29 secondi

29 secondi

Le regole sono piuttosto semplici. Non restare sola con lui se è evitabile. Non dire nulla che potrebbe considerare un incoraggiamento. Non fare nulla che potrebbe considerare un incoraggiamento. Non prendere il taxi con lui. Non prendere l’ascensore con lui. Fare particolare attenzione in ufficio. Fare ancora più attenzione fuori dall’ufficio. Negli alberghi. Alle conferenze. E soprattutto la regola delle regole. La più importante. Quella alla base di tutto. La prima. Quella da cui dipendono tutte le altre. Non fare mai, mai, mai nulla che possa essere potenzialmente pericoloso a maggior ragione quando ha bevuto. Da sobrio è intollerabile, con l’alcol in corpo è ancora peggio. La minaccia è devastante, rischiosissima. Bene: quella notte non solo ha bevuto. È completamente ubriaco. E Sarah sta per infrangere suo malgrado senza nemmeno sapere perché tutte le regole in un colpo solo…

È nel titolo di quello che fu definito da certi come il più brutto film della storia del cinema, l’opera di Bruno Dumont che prende il nome da una località californiana citata anche in altre pellicole e non solo e connotata pure dal tragico destino della sua protagonista Katja Golubeva, morta con ogni probabilità suicida a nemmeno 45 anni, è un numero dispari, difettivo, primo, primo primoriale, somma di quadrati, parte di terne pitagoriche, intero privo di quadrati, congruente, poligonale centrale, è il numero atomico del rame, è quello dei giorni di febbraio quando l’anno è bisestile, delle lettere degli alfabeti finlandese e norvegese e dei segni fenici, quello dell’unicorno, del liocorno e, nella Smorfia, del padre dei bambini. Tutto questo e molto altro è il 29. Ma è anche il numero esatto di secondi, non uno di più, non uno di meno, meno di mezzo minuto, che deve durare la telefonata che Sarah deve fare, in linea con l’assassino, per citare un film con Colin Farrell. Sarah è una vittima. Sono anni che, come capita a molte persone in questa società arrivista, egoista, cattiva, invidiosa, è molestata in maniera terribile dal suo pessimo capo, che considera lei e tutte le donne come cose. Un giorno Sarah salva una bambina in difficoltà, ma non si aspetta per questo nulla in cambio, lo fa perché è giusto, punto e basta. Questo suo gesto però la mette in contatto con un uomo potente e pericoloso che sente l’obbligo di sdebitarsi facendole un’offerta irripetibile e non negoziabile che è un vero e proprio patto col diavolo: se fornirà entro settantadue ore un nome e farà una telefonata da ventinove secondi sarà libera da tutti i suoi problemi. Che fare? Sembra così facile, e poi non sarebbe vendetta, ma giustizia, ogni colpa prevede una punizione del resto, ma… Dilemma etico, thriller ad altissima tensione e analisi simbolica e insieme concretissima dei meccanismi perversi della società asfittica e inumana sono i temi ben amalgamati in questo romanzo dal ritmo mozzafiato e dalla confezione assai accurata, capace con ogni probabilità di avvincere l’attenzione degli appassionati del genere ma non solo.



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