1968 ‒ Un anno spartiacque

1968 ‒ Un anno spartiacque

Il Sessantotto fu un evento globale, una mobilitazione quasi sincronica degli stessi soggetti sociali attraverso modalità simili in contesti lontani e diversi, “il primo della storia umana ad accadere simultaneamente ai quattro punti cardinali del mondo, di qua e di là dalla cortina di ferro che lo divide al tempo della guerra fredda, nel Sud del sottosviluppo e nel Nord dell’opulenza”. La causa materiale principale, confermata a 50 anni di distanza dai dati oggi a disposizione sulle migliaia di episodi di rivolta studentesca (tra l’ottobre 1967 e il giugno 1968), fu probabilmente l’accesso più largo all’istruzione universitaria. La centralità dei giovani portò con sé una serie di rotture comportamentali che vanno al di là degli studenti che parteciparono attivamente ai cortei (appena il 4% della coorte generazionale). Per spiegare come il Sessantotto risulta una data spartiacque dell’intera seconda parte del Novecento gli autori prendono in esami tutti i contesti geopolitici: le reazioni nell’articolato comunismo sovietico e cinese e nel variegato mondo arabo; l’impatto quasi universale sui diritti, sulle donne e sulla società civile; i nessi con la globalizzazione finanziaria e neoliberistica; i contraccolpi sul lavoro, gli scioperi e la soggettività operaia, ma anche sui terrorismi, sui computer e la cultura generale, su alcune singole biografie connesse alla vera e propria rivoluzione individualistica. Modi di pensare e valori che appartenevano a una piccola minoranza lentamente hanno trasformato in profondità l’intera società. Il Sessantotto viene analizzato con competenza e acume attraverso analogie e differenze fra Stati e sistemi, possibili cause unificanti, conseguenze di breve e lungo periodo in modo da farne scaturire un mosaico di trame e collegamenti…

I due storici contemporanei Marcello Flores  (Padova, 1945), grande esperto di diritti umani, e Giovanni Gozzini (Firenze, 1955), cultore anche di migrazioni e giornalismo, riescono a descrivere chiaramente la dimensione planetaria delle manifestazioni studentesche di quegli anni, pur senza indulgere in nessuna celebrazione, spiegando anzi le dinamiche profonde che li fecero emergere e gli elementi contingenti o specifici che proiettarono comunque una luce nuova nei decenni successivi. Il Sessantotto trasforma all’interno corpi professionali (medici, avvocati e magistrati, poliziotti, insegnanti) e ruolo sociali (quello di genitore, innanzitutto) che da allora in poi si muovono alla ricerca di un senso “politico” nel loro esercizio quotidiano. Il volume parla pochissimo di lotte, proposte e cortei studenteschi, citatissimi in tanti volumi usciti oggi, mezzo secolo dopo. Ognuno dei nove capitoli è denso di note, grafici, figure e di un’accurata ricostruzione della storiografia sull’area geografica o sulla materia sociale esaminate. “È solo considerando il Sessantotto come anno chiave di un processo storico già in parte iniziato, che esso accelera e catalizza grazie all’azione delle minoranze presenti nei movimenti collettivi, e la cui eredità si manifesta in comportamenti, convinzioni, modi di vita che emergono come patrimonio comune solo più tardi, che possiamo cercare di superare le antinomie pubblico/privato, egoismo/generosità, movimento/riflusso, positivo/negativo, con cui si è spesso guardato a quell’anno in termini morali e politici piuttosto che di comprensione e spiegazione storica”.



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