7/7/2007

7/7/2007

Sandra Buccellato, giornalista e moglie separata del questore Costa, non perde occasione di gettare fango sull’ex marito anche per vie traverse, con insinuazioni che riguardano il lavoro di tutta la questura, accanendosi in particolare contro il vicequestore Rocco Schiavone, assurto alle cronache per l’omicidio di una donna che ospitava a casa sua ed è stata uccisa. Non era un’amica qualsiasi, ma la compagna di uno dei suoi migliori amici, che aveva cercato rifugio da lui dopo una delle tante liti. Adele è morta nel letto di Schiavone, uccisa da qualcuno che in quel letto credeva di trovarci il legittimo proprietario. Schiavone non ha retto alla tragedia e da quella casa se n’è andato, ma la giornalista con un velenoso articolo distorce la realtà dei fatti accusando tout court gli inquirenti. A seguito di quell’articolo il vicequestore viene convocato da Costa, che alla presenza del giudice Baldi pretende ‒ anche con velate minacce ‒ di sapere perché Enzo Baiocchi, l’uomo che ha sparato, lo voglia morto. Schiavone ha sempre saputo che quel momento sarebbe arrivato, è un bravo poliziotto e ha capito che qualcuno sa, che ogni suo passo ogni suo movimento viene riportato ai vertici e che l’unico modo per capire chi sia è portare tutti in quel passato che ha custodito per anni come una cosa preziosa e dolorosa, che però ora deve essere portata alla luce: quali che siano le conseguenze…

Un Manzini in cui si ride ben poco, questo. Il percorso che ci porta nel passato di Rocco Schiavone ‒ in quell’inferno che ci è stato fatto solo intuire nei romanzi precedenti ‒ com’è ovvio si svolge a Roma: senza l’ausilio tragicomico di Deruta e D’Intino (Stanlio e Ollio in divisa, praticamente) ad alleggerire con le loro stupidaggini la narrazione, Manzini ci catapulta nell’altra vita di Schiavone, nel suo affrontare un caso particolarmente pesante, in cui i morti sono dei ragazzini coinvolti in qualcosa di troppo grosso. La vita in cui al suo fianco c’era Marina, la donna che dopo pochi minuti dal primo sguardo aveva capito sarebbe stata sua moglie. Marina che lo ha lasciato solo perché ha bisogno di riflettere, capire se può sopportare di stare con quell’uomo che ama con tutta se stessa ma di cui ha scoperto qualcosa che non le piace per niente. Anche Rocco riflette, su come riportarla in quella casa e nella sua vita che per lui non ha senso se manca lei, ma contestualmente porta avanti testardamente le indagini, non sempre in modo ortodosso e con l’aiuto dei suoi amici, Seba Furio e Brizio, quelli che stanno dall’altra parte, che hanno preso l’altra strada, quella della piccola media delinquenza ma che condividono con Rocco il principio per cui l’amicizia va oltre qualsiasi altra cosa. Ed è la commistione fra ruolo pubblico e vita privata che porterà alla soluzione poliziesca ma anche alla tragedia che segnerà negli anni a venire la vita di tutti. Un romanzo che apre la porta a nuovi scenari, a nuove storie. Un’immersione in apnea nel dolore e nella rabbia che hanno plasmato il vicequestore che il pubblico letterario e televisivo ha dimostrato di amare tanto.



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