utilizzare la Russia come ambientazione perché la storia di Andrei Chikatilo si svolge lì e è stata quella a colpirmi e a farmi decidere di scrivere un romanzo basato su quella precisa realtà. Quella di Bambino 44 è stata insomma una scelta obbligata, la vicenda poteva svolgersi solamente in Russia e in quell’esatto momento storico.


Su cosa concentri la tua attenzione nell’approcciarti alla scrittura? Pensi prima alle ambientazioni, ai personaggi o alla trama?
Normalmente comincio a pensare all’ambientazione: poi al tipo di personaggi che vi voglio far muovere, alle loro personalità. Bambino 44 è un caso particolare: non potevi ambientare la storia a Londra, in Italia o in qualunque altro paese, trama e ambientazione si sono mossi fin dall’inizio come un insieme unico, che non mi ha dato possibilità di scelta. Le bugie del regime, come il regime abbia nascosto i crimini, tutto questo costituiva una base su cui far dipanare l’intera storia: un caso insolito, certamente.


Com’è stato scoprire che Ridley Scott si è interessato al tuo romanzo e pensa di farne un film?
Emozionante, certo. Ridley Scott è un regista eccezionale, molto visuale: anche la scelta degli attori è azzeccata, Angelina Jolie come Raissa è perfetta. Il primo incontro è stato molto semplice, mi hanno telefonato e mi hanno comunicato il suo interesse, cosa che ho apprezzato tantissimo.


Sei nato da madre svedese e padre inglese, come ha influenzato la tua scrittura l’avere radici così diverse?
Essere uno scrittore significa poter esprimere un concentrato di diverse culture, farle interagire tra loro. per questo è stata una fortuna avere genitori provenienti da diversi paesi. Non so se sarei stato in grado di farlo altrimenti né di saper raccontare storie lontane dal mio vissuto personale, come Bambino 44 appunto.


Ho letto che sei stato autore della prima soap opera cambogiana: come è nata quest’idea, ci racconti qualcosa?
Non è stata una mia decisione in realtà non l’ho creata io sono finito in questo progetto e è stato molto bello, 5 milioni di persone hanno visto questa soap, basata su fatti storici realmente accaduti. Un progetto importante che mi ha dato molte soddisfazioni.


Ci parli dei tuoi futuri lavori?
Agente 6 uscirà in agosto in Inghilterra, concluderà la storia iniziata con Bambino 44 e ripresa ne Il rapporto segreto. Anticipo solo ho voluto finire in bellezza, ovvero nel miglior modo che abbia potuto immaginare per far finire questa saga.

 

 

 

 
 
 
 
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