108 metri

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Regno Unito, anni Ottanta. Gli eroi della working class sono un vecchio cuoco che si chiama Silver e ha una gamba sola, proprio come il Long John di Stevenson; un anziano inserviente che in una vita precedente era un attore shakespeariano; un amante della lirica che pulisce i gabinetti affondandovi il braccio fino al gomito. Poi c’è lui, Alberto, emigrato dalla Toscana per cercare fortuna lontano dagli altiforni e dai 108 metri di rotaia delle acciaierie di Piombino che gli hanno portato via il padre Renato, ma che precipita in un sottobosco inospitale fatto di turni impossibili, cessi intasati da pulire, una lady di ferro al governo e pioggia, tanta pioggia. Tutto per laurearsi, imparare meglio la lingua, compiere il salto dalla classe operaia alla classe media e affermarsi con un lavoro culturale, che appare a gran voce quale l’apice professionale del decennio. Masticando un inglese impastato di vernacolo, Renato cerca la sua via per esprimersi in un mondo che gli dice di mettersi in fila, con tutti gli altri che sono partiti insieme a lui. Che cosa succede, però, se quando è il suo turno trova la porta sbarrata, e pensa che la soluzione migliore sia tornare? Quanto sarà cambiata, nel frattempo, l’Italia che ha lasciato?

I cervelli in fuga di cui nessuno parla, quelli che scoviamo tra le righe della retorica, sono la moltitudine che affatica le cucine, i sotterranei e i bagni del Regno Unito pre-Brexit, che potrebbe però essere un qualunque altro posto del mondo. Uno degli abitanti di questo non-luogo proletario è Alberto Prunetti. Il precariato, quando ancora non si chiamava così, qui trova un volto e un nome e una voce. Prunetti è la trasfigurazione di un’umanità che sui media generalisti è raccontata per grafici e percentuali, o non è raccontata affatto. Sono eroi per la loro resilienza, per questo saper costruire fra loro una famiglia pur così lontani dalle rispettive radici, pur così diversi nei rispettivi dialetti e culture e tradizioni. Tutti noi abbiamo un parente, un amico, un figlio di amici-di-amici che sta percorrendo il medesimo viaggio. Sono eroi epici, e uno dei meriti di Prunetti è aver donato loro un’epica. Lo fa con una scrittura che è un cocktail debordante, con una cifra stilistica molto precisa, identificata fin dalle prime righe. All’inizio potrà sembrare un po’ ostica, come ostica e dura è l’aria che respirano i personaggi, che respiriamo noi entrando nelle loro storie. Un libro scritto con le mani e con la pancia, che tocca nel profondo.



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