21:37

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Rudolf Heinz, a dispetto del nome, è polacco, di Katowice, ed è anche il migliore dei profiler a disposizione della polizia nazionale. Quando all’Ufficio Investigativo centrale di Varsavia viene assegnato il caso di due seminaristi uccisi, soffocati con un sacchetto di plastica in testa su cui è stato disegnato un triangolo rosa, diventa impossibile non fare riferimento al più conosciuto profiler criminale polacco e trasferirlo temporaneamente dalla cittadina del sud alla capitale. È così che, controvoglia, Heinz – si scrive come la marca del Ketchup, ribadisce spesso il profiler – si trasferisce a Varsavia ed inizia, alla sua maniera spiccia e poco diplomatica, ad indagare sul caso che scuote l’opinione pubblica. Il seminario che ospitava i due giovani preti uccisi, Rakowiecki e Leski, si trova in un quartiere a nord di Varsavia, non molto distante dal Centro Olimpico a ridosso del quale sono stati rinvenuti i corpi, ed è diretto da un personaggio un poco “fuori di corda”, il padre rettore Majda, coadiuvato da un ancor più enigmatico padre spirituale Jerzy Jurek. Dal cuore di quell’equivoco seminario non tardano a venir fuori, sollecitate dal fiuto e dalla maestria investigativa di Heinz, piste d’indagine che portano il profiler polacco subito a confronto con una realtà complessa e articolata. Si scopre così che i due seminaristi sono stati uccisi in un parco pubblico mentre si recavano o attendevano ad un incontro omosessuale e che il loro assassino è intimamente convinto di essere portatore di un insano senso di giustizia e purificazione: 21:37 non è l’ora dell’omicidio, ma è l’ora della morte di Karol Wojtyła, come anche è l’indicazione biblica di alcuni versetti del Libro di Ezechiele: capitolo 21, verso 37. In quel passo della Bibbia si parla di spade di giustizia, di punizioni, di trionfo della verità. Ma la verità non è mai nelle apparenze, si colloca sempre oltre esse, nelle zone più oscure e recondite, nelle fenditoie nascoste dell’esistenza…

Un thriller di grande qualità, composto secondo meccanismi narrativi che non si esagera a definire “classici” del genere. Un investigatore-eroe dai modi spicci e brutali, pochi e confusi elementi indiziari, alcuni più o meno involontari personaggi nel ruolo di “oppositori” rispetto all’eroe, una grande sagacia ed una indomabile determinazione del detective: con questi ingredienti classici, Czubaj mette in piedi un grande romanzo contemporaneo, eversivo e iconoclasta per quanto serva e basti. Gli ambienti – e non solo quelli fisici, ma anche culturali e mentali – del seminario cattolico vengono passati al setaccio, così come le dinamiche psicologiche degli uomini di chiesa in tutte le loro sfumature che vanno dalla ortodossia intransigente alla più radicale e violenta eresia, passando per le sfumature delle più profonde e umane debolezze, ivi incluse quelle sessuali. E d’altra parte, ad essere lumeggiate con maestria non sono solo le ambientazioni ecclesiastiche, ma c’è tutta una città, Varsavia, che si muove e vive intorno ai fatti narrati esprimendo non solo le coordinate di una città moderna, cosmopolita, dinamicamente simile – troppo simile! – a qualunque altro teatro metropolitano del mondo (da New York a Londra, da Berlino a Roma), ma anche lasciando emergere vizi e abitudini culturali retaggio di un non lontano passato. Raramente un poliziesco riesce anche ad essere una passeggiata – guidata – di antropologia culturale negli ambienti in cui è collocata l’azione: in questo romanzo, tale connubio è perfettamente riuscito.



 

 

 

 
 
 
 

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