2061: Odissea tre

2061: Odissea tre

2015. Heywood Floyd è appena tornato sulla Terra a bordo della “Leonov” e durante una festa cade dal balcone, riportando gravi fratture multiple. Ricoverato sull’ospedale orbitale Pasteur, Floyd scopre di non poter più recarsi sul suo pianeta natio perché il suo organismo si è ormai assuefatto alla gravità artificiale. Ma questo mutamento metabolico, unito all’impatto sul suo orologio biologico delle ibernazioni alle quali è stato sottoposto durante le missioni spaziali eroiche alle quali ha partecipato, lo ha fatto ringiovanire: nel 2061 ha ben 103 anni all’anagrafe, ma ne dimostra al massimo 70. Negli ultimi decenni dall’alto ha visto la Terra cambiare profondamente: sono nati gli USSA (United States of Southern Africa), l’apartheid è stata cancellata, Edoardo VIII è stato eletto primo Presidente Planetario, grandi imprese scientifiche sono state avviate su Marte e Mercurio, il secondo sole Lucifero (che una volta era Giove) brilla ancora nel cielo, con i suoi misteri, e l’avvertimento del misterioso popolo alieno che ha creato i monoliti è ancora valido: “Non mettete piede su Europa”. Floyd viene scelto per far parte di un equipaggio di VIP che a bordo della “Universe”, l’ammiraglia della flotta privata di astronavi del miliardario Lawrence Tsung, deve intercettare la cometa di Halley - tornata a passare vicino alla Terra dopo il 1986 - e far scendere uomini sulla sua superficie. Intanto su Ganimede lo scienziato  Rolf van der Berg, originario del Sudafrica, studiando delle immagini di Europa catturate da un satellite scopre che il gigantesco Monte Zeus non è un vulcano come tutti credono ma un oggetto dalla natura chimica incredibille, che potrebbe rivoluzionare l’economia mondiale...

Forse consapevole di non aver reso giustizia al suo capolavoro 2001: Odissea nello spazio con un sequel soporifero e sgangherato, Arthur C. Clarke nel 1987 torna con rinnovata energia alla sua saga dei monoliti neri, agganciandosi anche all’attualità (il passaggio della cometa di Halley nel cielo terrestre del 1986 e i dati diffusi dalla sonda Giotto in quella memorabile occasione, la crisi dell’apartheid in Sudafrica). Il risultato è un romanzo che paga pegno ai monumentali thriller SF degli anni ’80, letterari e cinematografici - vedi soprattutto alla voce Michael Crichton, ma anche Ridley Scott o James Cameron - cercando di introdurre nel plot una robusta dose di azione e gli ingredienti classici dell’esplorazione di mondi alieni, mostri compresi (dei giganteschi squali col becco da pappagallo destinati però a morire - sic! - di indigestione). Il risultato? Purtroppo non quello sperato, al massimo science-fiction di maniera e per giunta di livello medio-basso. Da un maestro della Fantascienza – a meno che il titolo non sia stato solo frutto di fortunate circostanze – ci si attende molto di più.



 

 

 

 
 
 
 

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