Intervista a Tullio Avoledo

Articolo di: 

Vedremo presto sugli schermi cinematografici Breve storia di lunghi tradimenti, film di Davide Marengo tratto proprio da uno dei suoi romanzi più conosciuti. Tullio Avoledo, scrittore friulano che negli anni si è costruito una solida fama di interprete sensibile e innovativo delle inquietudini del presente e sul futuro, recentemente grazie al sodalizio con l’autore russo Dmitry Glukhovsky ha dato origine ad un ciclo italiano di romanzi post-catastrofe ambientato nell’universo di Metro 2033, conquistando anche una meritata fama internazionale. In questa intervista ci parla di se stesso e delle tappe fondamentali del suo particolarissimo percorso letterario.




Come è andato l’incontro con l'universo di Metro 2033? Qual è stato il tuo approccio alla saga e che sapore “tutto tuo” pensi di aver portato al mondo immaginato da Dmitry Glukhovsky?
Ho scoperto il “Metro Universe” nel 2010, giocando al primo videogame dei due sinora tratti dalla saga. Sia io che mio figlio ci eravamo appassionati alla meccanica di gioco, estremamente realistica, ma soprattutto eravamo rimasti colpiti dalla maturità dei dialoghi e delle situazioni. Era un gioco con una profondità narrativa decisamente insolita. Così, quando ho saputo che Dmitry avrebbe partecipato al Salone del Libro di Torino di quell’anno sono andato a incontrarlo, assieme a mio figlio. È stato in quell’occasione che mi ha parlato dell’idea, assolutamente originale, di rendere per così dire “open source” il suo romanzo, permettendo a scrittori, artisti, musicisti e filmaker di realizzare opere ambientate nello stesso universo di Metro 2033. Sul momento l’idea non mi entusiasmò troppo. Avevo in mente il videogame. Poi però lessi il libro, e qualche idea cominciò a maturare nella mia testa, finché l’amichevole insistenza di Dmitry non ha vinto le mie ultime resistenze. Credo che lo stimolo maggiore per collaborare con lui sia venuto dal fatto che l’universo di Metro 2033 era essenzialmente materialista, mentre a me interessava approfondire una tematica diversa: quella dell’esperienza religiosa fra i sopravvissuti all’apocalisse. È stato un percorso interiore, un secondo livello che si è calato quasi naturalmente in una scrittura d’azione, che era per così dire il livello principale. Un esperimento interessante, dal mio punto di vista di scrittore. Prima del mio romanzo la religione mancava, nella saga di Metro 2033. Non a caso le reazioni più entusiastiche sono venute dai lettori polacchi, mentre i tedeschi sono rimasti piuttosto tiepidi. Il che mi fa capire come mai una roba come le storie a fumetti di Perry Rhodan abbiano avuto tanto successo da loro… Credo che l’inserimento delle tematiche religiose sia il mio tocco personale alla saga, unitamente al gusto di seminare qui e là dei segnali che rimandano ad altre cose. Penso, per dire, alla poesia di Pasolini La recessione, che faccio cantare ai Ragazzi Perduti nel finale del libro, o ai passaggi sul concetto cabalistico dello Tsimtsum. Sono pagine che rimandano a cose fuori dal libro, ad approfondimenti che il lettore può fare, se gliene viene la curiosità. I miei libri sono sempre stati degli ipertesti, in realtà.

Roma, Venezia, Milano. Quale sarà la prossima tappa di Metro 2033 Italia?
Firenze, con gran finale a Roma. Ho già pronte le location, ma non ne voglio parlare per scaramanzia. Amo le strutture circolari, le cose che cominciano dove hanno avuto inizio.

Come nasce il personaggio di Vagante?
Vagante è il mio personaggio preferito del romanzo. È cresciuto da solo, senza maestri e senza regole morali. Eppure è riuscito a darsi una struttura mentale giusta per il mondo che deve affrontare. La sua brutalità è pratica, funzionale. Credo di aver proiettato su di lui le mie paure di genitore. Spesso mi chiedo cosa succederebbe ai miei figli se davvero dovesse scoppiare una guerra nucleare, se di colpo dovessero venir separati da me e affrontare da soli il mondo e la sua brutalità. Vagante è la mia risposta al caos. È al di là del bene e del male, ed è un personaggio che, sorry for the spoiler, tornerà nell’atto finale della trilogia.

Quali sono i tuoi modelli letterari nell'ambito della fantascienza?
Più che modelli ho autori e libri di riferimento. Credo che un elenco sia una cosa piuttosto sterile, comunque non posso fare a meno di citare Philip K. Dick, Frank Herbert, Edgar Pangborn, Cordwainer Smith, John Brunner, Keith Roberts, Jack Womack, Gene Wolfe, Frederik Pohl e Philip J. Farmer. Tra i romanzi che considero imprescindibili, oltre a La svastica sul sole di Dick cito L’orbita spezzata di Brunner, L’uomo stocastico e Paradosso del passato di Robert Silverberg, Elvissey di Jack Womack. Ma ce ne sono tanti altri: Il Ciclo del Fiume di Farmer, Il Ciclo di Urth di Wolfe, tutti i racconti di James Ballard… Oggi leggo poca fantascienza. Più che altro rileggo. A Istanbul, nei giorni scorsi, ho riletto con gusto, in ebook, Paradosso del passato, che è una storia di viaggi nel tempo ambientata nella Costantinopoli del passato. Ma il genere ha tanti e tali bei libri e autori importanti che non può essere trattato con supponenza, come troppi fanno. È una miniera di belle letture e di possibili scoperte, oltre che un’ottima scuola di scrittura. Contrariamente a quanto pensano certi imbecilli, scrivere buona fantascienza non è per niente facile.

I LIBRI DI TULLIO AVOLEDO

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER