In stato di ebbrezza

In stato di ebbrezza

Quel giorno Ryan, nonostante la libertà vigilata per essere stato beccato minorenne in stato di ebbrezza, decide di trascorrere Hallowen portando un po' di amici da Ed per sballarsi un po'. La casa è libera perché i genitori di Ed – padre professore e madre infermiera – non ci sono quasi mai e comunque non sarebbero rincasati almeno fino alle sette del mattino. E poi il padre di Ed ha un mobile bar da competizione. Il primo superalcolico l'avevano rubato a tredici anni e da allora avevano continuato a trafugare alcool da quella riserva, facendo certi mescoloni che neanche i barboni di Vicolo Cannery. E insomma dopo essersi sbronzati per bene e fumato per tutto il pomeriggio decidono di andare travestiti da scimmioni alla festa di Hallowen di Alice Wolfe, con l'unico intento di continuare a bere a più non posso e scoparsi le fighette presenti al party. L'ingresso è ottimo, le ragazze si divertono e Ryan becca subito la tipa giusta, con cui inizia a pomiciare. Poi però si ricorda della telefonata che doveva fare a Susan, la sua ragazza, e così la chiama. Susan è in procinto di andare ad una festa con alcuni amici tra cui Nick, nome che però a Ryan fa l'effetto della benzina sul fuoco. Riaggancia, si infila in macchina e schizza a manetta per le vie della città incurante di semafori rossi, stop e sensi unici. E così che nemmeno ha il tempo di accorgersi di quella figura nera in piedi in mezzo alla strada... Marissa odia la matematica nonostante suo padre che lavora all'IBM, nella Silicon Valley, abbia fatto di tutto fin da bambina per inculcargliela. Tant'è che ora Marissa, pur odiandola, è diventata un fulmine in quella materia, partecipando persino – unica ragazza – allo stage alla Lockheed Martin, quelli che fabbricano missili e satelliti. Marissa si sente così sfigata che l'unica volta che s'è ubriacata ad un matrimonio ha vomitato tutto dietro un gazebo. Poi il Quattro luglio suo cugino Jamie l'ha portata a questa festa. C'erano un sacco di ragazzi della sua scuola che bevevano e fumavano e riempivano tutte le stanze. Marissa ha preso una birra e ha provato a fare due passi in giardino. C'era un po' di nebbia e nell'ombra questo tipo della squadra di pallanuoto che lei conosceva che quasi le era venuta voglia di andare a salutare ma poi all'ultimo ha desistito perché le era sembrato che stesse pisciando. Andando via ha visto che non stava pisciando ma c'era qualcuno inginocchiato che gli stava facendo un pompino. Così è tornata a sedersi sul divano ed è allora che è arrivato Ronny Feldman, il più bello e dannato della scuola...
James Franco. Sì, proprio lui, uno dei più fighi e stimati attori e registi in circolazione sulla piazza non solo americana, fa il suo debutto in narrativa con questa antologia. Ma attenzione però. Qui non siamo di fronte al classico pacchetto commerciale personaggio famoso+romanzo scritto magari da qualche ghostwriter compiacente. Qui c'è uno scrittore autentico che in poco meno di duecento pagine racconta un pezzo d'America contemporanea con invidiabile personalità narrativa. C'è proprio tutto in questi racconti, del tipico campionario che uno che non c'è mai stato, sogna e immagina della California. Ragazzoni abbronzati e palestrati con tavole da surf sotto il braccio, ragazze con supercurve mozzafiato, ville con parchi e piscine e cani che scodinzolano all'interno, Suv dai vetri scuri che sfeecciano per viali alberati, puliti e soleggiati. Eppure la bravura di Franco è proprio quella di prendere questa California folkloristica da spot pubblicitario e disintegrarla, dribblando con disarmante semplicità retorica e cliché ma soprattutto senza ergersi mai a solone della moralità. Quello che ne viene fuori è il racconto di un buco nero dentro cui perbenismo, permissivismo e consumismo vanno a stritolare in un vortice caleidoscopico, un'intera generazione di adolescenti lobotomizzati e terribilmente soli. Feste, party, alcol, sesso, droga le uniche priorità di questi figli  - ma anche vittime – proprio di quella terra - la Palo Alto di Facebook e Linkedin -, simbolo del nuovo businnes planetario. Viene in mente il film di Nima Nourizadeh, "Project X", nel quale alcuni adolescenti mettono in scena il più distruttivo party che la mente umana possa concepire solo per il gusto di ammazzare la noia, per evadere dall'anonimato, reale spauracchio - non solo giovanile  - degli abitanti degli anni zero. Così la gioventù che Franco mette in scena ha padri che insegnano alla Stanford University ma che l'unica traccia che lasciano di sé in casa sono i mobili bar, madri assenti o distratte e insegnanti finti autoritari. Non restano che i compagni di sbronze seriali, unici complici con i quali bruciare tutto con urgenza raccapricciante, stordendosi a più non posso in nome del Dio nulla pur di non pensare ad un domani, ad un ideale da inseguire o quantomeno ad un sogno da realizzare.

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