28 Barbary Lane

28 Barbary Lane
San Francisco,1984. Numero civico 28 di Barbary Lane. Mary Ann “Babycakes”, agguerrita giornalista alla costante ricerca dello scoop e Brian, marito fatalista incapace di tenersi un lavoro a causa del suo spirito sanguigno abitano proprio lì, e la loro relazione è tormentata dalla mancanza di un figlio che lui desidera ossessivamente, mentre lei ne farebbe volentieri a meno. Nello stesso edificio vive la Signora Madrigal, travestito che coltiva un orticello di marijuana, invita tutti a cena e dispensa consigli materni e spiccioli a chiunque ne abbia bisogno. Sua figlia Mona (lesbica) è scomparsa da Barbary Lane, e non si sa più che fine abbia fatto. Al primo piano c’è Michael “Mouse”, gay dall’animo sensibile che non riesce a rassegnarsi alla perdita del compagno Jon, morto di AIDS. Siamo infatti in pieno periodo post hippy quando il virus comincia a mietere le prime vittime ed un clima di allarmismo e terrore aleggia tra le file degli omo. La visita della Regina Elisabetta e il disertamento di un marinaio (Simon) della nave Britannia sono la scintilla che da il via ad un rocambolesco intrico di incontri, coincidenze, tradimenti, ricongiungimenti e nuovi inaspettati incontri tra San Francisco e l’europea Londra, teatro di altre vicende legate a Barbary Lane ed ai suoi abitanti.
Armistead Maupin si conferma come uno degli scrittori più apprezzati e seguiti dalla comunità gay (e non solo) e mette a segno un altro colpo vincente dopo l’acclamato successo dei suoi Tales of The City, pubblicati a puntate sul San Francisco Chronicle dal 1976, poi diventati libri di una fortunata serie. Peccato che questo 28 Barbary Lane (quarto capitolo) arrivi sugli scaffali italiani con un certo ritardo, parliamo di venti anni abbondanti, ma i temi affrontati sono quanto mai attuali. Stile ironico, frizzante, frivolo, per niente impegnativo eppure talmente piacevole che la lettura scorre via fulminea sotto l’ombrellone di una calda estate. È come se gli stravaganti personaggi di Barbary Lane entrassero nella nostra vita con le loro peculiarità e le loro assurde avventure, tanto che si ha la sensazione di seguirne gli sviluppi dalla porta accanto. Romanzo pop, urbano e vagamente esistenziale perché in fin dei conti ognuno affronta la sua personale solitudine nel tentativo di completare il puzzle della sua storia. Leggero come una gazzosa e a tratti malinconico come una giornata di fine estate, quando le spiagge si svuotano e la pioggia inizia a cadere. Tra l’altro è appena uscito il suo nuovo romanzo “Michael Tolliver Lives”… e quel Michael è proprio il Mouse di Barbary Lane, voce narrante in prima persona, approdato ai suoi cinquant’anni e affetto da HIV. Direi: da non perdere.

 

 

 

 
 
 
 
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