Intervista a Wole Soyinka

Incontriamo Wole Soyinka ‒ al secolo Akinwande Oluwole Soyinka ‒ a Pistoia, durante i Dialoghi sull’uomo 2018, nona edizione del festival dell’antropologia contemporanea, quest’anno intitolato “Rompere le regole: creatività e cambiamento”. Drammaturgo, poeta, scrittore, saggista nigeriano che ha ricevuto diversi riconoscimenti in tutto il mondo e primo uomo di colore a essere insignito, nel 1986, del Premio Nobel per la Letteratura, il professor Soyinka si è affermato in Africa e in Occidente principalmente attraverso la poesia e per aver rivalutato il teatro della tradizione nigeriana e il folklore yoruba: e in effetti tra una domanda e l’altra ha fatto anche un po’ di teatro.




Qual è la lezione che l’Africa ci può dare?
Io comincerei con il prendere quell’epidemia che imperversa in tutto il mondo che chiamiamo fondamentalismo religioso, il quale, a mio modo di vedere, è andato ben al di là della religione e per me in realtà ha come tema centrale la libertà. Prendiamo in esame le religioni, confrontatele: da una parte c’è la vostra religione che è una religione accomodante, di spirito ecumenico, cioè che è disposta anche a accogliere e addirittura a assorbire i sistemi di fede degli altri. E all’altro estremo c’è una religione la quale impone che nulla dei capisaldi di quella fede venga mai toccato. In Africa invece non troverete mai alcuna religione che propugna i principi della crociata o della jihad per dirlo in arabo: per lo più con poche eccezioni, nel continente africano, i sistemi di credenze, di fede in generale non fanno alcun tentativo di fare proseliti, di convertire gli altri con la forza, pensano piuttosto che l’altro che non condivide la tua fede deve poter trovare il proprio modo di rapportarsi con il Principio Superiore o la Divinità o Dio. Detto questo chi si reca nei Caraibi, nelle Antille o nell’America latina si accorge rapidamente che tantissime convinzioni, credenze religiose africane si sono diffuse in quelle regioni del mondo e hanno, per così dire, contagiato addirittura la fede cristiana. Sono stati gli schiavi a fare questo, schiavi che venivano definiti dei subumani, che provenivano dall’Africa e che quantunque non avessero nessun potere di coercizione, a loro era perfino vietato toccare il padrone, figuriamoci quale potere potevano mai esercitare! Nonostante questa impotenza sostanziale sono stati proprio loro a passare le concezioni religiose africane, sono stati loro il veicolo della diffusione. Questi aspetti delle fedi africane hanno esercitato molto fascino e molta influenza fino a giungere a delle forme di sincretismo con le religioni presenti in quelle parti del mondo. Tutto senza esercitare il proselitismo, senza coercizione, costrizione. Credo che questo dovrebbe essere sufficiente per far sì che le grandi religioni mondiali si mettano un po’ a riflettere su che cosa significa l’aver diviso, lacerato il mondo per secoli con le guerre di religione, dovrebbero riflettere sul significato di una fede che forza, costringe alla conversione. Le guerre di religione hanno funestato il continente europeo per secoli e bisognerebbe ricordarsi che continuano ancora oggi nel mondo. Per dimostrare quello che sto dicendo vorrei fare un esempio recente. Voi avete sicuramente letto o sentito parlare di quegli episodi in cui in Africa, e parlo adesso della mia Nigeria, in cui sono state rapite delle studentesse nella città di Chibok. Tra tutte le ragazze che sono state rapite dagli integralisti islamici solo il cinquanta per cento è stato liberato recentemente. Diversamente sono andate le cose nello stato di Yobe nel collegio di Dapchi, le forze dell’ordine sono state talmente rapide che sono riuscite a riportare indietro tutte le ragazze, salvo una. Il motivo per cui questa ragazza non è stata rilasciata è che coloro che la detengono hanno preteso di liberarla soltanto se si fosse convertita all’Islam: siccome lei ha risposto di no, loro se la sono tenuta. Ecco questo è un esempio dell’idiozia di coloro che arrivano a rapirti e trattenerti con la forza affinché tu dica “Ora io credo nella tua religione”. Trovo che sia una cosa subumana, trovo che la mente di queste persone sia a dei livelli subumani, credere di poter ricattare qualcuno e costringerlo ad aderire alla tua religione, alla tua fede in cambio della libertà. Tra l’altro va detto che in tutte le guerre che hanno funestato il continente africano nel corso dei secoli, e ne ho studiate parecchie, non è mai successa una cosa del genere, che qualcuno venga preso, strappato dalla propria casa con mezzi bellici e che non venga più liberato se non si assoggetta alla fede religiosa di un altro. Ne abbiamo viste di guerre di religione, mosse dai cristiani o contro i cristiani, contro o a favore dell’Islam. Ne abbiamo viste tante. Tutto questo per dirvi che io invece credo nel principio della libertà di fede e penso che tutti sostanzialmente credano in una stessa divinità, che le differenze siano di ordine cerimoniale esteriore, apparente, differenze di riti, ma che in realtà tutti quanti credono in un'unica forza che governa il mondo.

La Diaspora africana di cui parla spesso include anche la migrazione nel Mediterraneo? Puoi raccontarci qualcosa sul progetto della città galleggiante, la nave con gli artisti che partirà da Palermo ripercorrendo al contrario la via dei migranti?
Le due domande sono collegate, certo ho parlato anche della tragedia della seconda ondata della diaspora africana, quella che stiamo e state vivendo oggi. La prima ondata di diaspora africana è stata ovviamente involontaria, gli africani non sono partiti dal continente per scelta, ma vi sono stati costretti, non lo volevano e non hanno potuto esercitare la propria volontà, sono stati semplicemente catturati, messi in mano a degli intermediari che li hanno venduti come schiavi, come carne umana in vendita e per loro la traversata del Sahara e poi dell’Atlantico, è stata una sorta di sconvolgimento totale di tutti i loro parametri. Per quanto riguarda questa seconda ondata, e questo ci conduce anche a Palermo, io ci vedo un’ironia tragica perché proprio quando tanti discorsi, tanto inchiostro viene steso per cercare di dire, ricordare, riaffermare perché la diaspora nera, africana non avrebbe dovuto mai succedere, si sono scritti torrenti d’inchiostro sulla storia della schiavitù e ci si è chiesto quali possono essere le strategie culturali e di altro genere per cercare di porre rimedio a quella antica diaspora, ecco che a quella prima ondata si sovrappone la seconda. È quella che io chiamo una tragica ironia della storia. Riguardo alla città galleggiante posso dire che è un progetto che parte da un’idea romantica, ma al tempo stesso è anche un atto di riparazione dei torti, nel senso che noi quasi ogni giorno, in qualunque stagione vediamo degli africani che colano a picco su questi barconi nel Mediterraneo o che vengono recuperati per i capelli in uno stato di inedia, a volte di congelamento, mentre cercano di raggiungere le sponde dell’Europa. L’idea della città galleggiante prende lo spunto da quel Festival sul patrimonio nero che io contribuivo a organizzare in Nigeria, dove sono invitati artisti che si riuniscono in convegni e conferenze, per trovare il modo di mostrare fino a che punto gli africani abbiano contribuito allo sviluppo anche dell’Europa, li andiamo a prendere da ogni parte del mondo. L’idea è quindi quella di immaginare un viaggio all’incontrario, il viaggio della speranza verso l’Africa, la nave serve a recuperare gli africani che stanno morendo dalla voglia di tornare in Africa, andarli a prendere dove si trovano ‒ che siano i Caraibi, dall’altra parte dell’Atlantico o dall’Europa ‒ e fare di questo viaggio una sorta di grande festa Transatlantica, nel caso di coloro che vengono dai Caraibi. Tutti coloro che veramente, e ce ne sono tanti, anelano a tornare in Africa. Anche coloro che fanno parte della nuova ondata migratoria che si è sovrapposta alla prima, che ora vivono altrove, in Europa, in America. Di sicuro potrebbero vedere e toccare con mano ciò che di valido hanno apportato in questi paesi. Credo che questo progetto potrebbe essere di stimolo anche ai leader, ai governanti africani perché si ricordino che quello che devono fare è cercare di creare un ambiente positivo per gli africani a casa, in modo da tenerli a casa, in Africa. Se non ci sono delle circostanze, un ambiente, un clima positivo, in cui gli africani possano sentire di poter continuare a vivere in Africa è chiaro che le ondate si ripeteranno.

Sei stato perseguitato e condannato a morte dal dittatore nigeriano Sani Abacha, per questo motivo sei vissuto in esilio negli Stati Uniti moltissimi anni. Quando nel 1998 è morto il dittatore, hai fatto ritorno in Nigeria. Ora vivi ad Abeokuta, la città nigeriana dove sei cresciuto. Per quale motivo sei tornato in Nigeria?
In realtà non me ne sono mai andato dalla Nigeria. Sono un conferenziere peripatetico, ah ah ah! Per dare un altro aggiornamento sul progetto di cui ho appena parlato, finalmente abbiamo l‘imbarcazione, che secondo l’idea fondante dovrebbe ricondurre quelli della diaspora a casa. È evidente che di discendenti degli africani ce ne sono in Brasile, in tutta l’America latina, non è che ci immaginiamo che chi ha una casa un lavoro una famiglia possa farsi tutto il viaggio di ritorno. Quindi abbiamo pensato a una cosa dove si possa salire, scendere e risalire secondo necessità, ma per il momento, tra poche settimane, abbiamo in programma un pezzettino di questo viaggio: l’imbarcazione partirà da Palermo fino a Napoli e poi tornerà a Palermo. L’idea è naturalmente quella di creare esposizioni di opere d’arte africane a vario titolo, di avere a bordo persone che dipingono, disegnano, eseguono musica, tenere a bordo seminari, conferenze, lezioni e che l’imbarcazione si fermi in ogni principale stazione di passaggio della prima diaspora africana legata al commercio degli schiavi. Questo è il progetto e la tratta Palermo- Napoli-Palermo è l’inizio.

Visto che siamo in tema di rivelazioni e anteprime, cosa troveremo nel nuovo libro L’uomo è morto? Smurare la libertà che è appena uscito in Italia per la Jaca Book?
Lo sai che gli editori stanno lì per romperti le scatole, neanche mi ricordo cosa alla fine c’è stato messo in questo libro! Loro mi rompevano le scatole per farlo, però io ero troppo pigro per decidere cosa esattamente volevo mettere nel libro, alla fine abbiamo scelto il discorso per l’accettazione del Premio Nobel e prima e dopo altri due pezzi, quello più vecchio sul teatro nella tradizione africana e l’altro su “smurare la libertà”, che hanno una sorta di filo conduttore con l’argomento centrale del discorso per il Nobel. Ovviamente ce n’erano molti che avevano aspetti comuni, trovo che comunque tra quelli scelti ci sia una sorta di filo rosso tematico che cuce tutti questi lavori. L’idea del libro è nata durante un pranzo offertomi da Jaca Book, sapete come succede quando l’editore ti porta a pranzo? Dopo il primo bicchiere di vino gli dici che l’idea ti piace, dopo il secondo dici no, no il progetto è bello aggiungiamo anche quest’altra cosa, al terzo bicchiere di vino ho detto “Va bene, torno in Nigeria e mi metto a cercare negli archivi per trovare la cosa che va proprio a pennello”, al quarto bicchiere di vino… “Vai, prenditi tutto quello che vuoi e pubblicalo e non mi scocciare più!”.

Qual è il tuo pensiero riguardo allo scandalo che ha investito l’Accademia Reale Svedese?
Ho tante di quelle cose da fare che il tempo per andare a fondo e occuparmi di questo scandalo proprio non ce l’ho avuto. Ma per quel poco che mi è parso di capire, mi sfugge il motivo per cui dobbiamo rinviare o sospendere per il 2018 il Premio Nobel per la Letteratura. Non mi pare di aver mai sentito dire che ci sia stato questo o quel candidato al premio della Letteratura che sia stato votato nelle passate edizioni fino a oggi in cambio di favori sessuali, sicché mi sfugge completamente il motivo per cui abbiano preso questa decisione, non vedo il rapporto, e poi oggi giorno dov’è che non ci sono scandali? Se fosse così per tutti gli scandali affiorati attorno alla figura di Donald Trump che dovrebbero fare? Sciogliere la camera dei rappresentanti? Ma la vita va avanti anche con tutti gli scandali che ci sono!

Perché allora hai rifiutato la green card americana?
Una green card sostanzialmente è un permesso di soggiorno permanente, esistono con nomi diversi in tanti Paesi, anche in Nigeria. Tante persone che risiedono in Nigeria con l’equivalente della green card, disgustati da quello che succede in Nigeria, l’hanno voluta restituire. Così è stato per me. Non mi sembra una grande cosa. Io ero negli Stati Uniti durante la campagna presidenziale e ho visto un candidato fare affermazioni xenofobe e razziste talmente gravi da deliberatamente suscitare commenti e reazioni, infiammare sentimenti primitivi dell’elettorato americano, e fra l’altro lo ha fatto insultando praticamente tutti: messicani, asiatici e anche nigeriani. Anche se nessuno lo prendeva sul serio, i consensi dell’elettorato nei suoi riguardi crescevano e lui si avvicinava sempre più alla Casa Bianca. In quel momento io ho detto ai miei amici, le persone con cui lavoro in America, ho detto che se gli americani votano questo signore rivelano che non sono ancora guariti, non si sono ancora liberati dal germe del razzismo e della xenofobia. Quindi se l’esito delle elezioni sarebbe stato quello che temevo, avrei rinunciato alla green card. I miei amici mi dicevano “Ma figurati! Ma quando mai viene eletto questo qui, non lo vedi che tipo è?”. È stato eletto eccome, e siccome è stato eletto su delle parole d’ordine totalmente xenofobe e razziste, atte a solleticare i bassi istinti dell’elettorato, io ho restituito la mia green card, ma ho anche detto che non è che volto le spalle agli Stati Uniti e non ci torno più: di fatto ci sto tornando, però per fortuna siccome ho ancora la mia casa in Nigeria, ho sostituito la mia green card con un normalissimo visto, che viene rinnovato di tanto in tanto. Io dicevo “Se questo personaggio diventa il vostro rappresentante in tutto il mondo, siete voi che ci perdete!”. Io l’ho guardata la campagna delle presidenziali, me lo ricordo com’era quando è stato eletto Obama, me la sono ricordata tutta la mobilitazione di grandi, di piccoli, di studenti. Ragazzi e ragazze che tiravano su le tende e ci dormivano dentro per riuscire a fare il loro lavoro di promozione, di raccolta di donazioni, fare donazioni, perché sono stati donati tempo e denaro da parte di tantissime persone di tutti i ceti sociali, perché volevano un cambiamento. A me stupisce che mi si faccia la domanda, che la gente ci faccia caso. Io l’avevo detto ai miei amici, qua sta per succedere un movimento sismico, un passo all’indietro, quando Trump senza peli sulla lingua ha cominciato a dire che faceva il muro con il Messico, che glielo avrebbe fatto pagare, non ha fatto mistero dei suoi pensieri e io ho restituito la green card!

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