Intervista a Valérie Tong Cuong

Articolo di: 

Reduce da una interminabile intervista radiofonica, Valérie mi accoglie con uno sguardo a metà tra l’implorante e il rassegnato. Sta a me rassicurarla: rompere il ghiaccio non è facilissimo, ma ben presto l’atmosfera si fa molto cordiale e il tempo passa in fretta.




Siamo abituati a sentir definire e a definire la famiglia come atomo, mattone della società. Eppure la famiglia è così fragile, basata com’è sull’amore ma anche sull’assenza di amore. Non ti pare una contraddizione?
Non è esattamente una contraddizione, anche se lo sembra. In quel mattone ci sono tante opportunità, i rapporti familiari sono resistenti malgrado le crisi che possono attraversare, malgrado le crepe. In famiglia esiste poi un grande spazio di perdono, ed è in nome di questo perdono che bisogna continuare a lottare a favore della famiglia.

Perdonabile, imperdonabile ha molto di teatrale, sin dalle prime pagine si ha la netta sensazione che potrebbe diventare una magnifica pièce…
Non è stata una cosa voluta, è probabilmente qualcosa che deriva dal modo in cui è nato questo romanzo. È semplicemente successo che ho riflettuto sul tema del perdono, e poi ho lasciato che queste mie riflessioni decantassero. Avevo davanti agli occhi le immagini dell’incidente a Milo che apre il libro, era come se fossi lì e quando ho avuto questa visione c’era anche una costellazione di personaggi che ho capito sarebbero stati la famiglia del bambino. Ho iniziato a riflettere sulla personalità di ognuno di loro, in tutti c’era qualcosa da perdonare o da farsi perdonare. Lungo il percorso non ho mai voluto utilizzare effetti drammaturgici particolari, né quegli espedienti letterari tipici di situazioni che si rovesciano. Non era necessario: c’era già tutto, era già tutto lì, è bastato prendere in mano la penna e scrivere.

È più forte il perdono o il rancore?
Assolutamente il perdono, che per me è il più potente sentimento che esista. Può portare ad un autentico stato di grazie, mentre il rancore ti divora un pezzo alla volta. Il perdono, che domande.

Molto interessante l’idea di questa “staffetta” tra i personaggi di Perdonabile, imperdonabile, che a turno prendono in mano il timone della narrazione. È stato difficile immedesimarsi in modo così credibile in persone così diverse?
Direi che non è stato difficile, no. Quando un personaggio parla in prima persona io sono nei suoi panni, la sua verità diventa la mia verità e quando passo a un altro personaggio ricomincia tutto daccapo, il passaggio avviene molto naturalmente e la cosa che io trovo particolarmente piacevole come scrittrice è questo senso di star ricostruendo un puzzle, offrendo al lettore una cosa quasi impossibile nella realtà. E cioè possedere tutte le informazioni rispetto a una determinata situazione, così che possa crearsi un’intima convinzione su basi oggettive. Nella vita vera non capita mai, ecco dove nascono i giudizi privi di sfumature che sentiamo ogni giorno.

Qual è il membro di questa famiglia che senti più vicino? E nella tua, di famiglia, qualcuno si è sentito chiamato in causa nel libro e quindi offeso?
Personalmente mi sento più vicina a Céleste e Marguerite, le due sorelle. La seconda assomiglia a me a giovane, la prima ricorda me come sono oggi, anche se – precisiamolo – questa non è la mia vita, è tutto pura invenzione. Tuttavia c’è un po’ di me in questi e anche in altri personaggi: Jeanne, Lino… sono un po’ tutti loro. Per esempio il mostrarsi così esigente di Lino nei confronti del figlio ricorda molto una fase della mia vita. E no, nella mia famiglia non si è offeso nessuno per fortuna, dopo aver letto il romanzo hanno fatto tutto un lavoro di introspezione per vedere cosa avevano perdonato e cosa ancora avevano da perdonare.

Esiste una famiglia senza segreti?
No, non esiste. Perché tutti abbiamo cose che non abbiamo voglia di condividere: per vergogna, per dolore, per convenienza o perché abbiamo la sensazione che gli altri non riescano ad ascoltarci come e quanto vorremmo. Ma la famiglia perfetta o perfettamente equilibrata non esiste. O almeno io non ne ho mai incontrata una.

Che lettrice è Valérie Tong Cuong?
Amo tantissimo leggere, purtroppo lo faccio meno di quanto vorrei. Scrivere porta via un sacco di tempo, per non parlare di quello che gira attorno alla scrittura, per esempio le presentazioni. Mi capita anche spesso di dover leggere qualcosa in particolare magari per preparare un dibattito: non è lettura per piacere, questa mi manca. Adoro non rendermi conto del tempo che passa perché sto leggendo, entrare in un altro mondo o avere l’opportunità preziosa di riflettere su me stessa.


I LIBRI DI VALÉRIE TONG CUONG

 

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER