12 che hanno detto no

12 che hanno detto no
Il 24 novembre 2007, Valerij Panjuškin, giornalista del quotidiano economico «Vedomosti», va alla marcia dei dissidenti che si tiene a Mosca. Per queste manifestazioni, il governo assolda un centinaio di senzatetto (che ricompensa con della vodka) per screditare gli oppositori di Putin; i corpi operativi dell’FSB girano con le videocamere tra la folla per non farsi scappare neanche un viso; gli agenti del corpo speciale degli OMON smembrano il corteo infilandosi tra la folla. Di solito qualcuno viene arrestato, e la sera i telegiornali mandano in onda gli atti di vandalismo dei senzatetto ubriachi per convincere gli spettatori che gli oppositori del governo sono tutti criminali. Così funziona l’informazione in Russia. Quanto alla giustizia, prendiamo il caso Chodorkovskij: è in prigione non perché è entrato in politica, ma per riciclaggio di denaro sporco. La facciata è salva e Putin ha un avversario in meno, poco importa se è innocente, purché l’ex magnate della compagnia petrolifera Yukos sia lontano… Marina Litvinovič faceva parte del team di consiglieri di Putin. Fu lei a insistere perché il presidente interrompesse le ferie a Soči e si facesse vedere in pubblico in occasione della tragedia del sottomarino Kursk. Ma Putin non riuscì a gestire la faccenda e da allora non si fa più vedere in caso di catastrofi, come quella avvenuta poco dopo al teatro Dubrovka. Un giorno, Marina fu avvicinata da un deputato della provincia di Beslan, la cittadina del Caucaso dove l’1 settembre del 2004 un gruppo di terroristi sequestrò circa 1.200 tra bambini, genitori e insegnanti, portando alla morte di 200 persone a causa dell’ingresso delle forze speciali russe. Questo deputato invitò Marina a Beslan per documentare l’accaduto ancora recente. Quando Marina offrì il suo sostegno politico e legale alle madri di Beslan, Tamerlan, un caucasico che non amava le ingerenze dei moscoviti, mandò i suoi a picchiarla… Il’ja Jašin, leader del partito della Mela, Jabloko, viaggia in tutta la Russia, nonostante le condizioni climatiche, per scoprirla fino in fondo e conoscere meglio le sue genti. Come il vecchietto che vive in campagna con la moglie, che parla di El’cin come se si trattasse della fine di una stagione, come di un fenomeno naturale: «Elc’in è passato, ora c’è Putin»…
Non sono gli uomini del presidente, questi 12 che hanno detto no. Sono persone che cercano ogni giorno di cambiare la Russia umanizzandola e mostrando il lato che Putin ama nascondere. I 12 sono pieni di rabbia e agguerritissimi, ma non aggressivi: le manifestazioni, i cartelli esibiti contro il governo servono a scuotere la coscienza dei cittadini poco interessati alla politica, di quelli che vivono nel passato legati al ricordo delle fattorie collettive (e forzate) e non sanno come conciliare la politica e la lotta per la sopravvivenza quotidiana.

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