111 errori di traduzione che hanno cambiato il mondo

111 errori di traduzione che hanno cambiato il mondo
C'è errore ed errore. Nei secoli Quindicesimo e Sedicesimo quelli di traduzione  costavano spesso la vita al traduttore che, in quei tempi duri e severi, non veniva considerato solo  distratto oppure troppo originale e creativo, ma decisamente eretico: è il caso - per citarne uno per tutti  -  del tipografo ed editore Etienne Dolet che nel 1546 fu condannato al rogo per ateismo. Che aveva fatto? Aveva tradotto un dialogo di Platone in modo tale da instillare nel lettore dubbi ed interrogativi sull'immortalità dell'anima. Tempi crudeli e lontani. Tuttavia anche oggi, ricorda Romolo Giovanni Capuano, che in passato ha lavorato in un carcere come criminologo e oggi lavora in un ente pubblico ("Praticamente la stessa cosa", chiosa l'autore nelle sue note biografiche), c'è chi finisce nei guai per versioni di opere ritenute blasfeme; è il caso di alcuni traduttori dei “Versetti satanici” di Salman Rushdie in Giappone e in Norvegia, ma anche altrove...
È dunque altamente raccomandabile, per chi è del ramo e per tutti, studenti compresi, la lettura di questo saggio che racconta e spiega errori di traduzione antichi e moderni e soprattutto ci mette in guardia dal commetterne altri. Esordisce con il più leggendario e noto: quello relativo al nome del frutto proibito che i nostri progenitori colsero ed assaporarono, causando l'espulsione dall'Eden dell'umanità futura in toto. Era davvero una mela quel frutto? O piuttosto, di traduzione in traduzione, il frutto (più probabilmente un fico, considerato filologicamente il tipo di foglie che coprì le vergogne dei progenitori) divenne una mela – gioco di parole sul latino “malum”. Leggete, leggete. E perché molti artisti cristiani (Michelangelo compreso) rappresentano Mosè dotato di un bel paio di corna? A causa di un errore di traduzione dell'ottimo san Gerolamo, che nella sua   “Vulgata” tradusse la radice biblica qrn (= raggio di luce: tale, infatti, si presume potesse apparire il volto di Mosè che aveva appena incontrato il padreterno sul monte) con  “cornuto”. Il santo traduttore cadde in errore perché la scrittura ebraica rende solo le consonanti e quel “qrn” si può vocalizzare in due forme: “qaran”, raggio di luce, appunto e “qeren”, cornuto, ahimè! Leggete, leggete. Venendo ai tempi nostri, che dire della traduzione italiana del quinto libro della saga di Harry Potter, nel quale l'inglese “locket” (medaglione) fu tradotto con “lucchetto”? Essendo quel medaglione elemento importante della storia fioccarono le proteste dei lettori. L'errore fu corretto, con tanto di pubbliche scuse sul sito dell'editore. Leggete, leggete. E perché il rinoceronte bianco viene definito così, se bianco non è? A causa di un errore di traduzione, ovvio. Leggete, leggete. E che dire del caso di Quirra, località della Sardegna nella quale si verificano tumori e leucemie in modo preoccupante ed elevato? Che c'entrano le malattie con gli errori di traduzione? C'entrano, c'entrano. Perché uno dei rapporti scientifici statunitensi sulla presenza di uranio in loco adopera l'espressione “uranio fuso” (molten uranium), espressione tradotta per errore in un rapporto italiano con “uranio sciolto”. Il tragico e tristissimo caso di Quirra e dei suoi malati non è ancora concluso e non bastano le parole a guarire e bonificare, ma certo l'errore di traduzione ha contribuito ad aggravare la situazione e a ritardare l'adozione di provvedimenti. Leggete, leggete. Leggetelo tutto, questo libro ben documentato sia per bibliografia che per sitografia.

 

 

 

 
 
 
 
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