Intervista a Vinicio Capossela

Vinicio Capossela
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Eclettico, imprevedibile, folle o geniale a seconda dei punti di vista... o delle giornate, Vinicio Capossela sorride quando mi presento. "Mangialibri? Un bellissimo nome, pensa che una delle mie parole preferite è mangiadischi!". Feeling immediato, una domanda tira l'altra e voilà: l'intervista.

Perché mai un libro dovrebbe avere quattro guantoni in copertina?
Parole e pugni sono la metafora della vita, dell’incontro: In clandestinità è il racconto del nostro Novecento, un inno all’amicizia scritto a quattro guantoni. Penso che quattro mani oltre che colpirisi possano anche stringersi ed è quello che mi auguro. In questo libro parliamo della quotidianità dei piccoli gesti, delle piccole storie che puoi maneggiare come un pacchetto di sigarette, come sapersi orientare in un piccolo supermercato di quartiere. Vincenzo Costantino - il mio coautore - è il tipo di persona che sa se una marca di toast è meglio di un’altra.
 

Dov’e Vinicio oggi?
Amo "Sliding doors" e nella vita personalmente ho sempre avuto difficoltà a chiudermi le porte alle spalle. E infatti nella mia vita ci sono molti spifferi.
 

Per il Festival della Letteratura di Roma 2009 avete sperimentato la forma del reading: come mai?
Per me che sono un cantante era un po’ una novità, così per come l’abbiamo concepito è una forma di lotta con il pubblico, un match fra noi contro di loro.
 

Qual è la tua giornata perfetta?
Quando si può contare sulla propria autosolidarietà, non sull’autostima attenzione. Quando si può fidare di se stessi, indossare una camicia a quadrettini come quella che ho oggi e avere “ come torto il buon umore”.
 

In una delle cose che hai scritto per questa occasione parli della luna...
Sì, "Camoia e la luna", un brano tratto da un testo che si intitola “Il paese dei coppoloni”, che descrive un villaggio i cui abitanti sono soliti indossare delle coppole per una ragione particolare. La luna è sempre stata una specie di territorio di evocazione dell’anima: la prima volta a cinque anni, in un cortile, vidi che aveva una faccia, allora mi inginocchiai e le chiesi scusa per non averla creduta divina. Più tardi due andini dell’Ecuador mi raccontarono degli occhi della madre morta, due stelle in cui incarnavano la “loro signora luna”, la loro madre. La luna raccoglie i lamenti, i canti d’amore.
 

Com’è andata questa esperienza editoriale con Vincenzo?
Un incontro senza filtro, fatale ma casuale, Mr. Pall incontra Mr. Mall, due esseri che si completano, inseparabili come la scritta sul pacchetto di sigarette, alle prese con la difficoltà della vita quotidiana. Anche la copertina ha un rimando preciso alle sigarette, infatti stiamo già pensando ad sequel che avrà una copertina azzurrina – più light. Abbiamo raccontato storie piccole come nel bellissimo film "Smoke", dove la box non è solo metafora della vita e la copertina è se vogliamo una dedica - pugni e poesia - ad Arthur Cravan, pugile e poeta.
 

Cosa pensi della scrittura in prosa?
Quando scrivo cerco di elaborare e rendere visibile un mondo fatto di cose, trovo che la musica sia un'arte più socievole, che riesce a coinvolgere molte persone, come i musicisti e i tecnici, mentre la scrittura è un modo di rientrare a casa. La musica ti porta in giro, la scrittura ti riporta a casa, ecco.
 

Possiamo sperare in un prossimo libro?
Me lo auguro, anche in passato ho dedicato molto tempo alla scrittura e prima o poi uscirà “Il mondo dei coppoloni” e altri due o tre progetti che vorrei portare a compimento.
 

I libri di Vinicio Capossela

 

 

 

 
 
 
 
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