1947

1947

1947. In Europa e nel resto del mondo si crea una fitta rete organizzativa per proteggere i nazisti in fuga; a Roma viene fondato il Movimento Sociale Italiano; Hasan al-Banna, “il figlio di un orologiaio egiziano, lancia il moderno jihad”; Eleanor Roosevelt dirige i lavori per la stesura della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo; a Parigi nasce il New Look di Christian Dior; Banjamin Ferencz dà il via al processo agli Einsatzgruppen; la nave “Exodus”, carica di profughi ebrei, è pronta a salpare alla volta della Palestina; gli Stati Uniti attuano il piano Marshall per ricostruire l’Europa; l’aviatore Kenneth Arnold dichiara di avere avvistato un UFO; Bernard Baruch conia l’espressione “guerra fredda”; avviene la separazione tra Pakistan e India; viene fondato H&M; nasce la CIA; viene inventato il kalashnikov; viene dato alle stampe il libro di Primo Levi Se questo è un uomo; George Orwell scrive 1984; l’Assemblea generale delle Nazioni Unite vota la divisione della Palestina “in due stati indipendenti, uno arabo e uno ebraico, con Gerusalemme sotto amministrazione comune”; l’Europa “pullula di bambini […] sopravvissuti” alla Seconda guerra mondiale, tra questi c’è Joszéf che è stato accolto in un orfanotrofio, nella Germania del Sud…

1947, il primo libro della scrittrice e giornalista svedese Elisabeth Åsbrink a essere stato tradotto in Italia, è un saggio dal doppio valore, quello storico e quello autobiografico, una fitta trama di parole che indagano eventi e personaggi della storia, ma che seguono anche le linee del cuore, quelle che conducono alle proprie radici, quelle di Elisabeth Åsbrink. Ed è sulla scia di questo doppio valore che la Åsbrink da un lato ha tracciato un interessante resoconto sui fatti che hanno segnato l’epoca contemporanea, a cavallo degli ultimi anni del Secondo conflitto mondiale e degli anni successivi, e dall’altro ha raccontato i propri ricordi famigliari incentrati sulla figura di suo padre (l’orfano Joszéf) formatisi prima, durante e dopo il secondo conflitto mondiale e che le sono stati trasmessi dalle testimonianze dei suoi cari. Lo ha fatto analizzando specificatamente il 1947 perché in questo anno “tutto si muove vibrante, senza stabilità e senza meta, perché ogni possibilità è ancora aperta”. Attenta, precisa, munita di una solida documentazione nell’esporre i fatti storici, amorevole e avvolgente nel ricordare le sue radici, la scrittrice svedese ha così confezionato un lavoro di tutto rispetto che incuriosisce e tiene alta l’attenzione, un lavoro che non delude.



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