È finito il nostro carnevale

È finito il nostro carnevale
Chiamatela Coppa Rimet, oppure Diosa de la Victoria, coppa del mondo o come volete. Fatto sta che per cinquantatre lunghissimi anni è stata il desiderio (neanche tanto nascosto) di Rigoberto Aguyar Montiel. Questo il suo nome abbreviato, perché in realtà la leggenda narra che egli avrebbe quattordici nomi, uno per ogni luogo in cui la sua famiglia si è spostata. Nato da padre brasiliano e madre marsigliese, negli anni Venti si trova a Parigi per tentare la vita dello scrittore-giornalista con il sogno della cronaca nera. Peccato debba accontentarsi della stesura dell’oroscopo per una rivista di Toledo. In compenso, l’amicizia con Hemingway è  un frutto da coltivare ogni giorno in una Parigi che sembra regalargli la prima emozione forte il giorno in cui arriva lei, l’unica donna che Rigoberto abbia mai amato: Consuelo, modella che posa per la creazione della Diosa e che scompare nel nulla dopo aver adempiuto il suo compito. Rigoberto non la trova più nello studio di Valmont e a quel punto non gli resta che fare a se stesso e alla donna che ha amato una promessa: conquistare la Diosa. Comincia così lo strabiliante inseguimento della Coppa Rimet, con Rigoberto che decide di proporsi come cronista sportivo in tutte le redazioni delle nazioni che ospitano i giochi per poterla portar via: Italia, Uruguay, Germania, Brasile, Inghilterra e ancora Brasile. All’inseguimento di un sogno, di una possibilità che…
Tutti coloro che conoscono la storia del calcio mondiale sanno sicuramente che la Coppa Rimet è realmente esistita (prima dell’attuale coppa del mondo FIFA). Per ben due volte si è tentato il furto, nella realtà opera – a quanto pare – di personaggi diversi: un inglese disoccupato accusato la prima volta, nel 1966 a Londra; e due brasiliani, un decoratore e un ex detective, la seconda, nel 1983. Realtà rivista e modificata fin dalle prime righe nella sua rivendicazione dal nostro Rigoberto. E questo gioco tra finzione e realtà è ciò che rende entusiasmante e ricca di aspettativa una storia che fa il giro del mondo… e non solo in senso figurato. Anche se in realtà È finito il nostro carnevale è molto di più che un mescolare realtà e fantasia, fatti storici con fatti inventati, azioni salienti e storiche di partite giocate realmente con sensazioni soggettive. Infatti è evidente anche l’intento dell’autore Fabio Stassi di ripercorrere anche i momenti storici più significativi dei due continenti che ospitano la Coppa Rimet nel Novecento: il fascismo nell’Italia degli anni Trenta e le dittature nel Sud America degli anni Settanta fino a convergere in un disincanto popolare che emerge pagina dopo pagina. Lo stile narrativo di Stassi ha molte somiglianze con quello della letteratura sudamericana: i non amanti del genere, forse, potrebbero giudicarlo troppo dispersivo, ma a chi saprà andare oltre queste prime difficoltà È finito il nostro carnevale può regalare intriganti soddisfazioni narrative.

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