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È primavera. È domenica pomeriggio. E lui si è appena alzato. Di fatto dunque ha sprecato tutta la mattinata: del resto però ha fatto baldoria per l’intera notte precedente. Va a fare un giorno nel luogo dove di solito spaccia, ossia il Parc de la Villette. Stavolta però la situazione non è quella consueta, girovaga portando con sé una bottiglietta d’acqua perché ha la gola secca e gli occhiali da sole a goccia per coprire le palpebre stanche… Il fantasma di Hélène tace aggrappandosi ai pochi minuti che le restano, e immobile aspetta che il fumo bianco si levi nel grande cielo nero e blu che sovrasta Parigi. In lontananza si sentono urla e slogan diffusi dagli altoparlanti sui tettucci delle auto degli attivisti che battono le strade della città, e poi il silenzio che a volte precede il calare della notte… Seduta a gambe incrociate, comoda nei larghi pantaloni di tela, Hardy ha il dono della chiacchiera, si inebria delle sue stesse frasi e sembra disegnare infiniti nastri colorati di parole e di idee…

A qualcuno, con ogni evidenza, stando a quel che capita di sentire in giro, anche semplicemente discettando del più e del meno tanto per far passare qualche ora noiosa, per motivi che però in tutta onestà appaiono insondabili, perché si sa che è impossibile rivivere il passato, e che non c’è alternativa al morire nel momento in cui nascendo si comincia a vivere (ogni cosa ha una naturale fine), piacerebbe tornare indietro nel tempo. Probabilmente perché si ritiene di poter in quel modo porre rimedio agli errori che si ritiene di aver fatto, e ritrovare le forze della giovinezza perduta. S’è detto, però, che non è consentito ripercorrere quella linea in direzione ostinata e contraria. A meno, nell’invenzione della prosa potente e suadente di Tristan Garcia, che scrive un romanzo monumentale intenso, avvolgente, coinvolgente, distopico, caleidoscopico e psichedelico, che procede per immagini, quadri, movimenti come una sinfonia. E parla di memoria, arte e fede mentre si muove su più livelli, chiavi di lettura e d’interpretazione, lirico e filosofico insieme. Parla di ricorrere a una droga, un altrove sintetico di nuova commercializzazione che promette l’impraticabile.



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