Intervista a Zdravka Evtimova

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La raggiungo nell’hotel che la ospita a Fano, alla vigilia del reading del suo Sinfonia che l’attrice Milena Vukotic farà a Passaggi Festival 2019 nell’incantata cornice della Chiesa di san Francesco. È metà mattina, Zdravka Evtimova mi viene incontro di ritorno da una nuotata in mare e mi dice con un sorriso che non si aspettava che l’acqua qui fosse così salata e calda, così diversa dal Mar Nero. È una delle autrici più originali e talentuose d’Europa, una i cui testi sono di una potenza evocativa senza uguali. Incredibilmente modesta, arriva munita di una sorta di collettanea google di critiche e liste di pubblicazioni internazionali che la riguardano, come se non si aspettasse che io la conosca già o che conosca i suoi lavori; tutte le sue opere sono pubblicate in contemporanea in Bulgaria e stati Uniti, ma in quest’ultimo Paese a pubblicarla è un editore universitario, per cui non riceve proventi dai diritti d’autore e quindi continua a svolgere il suo lavoro di traduttrice per il Governo del suo Paese . Nonostante siamo entrambe molto ritrose, abbiamo stabilito una sorta di connessione immediata, abbiamo chiacchierato talmente a lungo, vagando senza meta tra gli argomenti che all’ora di pranzo avevo quasi dimenticato di farle l’intervista!



Molto è stato detto del legame culturale esistente lungo le coste dell’Adriatico. Passaggi ha fatto un’operazione interessante di promozione di questo ovvio legame tra i popoli delle due sponde. Pensi che questo legame esista ancora o sia ormai un ricordo del passato, da celebrare ma sepolto dalle molte divisioni e frammentazioni etniche?
Onestamente sono convinta che dovremmo lavorare con più impegno affinché i legami tra le popolazioni delle sponde dell’Adriatico vengano rinforzati. Credo che i legami, soprattutto quelli letterari, tra questi popoli non sono ancora forti come potrebbero essere. C’è ancora molto lavoro da fare non solo per rafforzare questi legami ma per aprire una linea di comunicazione letteraria che sia costante, continua. Abbiamo moltissimo da imparare gli uni dagli altri.

I tuoi libri sono talmente belli e significativi che mi sono detta che dovrebbero essere letti nelle scuole, non solo quelle italiane…
Ti ringrazio. Sai, una scuola media americana ha messo tra le letture obbligatorie uno dei miei primi racconti e sono rimasta piuttosto sorpresa perché i ragazzini avevano circa 13 anni ed io trovo che siano troppo giovani per i miei testi. Una mia raccolta di racconti è poi stata inserita nel 2016 in un curriculum del Barth College e anche questo mi ha fatto molto piacere; trovo che sia importante leggere le mie storie ad un’età in cui si ha spirito critico. Sono molto contenta che Livio Muci di Besa editrice mi abbia pubblicata in Italia. L’ho conosciuto perché ha partecipato ad una Conferenza alla quale partecipavo anch’io. Ha pubblicato due dei libri a cui tengo di più: Sinfonia e Lo stesso fiume. Quest’anno ha pubblicato anche una raccolta di storie brevi, La donna che mangiava poesie. Quest’anno saranno pubblicati anche negli USA, ma, sono particolarmente grata a Livio per il titolo che ha scelto per quest’ultima opera, è molto diverso dall’originale e dalle traduzioni fatte in altri Paesi ma è sicuramente il più bello di tutti.

Hai iniziato a pubblicare prima o dopo la caduta del Socialismo?
Ho iniziato durante. Devo dire che in rapporto ad ora, all’epoca scrivere (e pubblicare) era molto più difficile, direi anche spiacevole. Bisognava seguire scrupolosamente le direttive del Partito. Scattava una sorta di auto-censura per gli autori perché sapevamo che se avessimo scritto qualcosa che al Partito non piaceva non saremmo stati pubblicati. La caduta del Socialismo mi ha consentito essere conosciuta nel mondo. Quest’anno Sinfonia è stato pubblicato anche in Cina, dove sono stata ospite dell’Università di Pechino per un mese per promuoverlo. Siamo anche in trattativa per un’edizione giapponese.

Sinfonia è un romanzo potente, che descrive una Bulgaria nella quale la sete di denaro la fa da padrona. Pensi che questo approccio alla vita sia dovuto a una sorta di reazione all’austerità Socialista o piuttosto al Capitalismo sfrenato che l’ha seguita?
Questa è una domanda che mi sono posta molto spesso. Le persone non erano preparate alle relazioni di mercato, al tipo di Capitalismo che si è instaurato. In precedenza il popolo era sottoposto ad una forma di controllo molto stretto e passare da questo tipo di controllo a nessun controllo in assoluto, ha prodotto una sorta di ubriacatura nazionale; tutte le passioni più oscure dell’animo umano sono venute in superficie. Oggi finalmente sia la gente che i nostri governanti sembra abbiano deciso di canalizzare queste passioni verso qualcosa di costruttivo, ma ancora molto deve essere fatto per tenere sotto controllo la criminalità. Dovremmo imparare dall’Italia come imporre e far rispettare la legge. In Bulgaria se qualcuno viene nel tuo orto e ti ruba il raccolto semplicemente non esiste il modo di punirlo, ci si sente impotenti. In caso di denunce semplicemente non succede niente, gli anni passano e tu continui ad incontrare il ladro tutti i giorni, nessuno lo ha disturbato. Al momento c’è ancora molto da fare per migliorare la nostra legislazione sia penale che civile perché ci sono ancora troppe scappatoie possibili per chi mette in atto pratiche illegali.

I personaggi principali di Sinfonia sono donne, come accade nella maggior parte delle tue opere. Sono tutte molto sfrontate e aperte, la vita le ha rese dure e si capisce che non hanno posto nella loro esistenza per molti scrupoli, o forse li hanno persi a causa di varie vicissitudini. Leggendo, non si è però molto sicuri del fatto che queste donne ti piacciano o meno, mentre le racconti…
Devo confessarti che Sinfonia non ce l’ho molto fresco in mente. Dopo quello ho scritto altri tre romanzi, ma posso dire che i miei personaggi femminili mi appassionano sempre . Sento molta compassione, anzi, molto amore per quelle di loro che sono povere. Nella transizione velocissima da un Governo che controlla l’economia ad un’economia libera, moltissimi criminali hanno potuto approfittare per accumulare capitali in maniera illegale; il loro potere era così assoluto che molte persone ne sono rimaste schiacciate senza poter fare nulla per contrastarlo. Abbiamo un termine per questi personaggi loschi come il padre di Moni in Sinfonia che può essere tradotto più o meno come “sfacciati, facce di bronzo”. Come ti dicevo prima, ultimamente il Governo sta cercando di affrontare seriamente il problema e porre limiti a questi criminali. In Bulgaria molto rimane ancora da fare per proteggere le giovani generazioni, dare loro un futuro credibile al di fuori del crimine. A differenza di quanto accade altrove, nel nostro Paese non sono gli anziani e i vecchi ad essere la parte fragile della società, perché da noi il legame tra genitori e figli è molto forte, per cui i figli si pendono cura dei propri genitori, non si aspettano che sa lo Stato o altri soggetti a farlo. Anche i più poveri sentono il proprio dovere verso i genitori, nessuno li lascia a loro stessi.

Ne Lo stesso fiume le tue protagoniste femminili cercano una fuga dalla realtà nelle Storie, siano esse letteratura scritta o immaginarie, mentre le protagoniste di Sinfonia, sono molto pragmatiche e ciniche. È come se tu offrissi Ljuba e Pirina un’ancora di salvezza che invece Di e Moni e la signora Aneva non hanno…
Pirina è il mio personaggio preferito e mi assomiglia molto. Legge tantissimo come facevo e faccio io e la letteratura è qualcosa che non tradisce, per quanto tu possa essere sola nella vita, la Letteratura ti salva. Anche in un momento in cui la povertà o altre circostanze impediscano l’accesso all’istruzione, gente come Pirina trova il modo di evadere dalla propria condizione attraverso il potere delle Storie. Purtroppo quelli più tagliati fuori dal sistema di istruzione sono i bambini gitani, nella realtà cosi come nel libro. Ho insegnato ai bambini di queste comunità e posso dirti che sono straordinariamente dotati, ma, non sono molto presenti, sono diffidenti all’inizio, devi trovare la strada per i loro cuori, farti conoscere. Insegnavo inglese come volontaria in una scuola popolata essenzialmente di bambini zingari e abbiamo messo in scena Shakespeare. Non puoi immaginare il livello di coinvolgimento! Tutta la comunità è venuta ad assistere, si è appassionata al punto di dirmi “Maestra, dicci cosa ti serve, lo ruberemo per te!”. Sono innamorata di questo popolo e ho trasmesso questo amore ai miei figli, alle mie nipoti, sono protagonisti anche del romanzo che sto scrivendo in questo periodo. Sono stati forzati dalla storia e dai pregiudizi a sopravvivere con mezzi illegali. Se c’è un’offerta di lavoro e due candidati, questo lavoro non andrà mai a un gitano, anche se fosse il più qualificato. In Bulgaria ci sono tre categorie di gitani: quelli molto ricchi, arroganti, che incutono paura; ci sono poi quelli che stanno cercando di integrarsi, che mandano i figli a scuola ed eccellono nelle arti, nella musica, che sono ai vertici in molte professioni. Ad esempio il miglio cardiologo bulgaro in questo momento è gitano. I gitani sono gli unici in Bulgaria che facciano molti figli e lo Stato fornisce loro sussidi per farli studiare, per questo è facile che in ogni famiglia ci sia almeno un figlio di successo; le donne bulgare al contrario delle gitane, fanno sempre meno figli e questo sta causando un forte calo demografico.

Qual è la forma narrative che preferisci, che pensi esprima al meglio il tuo talento: quella dei racconti come ne La donna che mangiava poesia o i romanzi?
Sono quasi costretta a concentrare le mie storie in racconti brevi, perché il mio lavoro di traduttrice in un ufficio governativo mi prende talmente tanto tempo ed energie, che me ne rimane pochissimo per scrivere, il più delle volte scrivo nei ritagli di tempo. Per questo il mio sogno sarebbe poter vivere dei proventi delle mie opere, ma sono ancora molto lontana da quel momento. Le mie opere sono pubblicate in 3 continenti ma raggiungono un pubblico di nicchia, sono molto apprezzate dagli intellettuali, dalla critica, sono studiate nelle Università, ma non raggiungono il grande pubblico, non hanno un volume di vendite tali da consentirmi di fare della scrittura il mio lavoro. Il mio vero lavoro è impegnativo, durissimo, lavoro un numero infinito di ore, traduco in inglese contratti e accordi internazionali che il Governo sottoscriverà con altri Paesi e questo richiede un’attenzione assoluta, costante e mi lascia davvero poco tempo libero. Sto seduta in ufficio oltre nove ore al giorno e se voglio dare la stura ai personaggi che mi popolano la testa, spesso devo concentrarli in racconti brevi. Ultimamente sono felice perché i miei figli sono adulti (i miei due figli vivono in Germania e mia figlia in Bulgaria), sposati con figlia a loro volta e questo mi lascia più tempo da dedicare alla scrittura e a cercare editori per il mio lavoro. Questo mi ha consentito di conoscere una persona straordinaria, preparata e sensibile come Livio Muci e sono molto felice che lui abbia portato le mie opere in Italia.

I LIBRI DI ZDRAVKA EVTIMOVA



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