50/50 killer

50/50 killer
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Durante la cerimonia funebre del suo collega Andrew Dyson, ucciso a coltellate da un feroce serial killer, l'ispettore John Mercer ha un malore e precipita in una depressione così profonda da mettere a rischio persino la sua salute mentale. Due anni dopo Mercer chiede e ottiene di poter tornare al lavoro, e sebbene i medici e la moglie lo implorino di tenere ritmi meno forsennati e di non farsi coinvolgere di nuovo in questo gioco letale, si rimette al lavoro sullo stesso caso. L'assassino di Dyson è ancora a piede libero, e ha appena colpito di nuovo: con una maschera da diavolo sul volto, ha vissuto nella casa della sua vittima per giorni, osservandola, giudicandola. E poi è piombato sul piccolo imprenditore Kevin Simpson, lo ha torturato e ustionato a morte, lasciando soltanto una strana ragnatela di segni dipinti su un muro. Perché stavolta un single, perché un modus operandi apparentemente così diverso? Il serial killer che la polizia inglese ha ribattezzato 50/50 è infatti tristemente celebre perché prende di mira delle coppie, le studia per mesi scoprendone i segreti più reconditi, poi le cattura e le tortura fisicamente e psicologicamente facendo scegliere a loro chi dei due deve morire, per poi passare ore o giorni a convincere chi si è offerto di sacrificarsi per l'altro che il partner non merita tanta generosità. E fornendo le prove di tradimenti, segreti, miserie assortite. La matricola ventottenne Mark Nelson, detective fresco di nomina con una specializzazione in Psicologia comportamentale e un dolore profondo nel cuore per la morte della sua fidanzata in un incidente in mare, chiede di essere assegnato alla squadra di John Mercer. La caccia da parte della Polizia al 50/50 killer si fa sempre più serrata, ma anche lui è caccia. Di vittime...
Impossibile arrivare fino in fondo al magnifico - e assolutamente anticonvenzionale - thriller di Steve Mosby senza farsi domande anche imbarazzanti (per non parlare delle risposte, ancora più imbarazzanti) sulla tenuta del proprio rapporto sentimentale. Come ne uscirebbe dall'attacco di un mostro del genere? Quali segreti cela il nostro partner? Come reagirebbe a conoscere i nostri? La nostra istintiva determinazione a dare la vita per la persona che amiamo è davvero così adamantina e incrollabile come ci piace pensare? Domande che - si percepisce con chiarezza - anche l'autore si pone, a causa di una scioccante esperienza autobiografica (un uomo e una donna stanno per annegare: salvarsi o morire per salvare l'altro?) che nel plot viene trasfigurata, drammatizzata e amplificata fino a diventare una storia d'amore struggente, dolorosa e verosimilissima. Mosby, garbato trentenne e qualcosa al suo terzo romanzo, dimostra un'assoluta padronanza del 'monologo a più voci' che ha reso celebre Stephen King, quel procedere per brevi capitoli narrati in soggettiva da diversi personaggi, ognuno con il suo personalissimo punto di vista sulla stessa realtà, ognuno col suo tassello del mosaico, colla sua tesserina di un puzzle che tiene in serbo molte più sorprese dell'ultimo minuto (e un colpo di scena mozzafiato) di quanto non fosse lecito sospettare all'inizio del romanzo. Se acquistate un thriller all'anno, acquistate questo. Se non acquistate mai thriller, iniziate a farlo da questo.

Leggi l'intervista a Steve Mosby

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