9 giorni

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“Posso andare avanti da solo?”. Ben e sua madre Rachel passeggiano in un bosco appena fuori Bristol, quella domenica pomeriggio. L’istinto dice a Rachel di tenersi ben stretto suo figlio, mentre la logica la spinge a concedergli quel pizzico di indipendenza in più che lo aiuterebbe a crescere più sicuro di sé. E negli ultimi dieci mesi, di insicurezze ne hanno fatto scorta entrambi: John – marito di Rachel e padre di Ben – li ha scioccati abbandonandoli all’improvviso il giorno dopo Natale. Si è innamorato di una sua collega d’ospedale, Katrina, e ha deciso di andare a vivere con lei. Katrina. Giovane, attraente, minuta. Una ladra, ha pensato Rachel in preda alla rabbia, cadendo in una sorta di depressione dalla quale ancora non è riuscita ad uscire: John è ancora il suo chiodo fisso e Ben glielo ricorda ogni giorno, coi suoi capelli biondo cenere e gli occhi azzurri profondi. La spruzzata di lentiggini sul naso invece, quella, l’ha presa da lei. È una di quelle giornate buone, Ben è felice: vuole raggiungere da solo la radura più avanti e giocare con l’altalena come già tante volte avevano fatto. “Okay”, acconsente Rachel. Il bambino schizza via seguito dal suo cane, Skittle, sua madre fatica a stargli dietro e quando arriva alla radura di suo figlio neanche l’ombra. L’altalena dondola in modo sinistro. Intorno, solo silenzio. Ma lui non sta giocando, non si è nascosto per farle uno scherzo: è scomparso, e quando la notizia diventa ufficiale per la donna comincia l’assedio. Poliziotti, giornalisti, parenti, amici. Chi sono i buoni e chi i cattivi dovrebbe essere chiaro, ma ciò che emerge dalle indagini insinuerà strani tarli nella mente di Rachel…

È un esordio col botto quello della britannica Gilly Macmillan, col suo thriller già tradotto in ben quattordici Paesi e una mole incredibile di recensioni positive, alcune delle quali “tatticamente” riportate nelle primissime pagine del libro. Si parla di lettura intelligente, trascinante, che crea dipendenza: tutto più o meno vero, tranne l’affermazione – i veri appassionati del genere dissentiranno con forza – secondo la quale sarebbe impossibile indovinare il finale del libro. È possibilissimo, invece. L’originalità della storia non risiede tanto nel contenuto, quanto in un’arguta costruzione narrativa capace di mantenere sempre al top il livello di tensione: Ben è già tornato a casa quando Rachel e il detective che si è occupato del caso, Jim Clemo, si alternano nel racconto dei fatti intervallati da brevi capitoli in cui Clemo colloquia con una psicologa, cercando di superare il disagio emotivo creatogli dalla vicenda. Il popolo della Rete è onnipresente, ha già emanato il suo inutile verdetto manifestandolo a suon di impietosi post su Facebook e commenti sul blog apposito creato per l’evento (foraggiato tra l’altro da qualcuno al di sopra di ogni sospetto): i social network diventano piazze virtuali in cui lavare i panni sporchi esposti alla pubblica gogna, ma ci si chiede se sia davvero giusto da parte degli utenti arrogarsi il diritto di esprimere sempre e comunque la propria opinione. L’instabile Rachel sembra condividere il suo destino con l’imperturbabile Nick Dune - accusato della sparizione della moglie ne L’amore bugiardo di Gillian Flynn (2013) - dalla cui storia riprende non solo la riflessione sul discutibile operato dei media ma anche quella sull’angosciosa impossibilità di conoscere fino in fondo le persone che ci stanno più vicine.



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